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giovedì 12 aprile 2018

Femminicidio: perché nessuno ferma la morte




Post di Franco Sarbia

Ieri un’altra donna è stata massacrata da un vigliacco. 20 donne uccise dall’inizio dell’anno: in media una ogni 60 ore. Per capire perché nessuno ferma la morte riporto, da un paese di provincia, una storia di ordinaria violenza contro le donne.

In una casa di campagna abita un ragazzo solo. Da giorni  il suo cane abbaia in continuazione anche di notte e l’auto che egli parcheggiava nel cortile non c’è più. Il cortile appartiene a una cascina contigua dove vivono una signora, il suo compagno e altre due donne. Una mattina i vicini, preoccupati per la sorte del ragazzo e del cane fanno avvertire suo padre, che da lì a poco arriva con due carabinieri. Chiamano il ragazzo, ma non dà segni di vita. Allora il padre autorizza i militari a rompere un vetro per entrare in casa. Il figlio esce come una furia e tenta di aggredire il padre. I carabinieri lo immobilizzano. Poi lo lasciano rientrare in casa e se ne vanno.

Il ragazzo aspetta che sia uscita l’auto dell’unico uomo della famiglia dei vicini e bussa violentemente alla loro porta, urlando. La donna, spaventata gli apre. Lui la insulta, l’accusa di avergli mandato i carabinieri. Le grida che è per colpa sua se gli hanno spaccato il vetro. La minaccia. Se la prende anche con la ragazza che stava lavorando al computer. Poi solleva da un trespolo il grande vaso di una pianta grassa e lo scaglia contro la vetrata della loro veranda. Il vaso si rompe e sparge a terra pianta, cocci e terriccio. Il vetro resiste. La donna gli dice di non aver chiamato lei i carabinieri e lo invita a uscire. Il ragazzo esce, scaglia due grossi massi morenici contro l’auto della donna e sfonda il parabrezza. 

Quando l’uomo rientra lo cerca. Il ragazzo s’affaccia immediatamente dal suo balcone brandendo una bottiglia e lo minaccia: «Vogliamo giocare da qui?». Poi rincasa con un gesto osceno. A questo punto la donna e il suo compagno chiedono l’intervento dei carabinieri. Quelli rispondono che i danneggiamenti non sono un reato punibile con l’arresto e li invitano a fare denuncia in caserma. Poiché i coniugi insistono che vengano almeno a constatare i danni rispondono: «se proprio lo volete, vi mando una macchina». Dopo mezz’ora arrivano altri due gendarmi da un paese vicino. Fotografano tutto e se ne vanno.

Nel primo pomeriggio l’uomo è in giardino. Il ragazzo esce alterato e gli urla: «non si può far tacere il campanello?» L’uomo ora ode uno squillo continuo ma vede che nessuno sta premendo il pulsante e lo avverte che probabilmente il campanello è guasto. Il ragazzo entra in casa armeggia con la suoneria e dopo qualche secondo riesce a spegnerla. Subito dopo esce in giardino con un coltellaccio da cucina. L’uomo gli parla come ci si rivolgerebbe a un figlio: «ma che fai, vieni con il coltello? Perché?». Arrivato alla cancellata che li separa, il ragazzo salta sul muretto di confine, ghermisce l’uomo dall’alto per il colletto, ma egli si sottrae e il ragazzo desiste. Prima di andarsene agita in alto il coltello e minaccia: «Io te lo pianto in mezzo agli occhi questo!». Dal suo comportamento si capisce che al ragazzo piace aggredire le donne indifese ma è terrorizzato dalle reazioni degli uomini e per vigliaccheria li affronta solo armato e a tradimento.

La coppia va alla caserma dei carabinieri ed espone i fatti a un brigadiere. Questo li informa che al ragazzo è vietato avvicinare la madre perché l'aveva picchiata brutalmente più volte. Nessuno li aveva avvertiti prima della sua pericolosità. «Comunque noi non possiamo occuparcene se non lo denunciate», precisa lui. «Ma che accade dopo averlo denunciato?», chiedono. «Succede che noi inoltriamo la denuncia al magistrato, il quale lo avviserà perché si possa difendere», risponde. Loro replicano «Ma se quello riceve un avviso, per tentato accoltellamento e aggressione a due donne, attraversa il cortile e stermina tutta la famiglia. Noi non vogliamo fare del male a lui, ma nemmeno subirne. Chiediamo protezione». «Noi non possiamo fare nulla», conclude il brigadiere.

