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mercoledì 15 ottobre 2008

Blog Action Day 2008: Povertà...? Provate!

Il tema del BLOG ACTION DAY 2008 è la povertà. Intesa nel senso di condizioni di vita miserevoli, la povertà è un evento che può sempre accadere nelle nostre esistenze. Anzi, costituisce l'altra faccia della ricchezza: nella storia si è sempre verificato - e oggi più che mai - che l'abbondanza in mano a pochi sia la causa e l'effetto della miseria di molti, proprio in virtù di quella rete di interconnessioni (spirituali e materiali) che lega tutti i nostri destini tra loro.
In inglese al pari che in italiano, il termine poverty come il nostro povertà, oltre al significato di mancanza di mezzi materiali (economici e di sussistenza) possiede anche quello di povertà di spirito. Si creano così due estremi paradossali: quello delle persone povere di beni e ricche di spirito e quello delle persone ricche di beni e povere di spirito. Ahimè, le prime sono molto più rare delle seconde, poiché, da che mondo è mondo, ha sempre avuto più possibilità di "illuminarsi" chi è nato agiato piuttosto che privo di mezzi. Prendiamo ad esempio Buddha, era un principe. Gesù, era figlio d'un artigiano. Maometto e Francesco d'Assisi, erano figli di mercanti. Non hanno patito un'infanzia di stenti e se si sono spogliati dei loro beni lo hanno fatto per libera scelta. Per questo suona non dico stonato ma forse un po' "controtempo" (almeno per come è stato riportato dalla stampa), il recente monito di Papa Ratzinger a ricordare che le uniche ricchezze solide sono quelle spirituali. Ok è così, concordo pienamente... e naturalmente il Papa sa altrettanto bene che la "pancia piena" è una condizione che aiuta a comprendere questa Verità più che la "pancia vuota". Si sa che la terra offrirebbe risorse sufficienti a vivere tutti in modo dignitoso:"basterebbe" cambiare modelli e stili di vita (in ecologia, economia, alimentazione ecc.) e soprattutto RIDISTRIBUIRE LE RICCHEZZE. Invece la mia generazione ha visto il solco della disuguaglianza approfondirsi piuttosto che livellarsi. Ha visto crescere la casta degli ultra-ricchi, i moderni feudatari al servizio dell'imperante denaro. Ha visto il ceto medio perdere potere d'acquisto, perdere la casa, ipotecata e poi acquistata da chi è benestante. Ha visto i ricchi diventare sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Ha visto espandersi e modificarsi il concetto stesso di povertà. Un tempo povero era chi moriva di malattia, fame, sete. Oggigiorno nei paesi industrializzati è considerato (e si sente) povero chi non può permettersi la proprietà o almeno il possesso dei beni materiali: casa, automobile, elettrodomestici, dispositivi elettronici, vestiti alla moda ecc. Questo diverso modo d'intendere la povertà materiale, è rimarcato dal continuo e disperato flusso d'emigrazione dal sud al nord del pianeta. Ché un povero , comunque vada, difficilmente in Italia morirà di stenti, a meno che rifiuti di assere aiutato dalla rete di servizi pubblici e del terzo settore (tradizione vuole che nella nostra nazione la lotta alle povertà estreme sia appannaggio del volontariato di matrice cattolica più che della Pubblica Amministrazione), questo almeno fino a che verrà mantenuto lo stato sociale. Intanto nelle nazioni povere, veramente povere nel senso della miseria, morire di stenti può ancora assumere proporzioni di calamità biblica: il confronto con la "povertà consumistica" che noi occidentali temiamo non ci fa onore. Già, in questi tempi le famiglie occidentali sono preoccupate di potere impoverirsi. La bolla speculativa dei mercati finanziari, cresciuta fino all'inverosimile negli ultimi anni, alla fine è scoppiata come tante volte era stato paventato: dagli USA, epicentro della spensierata belle epoque economica di questo inizio XXI secolo, la deflagrazione s'è propagata come uno tsunami in tutte le borse e mercati del pianeta. Una reazione a catena che in questo momento i decision-makers politico-economici cercano di contenere entro gli argini, facendo tracimare in modo controllato l'inondazione, nella speranza che la diga complessivamente regga. Prese tra i due fuochi della falce dei mutui (e del prestito al consumo) e della decurtazione delle fonti di reddito, le famiglie rischiano (quando non è già successo) di perdere le proprie case, i propri beni, i loro sempre più eventuali e residui risparmi, in due parole il tenere di vita a cui erano abituate. Ora a essere onesti, bisogna riconoscere che tale tenore di vita è stato una conseguenza proprio della disuguaglianza nel mondo: è da un paio di secoli che l'occidente ha accumulato ricchezze a spese di altri paesi. Sì lo ammetto, sono sempre stato un idealista. Sogno un mondo in cui ognuno abbia garantite uguali opportunità: di istruirsi, di scegliere e trovare un lavoro, di possedere una casa e poter mettere su famiglia, di ricevere uno stipendio sufficiente a vivere senza preoccupazioni materiali, di essere libero di professare una fede, e libero di protestare, e libero di essere libero. Sogno un mondo in cui avvenga la globalizzazione della solidarietà. Un mondo in cui i mezzo di produzione non appartengano ad una ristretta cerchia di persone bensì alla collettività. Sì, sogno un socialismo democratico, un'aspirazione che ritengo tutt'altro che utopica od eretica. Lo ribadisco, un socialismo in senso democratico e repubblicano, non nel senso di uno statalismo pervasivo (che ultimamente non dispiace manco alla destra!); per quanto reputi conquiste irrinunciabili il welfare state, l'istruzione e l'assistenza sanitaria per tutti. Perché francamente non credo esistano altri valori, oltre a quelli di matrice religiosa e socialista (valori spirituali o laici che ormai possono e debbono coesistere), in grado di lottare contro la povertà nel mondo e lasciare all'uomo, emancipato dall'ansia per la sua stessa sopravvivenza, la libertà di cercare e accumulare le ricchezze dello spirito. Le uniche che producano interessi che rendono per sempre, al di là della nostra vita. Perché come non ho alcun dubbio che esista un Aldilà, credo che sia necessario impegnarsi per portare la giustizia e l'uguaglianza anche in Terra.
P.S. anagrammando le lettere di P O V E R T Á si ottiene l'imperativo di seconda persona plurale del verbo provare: P R O V A T E. Un buffo tiro della sorte che mi suggerisce di dire alle persone ricche di tutto il mondo:
Povertà...? Provate!
E poi ne riparliamo...

