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domenica 24 maggio 2009

Berlusconi ha imparato da Pasolini?

«Chi è malato di invidia personale e di odio politico vota per la sinistra.»

(Silvio Berlusconi)


L'ultima esternazione del nostro Presidente del Consiglio suona francamente sciocca e figlia di uno smisurato narcisismo. Ho sempre votato a sinistra, ma non riuscirei a invidiare Silvio Berlusconi nemmeno se volessi, nemmeno se da ciò dipendesse la mia stessa vita, perché egli non incarna nessuno dei valori in cui credo: rappresenta solo un tristissimo monumento al potere del denaro sulle persone. Ritengo che nessuno meglio di lui abbia seminato odio politico in Italia, scientemente, e che di ciò sia moralmente responsabile, di fronte a noi e alle generazioni future. Come è possibile che molti trovino ragionevole e normale che l'uomo più ricco d'Italia ne sia pure capo di governo? Perché altri, come me, lo ritengono al contrario aberrante è pericoloso? Forse Berlusconi non può "ipnotizzarmi" né affascinarmi né circuirmi - come ha fatto e fa con la sua base elettorale - semplicemente perché non guardo quasi mai la TV, e quelle rare volte è solo per capire a che punto siamo arrivati. Il Corriere della Sera pubblicò nel 1973 l'articolo di Pierpaolo Pasolini che segue, oggi ancora più attuale di allora. È verosimile che Silvio Berlusconi, allora rampante imprenditore 37enne, lo abbia letto facendone sin da quei giorni una feconda fonte d'ispirazione. Povero Pasolini... che amaro scherzo della sorte sarebbe! 


Nessun centralismo fascista è riuscito a fare ciò che ha fatto il centralismo della civiltà dei consumi. Il fascismo proponeva un modello, reazionario e monumentale, che però restava lettera morta. Le varie culture particolari (contadine, sottoproletarie, operaie) continuavano imperturbabili a uniformarsi ai loro antichi modelli: la repressione si limitava ad ottenere la loro adesione a parole. Oggi, al contrario, l’adesione ai modelli imposti dal Centro, è tale e incondizionata. I modelli culturali reali sono rinnegati.
L’abiura è compiuta. Si può dunque affermare che la “tolleranza” della ideologia edonistica voluta dal nuovo potere, è la peggiore delle repressioni della storia umana. Come si è potuta esercitare tale repressione? Attraverso due rivoluzioni, interne all’organizzazione borghese: la rivoluzione delle infrastrutture e la rivoluzione del sistema d’informazioni. Le strade, la motorizzazione ecc. hanno oramai strettamente unito la periferia al Centro, abolendo ogni distanza materiale. Ma la rivoluzione del sistema d’informazioni è stata ancora più radicale e decisiva. Per mezzo della televisione, il Centro ha assimilato a sé l’intero paese che era così storicamente differenziato e ricco di culture originali. Ha cominciato un’opera di omologazione distruttrice di ogni autenticità e concretezza. Ha imposto cioè - come dicevo - i suoi modelli: che sono i modelli voluti dalla nuova industrializzazione, la quale non si accontenta più di un “uomo che consuma”, ma pretende che non siano concepibili altre ideologie che quella del consumo. Un edonismo neo-laico, ciecamente dimentico di ogni valore umanistico e ciecamente estraneo alle scienze umane. L’antecedente ideologia voluta e imposta dal potere era, come si sa, la religione: e il cattolicesimo, infatti, era formalmente l’unico fenomeno culturale che “omologava” gli italiani. Ora esso è diventato concorrente di quel nuovo fenomeno culturale “omologatore” che è l’edonismo di massa: e, come concorrente, il nuovo potere già da qualche anno ha cominciato a liquidarlo. Non c’è infatti niente di religioso nel modello del Giovane Uomo e della Giovane Donna proposti e imposti dalla televisione. Essi sono due persone che avvalorano la vita solo attraverso i suoi Beni di consumo (e, s’intende, vanno ancora a messa la domenica: in macchina). Gli italiani hanno accettato con entusiasmo questo nuovo modello che la televisione impone loro secondo le norme della Produzione creatrice di benessere (o, meglio, di salvezza dalla miseria). Lo hanno accettato: ma sono davvero in grado di realizzarlo?
No. O lo realizzano materialmente solo in parte, diventandone la caricatura, o non riescono a realizzarlo che in misura così minima da diventarne vittime. Frustrazione o addirittura ansia nevrotica sono ormai stati d’animo collettivi. Per esempio, i sottoproletari, fino a pochi anni fa, rispettavano la cultura e non si vergognavano della propria ignoranza. Anzi, erano fieri del proprio modello popolare di analfabeti in possesso però del mistero della realtà. Guardavano con un certo disprezzo spavaldo i “figli di papà”, i piccoli borghesi, da cui si dissociavano, anche quando erano costretti a servirli. Adesso, al contrario, essi cominciano a vergognarsi della propria ignoranza: hanno abiurato dal proprio modello culturale (i giovanissimi non lo ricordano neanche più, l’hanno completamente perduto), e il nuovo modello che cercano di imitare non prevede l’analfabetismo e la rozzezza. I ragazzi sottoproletari - umiliati - cancellano nella loro carta d’identità il termine del loro mestiere, per sostituirlo con la qualifica di “studente”. Naturalmente, da quando hanno cominciato a vergognarsi della loro ignoranza, hanno cominciato anche a disprezzare la cultura (caratteristica piccolo borghese, che essi hanno subito acquisito per mimesi). Nel tempo stesso, il ragazzo piccolo borghese, nell’adeguarsi al modello “televisivo” - che, essendo la sua stessa classe a creare e a volere, gli è sostanzialmente naturale - diviene stranamente rozzo e infelice. Se i sottoproletari si sono imborghesiti, i borghesi si sono sottoproletarizzati. La cultura che essi producono, essendo di carattere tecnologico e strettamente pragmatico, impedisce al vecchio “uomo” che è ancora in loro di svilupparsi. Da ciò deriva in essi una specie di rattrappimento delle facoltà intellettuali e morali. La responsabilità della televisione, in tutto questo, è enorme. Non certo in quanto "mezzo tecnico", ma in quanto strumento del potere e potere essa stessa. Essa non è soltanto un luogo attraverso cui passano i messaggi, ma è un centro elaboratore di messaggi. È il luogo dove si concreta una mentalità che altrimenti non si saprebbe dove collocare. È attraverso lo spirito della televisione che si manifesta in concreto lo spirito del nuovo potere. Non c’è dubbio (lo si vede dai risultati) che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo. Il giornale fascista e le scritte sui cascinali di slogans mussoliniani fanno ridere: come (con dolore) l’aratro rispetto a un trattore. Il fascismo, voglio ripeterlo, non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l’anima del popolo italiano: il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e di informazione (specie, appunto, la televisione), non solo l’ha scalfita, ma l’ha lacerata, violata, bruttata per sempre.