Allora i coniugi indirizzano una lettera confidenziale al direttore del centro di salute mentale, e gli descrivono la situazione. Si rivolgono a lui perché ritengono che il comportamento del ragazzo testimoni di uno stato di malessere e paura, di sé stesso innanzitutto. E i suoi passaggi all’atto siano da ritenersi una richiesta d’aiuto in questi termini: «fermatemi prima che compia gesti irreparabili». Il medico risponde dopo due giorni, osservando che dal racconto emergono comportamenti di natura criminosa non di sua pertinenza. I coniugi obiettano che gli atti criminosi sono messi in atto da un paziente già sottoposto a Trattamento Sanitario Obbligatorio. L’aggressività recidiva del ragazzo verso le donne è esasperata dallo stato d’incuria e solitudine in cui vive da molti mesi: sommerso dai rifiuti e alimentato con cibo lasciato fuori dal cancello come a una belva feroce. Il problema è sociale – dicono – trascende la loro contingente richiesta di sicurezza: comprende responsabilità pubbliche e private di abbandono d’incapace, che non spetta loro denunciare.

Il direttore questa volta risponde segnalando l’invio per conoscenza della lettera al suo avvocato. In modo perentorio dichiara di non essere autorizzato a discutere aspetti sanitari con loro e che i problemi sociali non sono di competenza del suo servizio ma dell’autorità di pubblica sicurezza, alla quale devono rivolgere la denuncia. Lo scaricabarile si conclude ribaltando sulle vittime di violenza la responsabilità di ogni iniziativa, e abbandonandole ai loro carnefici. Questa esperienza testimonia che nessuno protegge le donne aggredite. Quando infine sono costrette a denunciare le brutalità degli uomini, magari per farsi curare le ferite in ospedale, continuano a rimanere sole e per difendersi devono esporsi ancor di più alla violenza, mettendo a rischio la loro vita. 

I problemi mentali del ragazzo non devono far ritenere che ci si trovi di fronte a una eccezione. Anzi, in questo caso potrebbero esserci strumenti di prevenzione sanitaria non disponibili per i “normali” atti di violenza sulle donne. Non viene dai pazzi il principale rischio di femminicidio. Gli assassini capaci d'intendere e di volere sono assai più numerosi dei folli e detengono il monopolio quasi assoluto degli stermini di massa. La pazzia è come il vino: rivela di ognuno la verità profonda, di un buono l'amore, di uno stronzo l'odio e la vigliaccheria di cui sono impastati tutti gli uomini che ammazzano le donne.

Nell'immagine: Dettagli della colluttazione tra Plutone e Proserpina, particolare dal ratto di Proserpina (1621-1622) di Gian Lorenzo Bernini. Roma, Galleria Borghese 

82 : commenti:

sono solo un misero test ha detto...

@Franco

interessante e, soprattutto, nevralgico indicatore di questi nostri tempi.

A parte che affrontare l'argomento in club di soli maschietti (almeno tali sono quelli che partecipano attivamente) mi pare urticante nei confronti delle femminucce. Non tocca a noi l'iniziativa: noi maschietti abbiamo l'obbligo dell'ascolto, di fare un passo indietro, e soprattutto abbiamo l'obbligo di un profondo esame di coscienza. E quando ci accorgiamo che questo non è sufficiente, perchè il problema arriva dall'inconscio (chiamatelo come vi pare quella cosa che governa le vostre nevrosi), abbiamo l'obbligo di andare ancora più giù a ritrovare i nodi che ci spingono a certi comportamenti inaccettabili. Questo lo dobbiamo fare tutti. Insieme. Scopriremo che, noi maschietti, dobbiamo fare molti passi importanti. E scopriremo che qualche passo, in questo valzer (come lo chiama la Norwood), in numero decisamente minore e decisamente meno rilevanti dal punto di vista sociale/penale, lo devono fare anche le ragazze se vogliono l'empowerment a cui hanno assolutamente diritto. Ma sono loro che devono prenderselo. Senno' che empowerment è se glielo regalano graziosamente i maschietti come fosse un mazzolino di mimosa?

