Pagine

giovedì 22 gennaio 2009

Sette anime:
finalmente un Muccino che apprezzo

Continuo a scegliere di andare al cinema senza leggere recensioni (che quasi sempre anticipano la trama!) o chiedere pareri su quel mi attende, senza idee preconcette salvo quelle che posso essermi già fatto di registi e interpreti dalle loro opere precedenti.


Sette anime (meglio il titolo originale Seven Pounds, sette pesi) è il quarto film di Gabriele Muccino che vedo e il primo che mi piace. L'ultimo bacio (2001)... beh, non riesco proprio a ricordarmelo, quindi indubbiamente non mi colpì molto. Ricordati di me (2003) ahimè lo ricordo: se non mi piace l'Italia degli adoranti d'Arcore, veline e SUV, perché mai dovrebbe piacermi una fedele fotografia senza didascalie di siffatta Italia? Non parliamo poi de La ricerca della felicità (2006): se non mi piace la brutta fine che ha fatto il sogno americano, l'edonismo reaganiano, l'etica (protestante) del capitalismo, perché mai dovrebbe piacermi la storia di un povero cristo che sogna di farsi da sé per avere tanti soldi, una bella casa e una Ferrari rossa fiammante? Sarebbe questa la ricetta per ogni famiglia che vuol essere felice??


Concedevo a Muccino solo di distinguersi per buon uso del mezzo cinematografico, gusto nel ritmo del montaggio, nelle inquadrature e nell'infiocchettamento di un bel prodotto. Ma quanto a contenuti e messaggi dati allo spettatore, questi primi tre film per me valgono zero. Dati tali precedenti, non mi aspettavo nulla da Sette anime, proprio "nulla"! E invece stavolta Muccino mi ha convinto, anche se scopro ora che la critica ha stroncato quest'ultimo lavoro (del resto aveva apprezzato quelli che io ritengo insignificanti!).


L'idea su cui si basa il copione di Sette anime non era facile da rendere, si rischiava di scivolare o nell'inverosimile o nel "drammone". Invece tanto di cappello a un film che cammina sul filo senza cadere: la trama si svela un pezzetto alla volta - ci pare quasi di mettere insieme un puzzle - e non ve la svelerò di certo qui. Un perfetto meccanismo che somma indizi, particolari, frasi, scena dopo scena, fino a costruire un finale che porta a capire la storia giusto quando incombono i titoli di coda. La sceneggiatura è priva di un livello di analisi psicologica dei personaggi (un limite di tutte le opere di Muccino?), però un limite che in questo caso mi sembra strategicamente giustificato, onde evitare di rendere il soggetto eccessivamente pesante; è lo stesso spettatore chiamato a sopperire con le sue riflessioni e il suo transfert e il trucco funziona. Un film che contiene tanta tristezza, ma anche l'esempio luminoso di quanto sia possibile fare del bene al nostro prossimo, con un the end decisamente karmico, che nonostante tutto non riesco a non considerare lieto.


ASSOLUTAMENTE DA VEDERE, e - mi raccomando - salvo siate disincantati, cinici e vaccinati alle lacrime, portatevi un pacchetto di clinex: vi serviranno da metà film in poi e soprattutto per il finale! N.B. Penso che pochi film possono essere danneggiati come questo dal conoscerne la trama in anticipo; è un punto fondamentale.





Di Will Smith aggiungo solo che è un grande, capace di destreggiarsi stupendamente in ogni genere: commedia, fantascienza, drammatico ecc.


P.S. Un dubbio: non sarà che questo film mi è piaciuto perché sotto sotto lo interpreto da un punto di vista spirituale che Muccino, in realtà, non ha per niente approfondito?

5 commenti:

  1. ciao, passavo di qua..
    oh, finalmente ho trovato qualcuno concorde con me nel dire che "la ricerca della felicità" è una boiata pazzesca :)

    quanto a "sette anime" non mi è dispiaciuto del tutto, anche se è un film con molti difetti..

    RispondiElimina
  2. Ciao Daniele, sei riuscito a stuzzicarmi, se lo vado a vedere poi ti dico cosa ha fatto su di me, ma volevo chiederti se avevi visto quello del fratello di Muccino "Parlami d'Amore", un saluto a quando leggerai

    RispondiElimina
  3. @Marco

    Con me sfondi una porta aperta!!!
    Capisco (e fino a un certo punto) che La ricerca della felicità possa essere piaciuto agli americani, ma non capisco, anzi un po' mi spaventa, che possa essere piaciuto qui: l'unica Italia che poteva identificarsi in questo film è quella rappresentata in Ricordati di me! Che tristezza...

    Quanto ai difetti di Seven Pounds: penso che i film ne abbiano come le persone, e noi certe persone le amiamo anche con i loro difetti, e a volte le amiamo proprio per i loro difetti. ;o)

    @Stelllare

    Daje co' 'sto settte!!!!!!! ;O)

    @Donnachenina

    No. E francamente un film per il quale il regista non s'è inventato niente di meno scontato e trito come titolo non mi motiva molto a vederlo! :)))

    RispondiElimina
  4. Ciao Daniele, in cose come film, musica, immagini, preferisco non avere nessun approfondimento, per avere quella che si chiama la fortuna del dilettante, voglio ascolatare le mie impressioni aldifuori di quello che si dice e non si dice, di un film, canzone o altro mi sono sempre regolata così,e sono però molto esigente, quindi ti dico che questo film, la cosa più banale che ha è proprio il titolo...ma qui può giocare anche un certo effetto, certo poi non si può dire che il film, sia un capolavoro...non intendevo suggerirti di vderlo, ma piuttosto che se lo avevi visto, mi interessava sentire il tuo parere.
    Un abbraccio e buona giornata

    RispondiElimina

N.B.PER LASCIARE COMMENTI È NECESSARIO REGISTRARSI CON LA PROPRIA GMAIL
22passi è un blog non una rivista on line, pertanto la responsabilità di quanto scritto in post e commenti dovrebbe appartenere solo ai rispettivi autori. In ogni caso (cfr. Sentenza Corte di Cassazione n. 54946 del 27 dicembre 2016), le persone fisiche o giuridiche che si reputassero diffamate da determinati contenuti, possono chiederne la rimozione contattando via email l'amministratore del blog (vd. sezione "Contatti") e indicandone le "coordinate" (per es. link, autore, data e ora della messa on line).