5 commenti:

  1. Ciao Daniele,
    affinchè non pensi che questo post non mi interessa, mi limito a dire che è un argomento che mi fa talmente male...che faccio fatica anche ad espreimerci sopra qualcosa, e non saprei nemmeno da dove cominciare....
    Un saluto
    DONNACHENINA

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  2. Premettendo che anagrammando certe parole si scopre tanto...(quest ultimo anagramma,poi, è fantastico).
    Questo argomento è così triste :( e si prova solo rabbia pensando a quanta gentaglia naviga nell'oro mentre persone rispettabili -come la maggior parte della popolazione italiana (e non)- si ritrovano ogni mese sulla soglia della povertà... E' vero,noi non siamo "poveri"(la povertà autentica è ben altra,purtroppo), però...se solo certa gente si mettesse una mano sul cuore, e provasse a pensare "ehi!ogni mese intasco migliaia di euro...porca miseria!eppure la metà del mio stipendio basterebbe a sfamare una famiglia di 4 persone..." e così via...insomma,sicuramente vivremo non dico felici,ma con un briciolo di serenità. Così potremo coricarci al letto senza vivere nella paura di poter, un giorno, rischiare di ritrovarci su una strada a mendicare. (perchè è questa la paura, è questo il vero incubo di ogni santo giorno...)

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  3. Care amiche, questo argomento fa male a tutti... o meglio non a tutti: qui sta il problema! E non ho risposte al riguardo, ma infinite domande.

    Spero che mia figlia e tutte le nuove generazioni, imparando dai nostri errori, sappiano trovarne qualcuna.

    A dirla tutta non è vero che oggi le cose vadano così male, qualche risposta la stiamo trovando (più a livello di base che di vertice, probabilmente) e si scorgono anche tanti segnali positivi. Ed è di questi che mi piace molto parlare su questo blog, però non si può nemmeno tacere del tutto sul resto.

    Buona giornata.

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