Ti faccio sommessamente notare che la posizione di certa sinistra sull'argomento (e torniamo sempre li') è quella di Repubblica-DeBenedetti, e ha un maledetto odore di shock-economy (Naomi Klein, Loretta Napoleoni, a proposito di empowerment). Insistere a martello sulla retorica della difesa dei deboli, dietro la quale si nascondono troppo spesso i Buzzi e i Carminati (e i Renzi/Soros/...), è un giochino che ha funzionato, ma che in qualche ambiente inizia a mostrare qualche crepa.

Fascisti? Razzisti? Retrogradi? Violenti? Questo lo spauracchio per riprendere l'egemonia culturale sulle nostre coscienze, sulle nostre anime. La chiesa cattolica ci ha creato un impero su questo giochino.

Guarda il bambino con il tracoma. Dona 9 euro. Ora. Grazie.
Guarda il bambino affetto da una malattia rara. Dona 9 euro alla ricerca xyz. Ora. Grazie.
Guarda i migranti che muoiono in mare. Dona 9 euro per il loro salvataggio. Ora. Grazie.
Guarda le donne vittime di violenza. Dona 9 euro per la loro difesa. Ora. Grazie.

Questi spot sono fatti con lo stampino. E mai nessuno a sinistra che dica qualcosa di sinistra: basta ragazzi, dobbiamo tassarci del 10%/15%/25%/50% (progressivo!) per finanziare UNA ricerca, UN progetto di empowerment per le donne (che preveda la terapia di gruppo per tutti i maschi italiani!), UN progetto per la gestione di una migrazione epocale. Ma perchè devo finanziare 10 CDA per risolvere un problema solo? Ma perchè devo contribuire a creare un sistema di clientele e consorterie? Perchè devo pagare esattamente come chi guadagna 100 volte più di me? Domande fasciste? O domande fatte da chi, dopo avere visto il sistema all'opera sui fondi sociali europei destinati alla formazione professionale, non ci sta più a farsi prendere in giro? Perchè è questo il punto, non sono i soldi: è che ci prendono per i fondelli e se obiettiamo siamo fascisti. Ma vaff...

Sono certo che tutti quanti qui dentro doniamo, oltre il 5‰, almeno un centinaio di euro all'anno a qualche associazione, e non smetteremo perchè qualcuno ci prende per fondelli: le persone coinvolte in prima linea sono sante, anche se anche i santi dovrebbero fare i conti con le proprie nevrosi e scoprire cose interessanti, oltre che sono usate come utilissimi idioti.

E' comunque troppo poco. Ma lasciare che i deboli siano protetti dai forti dai quali devono dipendere per la propria sicurezza, anzichè costruire insieme la loro dignità, la loro forza, che li porti a confrontarsi coi forti da pari a pari, forse non sarà fascista, sicuramente è mafioso.

Oltre a sollevare il problema, cosa proponi Franco?

Franco Sarbia ha detto...

@ Trizio
di attaccare un condensatore ad alta tensione al pisello dei violenti, che scarichi una scossa da 1500 volt ogni volta che si caricano di adrenalina in prossimità di una donna. A parte gli scherzi, lo scopo del post è quello di spiegare il meccanismo perverso di abbandono a se stesse delle vittime da parte di chi le dovrebbe difendere, e di farci prendere coscienza del fatto che il problema non è individuale ma sociale e richiede risposte organizzate: da parte delle donne, certo, ma anche di noi maschietti. Ci sono ormai tecnologie capaci di monitorare il comportamento di chi ha aggredito donne indifese e di prevenire almeno la recidiva. Davvero in questo caso non vedo una discriminante tra destra e sinistra per la mancata adozione di misure appropriate e per le necessarie risposte. Io non conosco proposte adeguate di prevenzione della carneficina né da parte delle forze di destra né di quelle di centro, di sinistra o non di centro e non di sinistra. Non pensi che spetterebbe a loro avanzarle e attuarle? La mia è solo una testimonianza che serve a sollecitarle.