Pier Paolo Pasolini

6 commenti:

  1. Un'analisi centratissima, che ha decisamente precorso i tempi.
    Grande Pasolini, le sue parole ci aiutano.

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  2. Buongiorno Pia, già, ci sono rimasto di sasso leggendole... Pasolini vedeva molto lontano, visualizzava i frutti dei virgulti che spuntavano allora.

    Però sono abbastanza scoraggiato. Gli insegnanti delle scuole sanno molto bene che, se si organizzano "corsi per genitori", in generale gli unici ad andarci sono quelli che non ne hanno bisogno, mentre gli altri restano a casa.

    Così le analisi come quella di Pasolini sono illuminanti, ma per noi che non ne avremmo bisogno, mentre a chi servirebbe davvero capirle entrano da un orecchio ed escono dall'altro.

    Speriamo che cambi.
    Un abbraccio e buona domenica.

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  3. Ciao Daniele, quanto tempo che non ti commento!!
    Mi fermo qui, perchè fra i post a cui ho dato una occhiata è quello che mi ispira di più...ed è un argomento su cui molte volte ho discusso con varie persone e che mi ha costretto ad una osservazione della realtà in modo approfondito e ad una accurata riflessione...e ti dico che in persone che conosco molto ben da vicino i motivi che portano all'ammirazione del personaggio che sappiamo è una cosa molto più profonda e aimè doloroso ammetterlo...che è purtroppo la natura di molte persone che per altri versi sono delle ottime persone...quindi in cosa si può sperare...non che non ci sia Berlusconi...ma che non ci sia un Berlusconi di turno...perchè lui o un'altro che allo stesso modo rappresenta questa parte che c'è in una stragrande maggioranza delle persone poco cambia.
    Conosco ottime persone che però non si fanno grossi problemi se sanno che qualcuno ha fatto soldi in maniera un po' non proprio ortodossa...lo farebbero pure loro e subito e allora a queste persone che gli vuoi raccontare per convincerle di altro!!
    Caro Daniele è amaro fare certe constatazioni...ma se abbiamo un Berlusconi che ci governa è perchè un elevato numero di persone la pensa come lui.
    Se non ti sento ancora ti auguro già di passare un buon fine settimana con relativo lungo ponte, a te con la tua Ari
    Un bacio
    Franca

