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giovedì 1 novembre 2007

I mille volti dell'India tra miseria e speranza

Ma che bella giornata di sole!!! Sono appena rientrato da una ritemprante passeggiata nel bosco (pure in dolce compagna): ci voleva proprio un'immersione tra i colori dell'autunno e il pulsare di farfalle, mosche, grilli, ali e cinguettii in quest'ultimo sprazzo di tepore prima che si riaffaccino le avvisaglie dell'inverno.
Visto che ultimamente parlo parecchio di India, prendo da www.repubblica.it di un paio di giorni fa le recensioni su quattro nuovi libri sull'India scritte da Dario Olivero.

POLITICA
Non ci sono soltanto reportage, cifre, dati e analisi economiche e sociali sul grande gigante indiano nel nuovo libro di Federico Rampini, La speranza indiana (Mondadori, 15 euro). Ovviamente ci sono e raccontano - dai nuovi tycoon alla mafia di Bollywood, dal sistema castale al fascino spirituale che l'India ha sempre esercitato - la dinamicità e il chiaroscuro di quella parte di Oriente meno sotto i riflettori della Cina. Ma ci sono anche categorie più generali che forse servono a capire meglio il nostro Occidente che sembra aver perso fiato e vigore critico verso il mondo. Facile era dire mezzo secolo fa che l'India era condannata a breve all'eutanasia economica, democratica e sociale. Così facile che ci cascarono tutti, dagli inglesi da poco sloggiati a Pasolini che Rampini cita all'inizio per poi ribaltarne la prospettiva. E trarre le seguenti conclusioni. Esiste un Paese che ha conosciuto uno sviluppo economico simile a quello indiano e che contemporaneamente si è mantenuto entro il recinto democratico? Né Europa né Stati Uniti ci sono riusciti durante la prima rivoluzione industriale per non parlare, sottolinea Rampini, dell'odierno neocapitalismo russo o cinese. Esiste un paese che si trova al centro di questioni universali prioritarie come il problema alimentare e che può mettere alla prova il sistema democratico e vedere se sia in grado di sconfiggere una fame endemica? Quale altro paese è un laboratorio così vasto per sperimentare le tensioni dei nazionalismi e dei fanatismi religiosi oppure scioglierli in un modello di tolleranza? Conflitti, tensioni, contraddizioni, preoccupazioni ecologiche e diseguaglianze: tutto vero. Ma anche dinamismo, ottimismo, consapevolezza. Tutte cose che l'Occidente ha smarrito, troppo chiuso nella paura di perdere tutto ciò che ha, intimorito da un avversario giovane (ma in realtà millenario) che rischia di cancellare la visione paternalistica di chi sta a Ovest di un Est ormai vastissimo. Forse noi siamo diventati i pessimisti, noi siamo rassegnati, noi siamo quelli che Pasolini riferendosi agli indiani chiamava i senza speranza.

FILOSOFIA
C'è la passione e c'è la rinuncia: il Kamasutra e l'arahat buddista del Piccolo veicolo. C'è il fondo oscuro e imperscrutabile dell'energia sessuale umana e c'è il distacco della ragione: il tantrismo e il samkhya. C'è il più antico Inno alla creazione del mondo contenuto nei Veda, un'esplosione di energia universale. E c'è chi, come Gautama Siddharta, ha dedicato vita e pensiero a liberarsi da questo mondo. C'è chi è pronto a dibattere fino alla fine dei tempi sull'esistenza dell'atman, la cosa più simile all'anima occidentale, e chi si dichiara ateo totale. Eppure tutti più o meno sono d'accordo sul ciclo delle nascite e sulle cause del nostro vagare da una vita all'altra fino alla fine del nostro tempo. Meraviglioso paese l'India per i filosofi. Terra di grandi speculazioni e di soluzioni molto pratiche, di sconfinate acrobazie verso l'infinito e di maniacali catalogazioni del finito, di psicologie nascoste nei miti, sistemi logici e meditazioni che si innestano gli uni sugli altri. Ma come si conciliano queste contraddizioni e soprattutto la più vistosa, quella tra passioni e ascesi? La grande tradizione italiana dello studio della filosofia indiana da Tucci a Vecchiotti a Gnoli a Filippani Ronconi, è fortunatamente ancora viva. Come dimostra questa raccolta di saggi dal titolo Passioni d'Oriente a cura di Giuliano Boccali e Raffaele Torella (Einaudi, 18,50 euro).

PSICOLOGIA
Sudhir Kakar, considerato uno dei padri della psicanalisi indiana, ha legato il suo nome anche al romanzo Mira e il Mahatma, la storia di Madeleine Slade, figlia di un ammiraglio britannico che divenne l'allieva prediletta di Gandhi. Ora ha scritto Indiani, ritratto di un popolo (tr. it M. T. Gabriele, Neri Pozza, 16 euro). E' una specie di analisi della psiche collettiva indiana attraverso le sue dinamiche sentimentali e sociali e trasversale alle caste e ai legami familiari. La storia filosofica e religiosa di matrice hindu viene calata nelle questioni fondamentali come matrimonio, sesso, vita, morte, cibo, abitudini quotidiane. Una delle conclusioni che si possono trarre è che se esiste questo grande serbatoio collettivo nonostante l'infinita varietà multiculturale, multietnica e multireligosa indiana, questo è in grado di decidere più del singolo sulle scelte di vita. Se esiste è con esso che occorre fare i conti quando si affronta il rapporto tra modello indiano e influenze occidentali o tra induismo moderato e flessibile o induismo nazionalista che quel serbatoio salvaguarda e difende da ogni cambiamento.

RITRATTI
Un viaggio fotografico in cento istantanee per vestire di immagini quello che a parole è sempre difficile. In particolare quando si cerca di rispondere alla domanda: come sta cambiando l'India? Come sta reagendo a quanto gli stessi indiani stanno facendo al loro paese? E allora ecco decine di foto (un esempio correda queste righe) che raccontano la sopravvivenza della vecchia India con la nuova, degli slum e di Bollywood, del traffico da grande metropoli e dei lenti riti del fiume sacro, dei cellulari e dei bus scassati, delle ragazze al pub e dei veli islamici. Si intitola L'India in 100 immagini di Francesca Marino (Laterza, 24 euro).

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