Franco Sarbia ha detto...

Infine non penso che in questo caso il problema sia di donazioni o di costi economici delle misure. Quali che siano secondo me dovrebbero essere a carico dei violenti. Ad esempio, se è provato che hai tentato di aggredire una donna o le hai provocato delle lesioni devi immediatamente essere allontanato da lei a tue spese, in attesa di qualsiasi processo, ti viene applicato un braccialetto elettronico, lo paghi e paghi pure i costi del monitoraggio. Questo è un esempio, non ho le competenze per stabilire se sia giusto e praticabile, né se sia sufficiente. Come cittadino testimone dei fatti non spetta a me trovare le soluzioni appropriate.

Alessandro Pepe ha detto...

O.T.
@ Daniele

la citazione è di mio padre, nel senso che l'ha scritta lui. Lo dico io perchè per umiltà lui non l'avrebbe mai detto

Silvio Caggia ha detto...

qualcun altro oltre a me riscontra problemi a visualizzare questa pagina da cellulare android 7 con browser Chrome?

Marcello ha detto...

@Silvio
Ieri da cell (android7 con chrome) mi apriva banner pubblicitari che rendevano illeggibile la pagina. Oggi mi sembra tutto ok

Franco Sarbia ha detto...

@ Alessandro
io l'avevo letta. Bello il tuo amore per lui.

Silvio Caggia ha detto...

@Marcello
Ecco, a me oggi...
Ma non danno solo fastidio, non ti lasciano proprio leggere!

Marcello ha detto...

@Silvio
Da chrome sul cell, prova in "impostazioni" / "impostazioni sito" a verificare che i popup siano bloccati ed eventualmente prova a bloccare gli annunci

Silvio Caggia ha detto...

Ok, risolto: ho cliccato velocemente la x sui due banner pubblicitari che appaiono sul blog, in alto ed in basso, dicendo a Google che nascondevano la pagina, ed hanno smesso di apparire i pop-up fastidiosi...

Franco Sarbia ha detto...

@ Ssunt
Scusami, mi sono accorto solo ora che per errore ho intestato a Trizio la risposta al tuo commento.

Daniele Passerini ha detto...

@Guglielmo
Sono d’accordo con tu figlio, la tua frase è illuminata.

@Franco
Il problema del femminicidio nasce nel cuore stesso dei nostri modelli di consumo. Negli anni ‘70 le femministe facevano sacrosante battaglie contro la cultura della “donna oggetto”... oggi la società è schizofrenicamente scissa tra una parità acquisita di diritto ma negata nei modelli stessi di genere socializzati, tramite mass media, costume, pubblicità, ai nostri figli.
Per lavoro so molto bene come i primi segnali, prodromici di futuri femminicidii si registra ahimè già tra i banchi di scuola... ed è molto difficile intervenire se non sono le stesse famiglie ad assumersi la loro parte e chiedere aiuto ai servizi e collaborare con loro.

Daniele Passerini ha detto...

@Marcello
A me Boccia sembra molto più vicino agli scenari che avevo prospettato io che ai tuoi. Non ti sembra?
https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/04/12/consultazioni-boccia-nel-pd-cresce-voglia-di-dialogare-con-5-stelle-chi-auspica-accordo-m5s-lega-e-un-matto-furioso/4288877/

Daniele Passerini ha detto...

@tutti
Tra un PD che non sa più chi è, cosa vuole e cosa vogliono gli Italiani, e un CDX capace di essere unito solo quando bisogna spartirsi scranni in Parlamento, il M5S sta dimostrandosi l’unica vera e responsabile forza politica della nazione. Lo dico pragmaticamente.
https://youtu.be/Iuwzvcvva4o

Daniele Passerini ha detto...

@tutti
Per chi si fosse perso l’ultimo teatrino del CDX “unito”!!! :D
https://youtu.be/ao9eJFKf9CA

Franco Sarbia ha detto...