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  4. Eh sì Franca, era un po' che non passavi. Che dirti, sono d'accordo: Berlusconi materializza un certo volto dell'Italia. Vedi, al liceo i miei amici mi davano dell'idealista... e mi sento tutt'ora tale: un idealista non può identificarsi nella linea di pensiero Berlusconiana. Mi spiego. Checché lui ne dica, nessuno più di lui in questa fase storica, rappresenta un voto ideologico in Italia. Quando gli ideali non trovano più terreno fertile per crescere e trovano piuttosto un "vuoto" da riempire, degenerano in ideologie. La sinistra stessa era da tempo degenerata in ideologia.
    Berlusconi un po' come la falce saturnina o l'arcano senza nome (La Morte), ha fatto piazza pulita di tutte le fronde morte. Però a sua volta non ha proposto ideali ma vuote ideologie, di quelle capaci di far presa in una società malata, confusa, smarrita.

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  5. L'analisi di Pasolini è del 1973. E' un'analisi veritiera e reazionaria allora ma è ormai datata. Non credo che Pasolini ci abbia visto lungo. Siamo noi che dobbiamo cercare di vedere oltre Pasolini. Il centro commerciale, la televisione (per Pasolini addirittura 'la macchina'!!!) sono l'origine di tutti i mali. Il dibattito per fortuna è andato avanti. Adesso le posizioni 'umanistiche' riconoscono che la televisione ha dato un linguaggio e dei mezzi per ottenere richezza a un popolo (pittoresco quanto vuoi) ma in generale abbrutito e nella miseria. I centri commerciali fanno vivere l'illusione democratica che tutti possiamo essere felici per quello che ci basta anche solo facendo una passeggiata in mezzo ai consumi. Ognuno al suo livello. Non è poco. Vi ricordo che ai tempi in cui era ricco chi vendeva turaccioli, questi si faceva il fine settimana a Forte dei Marmi in idrovolante e gli altri restavano a casa. Oggi ci lamentiamo delle code in autostrada al rientro dal fine settimana popolare che affolla gli autogrill (i 'non luoghi'). Stiamo meglio o stiamo peggio? Sicuramente ci sarebbe più bisogno di cultura ma per quanto riguarda la libertà io credo che abbiamo veramente dato il massimo...
    Franco Santoro

    PS
    Sono arrivato su questo sito attraverso Liquida. Non sono abituale frequentatore e non credo che lo sarò dunque mi sia concesso di essere anonimo per ragioni di tipo pratico! Ho comunque firmato il mio intervento. Con il quale non ambisco a scatenare alcuna polemica e dibattito. Dunque non ci saranno repliche da parte mia. Saluti!

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  6. Ciao Franco, non per invogliarti alla replica (non penso avrai nemmeno modo di leggere queste mie parole) ma solo per chiarire meglio il mio punto di vista: certamente i centri commerciali e le TV, nuove piazze e focolari della società del "benessere", non sono origine di tutti i mali, li considero semmai meri sintomi di un malessere diffuso e, in generale, negato o meglio coperto dalla soddisfazione immediata di beni materiali.
    Non sono di quelli che dicono che si stava meglio quando si stava peggio, ma di certo non credo alla favola del progresso continuo e lineare: la modernità ha portato progressi in certi ambiti e regressi in altri.
    Hai presente l'ultima canzone di Battiato? Se privilegiamo una visione del mondo "orizzontale" sei totalmente nella ragione, se privilegiamo una visione "verticale", allora la società occidentale appare ubriaca di benessere, al punto di avere completamente smarrito il senso del nostro stare qui. Sicuramente il prezzo che stiamo pagando per il "benessere" è alto, troppo alto.
    Grazie della visita.

    P.S. Se sono in mezzo al traffico non me ne lamento (a cosa serve?) e tutte le volte che posso giro in Vespa! ;-)

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