@ Daniele
Il post si limita a trarre insegnamento da un fatto realmente accaduto, ma sono convinto che questo fenomeno ormai endemico in Italia sia espressione di una crisi profonda di civiltà. Non so se hai letto l'ormai antico "Cannibali e re. Le origini delle culture" di Marvin Harris. Racconta che nelle civiltà agricole il controllo delle nascite si poteva facilmente ottenere uccidendo le donne: sacrificandole o mangiandole, sopratutto dove non c'erano grandi mammiferi a fornire proteine animali. Perché il numero di nuovi nati è proporzionale al numero di femmine fertili. In Italia è in atto da alcune generazioni un abnorme autocontenimento etnico per fortuna ottenuto con altri contraccettivi. Rimangono tuttavia, nella violenza contro le donne, aspetti antropologici oscuri non riducibili a sicuramente importanti problemi educativi. Quel che mi colpisce è la giusta indignazione che pervade l'intera nazione quando si ha notizia di un padre mussulmano che uccide la figlia convertita al costume occidentale. Il fatto viene vissuto da tutti come espressione di superiorità della nostra civiltà. Mentre siamo ormai assuefatti al fenomeno dei maschi Italiani assassini, che quanto a violenza contro le donne non sono certo secondi a quelli della "civiltà islamica". È talmente diffuso da non essere riconducibile alla dimensione del caso individuale. Eppure si continua a parlare di "amore malato" come se lo fosse. Invece è un drammatico problema sociale la cui soluzione è scaricata interamente sulle vittime: le uniche che oggi ne pagano il prezzo. In una società giusta e civile misure adeguate dovrebbero essere pagate, anche in termini economici, dai responsabili delle violenze. Ma chi le sta proponendo? Io non conosco le soluzioni proposte delle diverse forze politiche sul tema. Ce ne sono? Tu ne sai qualcosa?

Silvio Caggia ha detto...

@Franco Sarbia
Il reddito di cittadinanza lo vedi come una cosa che favorisce o contrasta il fenomeno?

Franco Sarbia ha detto...

@ Silvio
Sono convinto che alla base di molte crisi familiari ci sia lo stato di crescente difficoltà economica di molte famiglie. E una concausa del fenomeno possa essere la frustrazione di uomini che considerano la donna una proprietà da distruggere quando non se la possono più permettere. Molti non riescono neppure a concepire che i figli stessi possano sopravvivere senza di loro. E li uccidono. Anche se ricorrono casi di professionisti di media condizione che uccidono le donne non v'è dubbio che la più alta frequenza di femminicidi è tra le classi oppresse. E non è escluso che ci sia una correlazione tra il loro aumento e la crescente disuguaglianza. Ma questa è effetto del venir meno di un lavoro stabile che consenta d'investire sul futuro delle famiglie senza traumi che ne compromettano l'equilibrio. Quindi sì se associato al diritto al lavoro equamente retribuito e sicuro, il reddito di cittadinanza come ammortizzatore dei periodi di transizione tra diverse attività potrebbe assicurare una maggiore stabilità anche delle relazioni affettive.

Marcello ha detto...

@Daniele
Sicuramente si, come anche le posizioni di Emiliano o Orlando.
Per ora sono posizioni in netta minoranza nel PD, magari dopo l'assemblea cambieranno i rapporti di forza.

La mia impressione è che quanto successo ieri sia il preludio alla rottura del centro destra, probabilmente aspettano le elezioni regionali in Friuli e Molise e poi si consumerà del tutto la rottura che permetterà la nascita di un governo M5S-cdx deberlusconizzato (almeno in apparenza)

Tu la chiami unica forza responsabile, io continuo a non capire come si possa proporre un contratto di governo indistintamente a Lega e PD, mi sembra come se uno andasse al ristorante e fosse indeciso fra un'insalatina leggera leggera e un bel piatto di trippa al sugo.

Magari sbaglio, ma mi sembra ci siano mutamenti in atto anche nei 5S (vedi europa o Nato), se cambia la posizione anche su altri temi (penso sempre a jobs act, pensioni, ius soli/immigrazione) magari si apre uno spiraglio per un'alleanza (o come diavolo vogliono chiamarla) col PD.
Certo la spartizione di poltrone in atto in questi giorni non sembra sia indice del fatto che si sta andando in questa direzione.

Franco Sarbia ha detto...

Ieri altre due aggressioni a donne da parte dei rispettivi compagni. Una aveva già subito violenze ed è in fin di vita. La seconda era incinta e ha perso il bambino. Il commentatore del TG3 dice che il problema sarebbero le donne che non denunciano, per paura e che servirebbero sezioni speciali dei tribunali sul tema. Con l'attuale normativa a chi denuncia non è assicurata nessuna protezione, quindi mette a rischio la propria vita, come ho potuto constatare io. L'unica garanzia è offerta al responsabile delle violenze, affinché una volta avvisato possa mettere in discussione il racconto della vittima e difendersi. Oppure andare a cercare la donna e massacrarla per vendetta.

Franco Sarbia ha detto...

Credo di aver visto giusto nel considerare il femminicidio un indicatore del degrado morale e sociale della nostra società. Se un gruppo di maschietti "illuminati" come i frequentatori del nostro blog non hanno nulla da dire sull'argomento, lo considerano irrilevante e secondario, significa che la situazione è totalmente fuori controllo.

sono solo un misero test ha detto...

..la situazione è totalmente fuori controllo.

esatto. da sempre. da sempre le donne sono sottoposte alla violenza dei prepotenti. da sempre i deboli sono sottoposti alla violenza dei mafiosi, che vendono loro la sicurezza. da sempre. che cos'ha in questo il 2018 di diverso dal 1973? o dal '600?

te lo (ri)dico, visto che non sei abbastanza illuminato da avere capito: di diverso c'è un prodotto da vendere. con i suoi piazzisti. come le pentole, in corriera.

non saremo illuminati franco, ma neanche con l'anello al naso. qui un certo tipo di refrain social mainstream (qualunque cosa voglia dire) non attacca. siamo gilanici (qualunque cosa voglia dire). c'è anche scritto.

Alessandro Pepe ha detto...

@Franco

da figlio di madre femminista, mi capitava spesso di affrontare il tema del femminismo in discussioni pubbliche. Peroravo cause con grande passione. Fino a quando, ricordo bene giorno e ora, mentre spiegavo il significato intrinseco del libro della Woolf 'una stanza tutta per se', una ragazza mi disse che non aveva senso quello che dicevo, perché erano parole di un maschio. Mi ha colpito molto quel commento (che detto così sembra stupido ma tono e situazione lo resero molto vero ed efficace). Parli di questo blog ed in effetti spiace non avere alcuna presenza femminile. Ricordo Daniele dire che qui prima della fusione fredda le frequentatrici erano tutte donne.

ma se proprio devo dire la mia, credo che la questione sia una pura e semplice e banale questione di potere, di banale sopraffazione che va avanti da 50mila anni. Io ad esempio credo di essere un maschilista, credo che ogni maschio intrinsecamente lo sia, come credo che ogni bianco sia variamente razzista. un costume ed una cultura così radicata non la si estirpa con la ragione e con le idee ma solo con un cambio strutturale delle strutture di potere. Per il resto il femminicidio è semplicemente l'uccisione di qualcuno che è percepito come più debole. Così come l'infanticidio, questo perpetrato anche da donne. La sopraffazione dei deboli è una tara vecchia quanto il mondo. come gestirla, limitarla, addomesticarla, cambiarla e' uno dei grandi temi della sinistra. Così almeno dovrebbe essere.

ps posso chiedervi di non usare l'espressione maschietti e femminucce? chissà perchè mi ha sempre dato fastidio

Daniele Passerini ha detto...

@Franco
Amico mio, il discorso è talmente importante che o scrivi un post come hai fatto tu o trovi ben poco da aggiungere. Per lavoro ho seguito l’apertura dello sportello anti-violenza di genere dell’Assisano, rete che ormai a livello nazionale dovrebbe essere abbastanza capillare. Tutti i servizi, sociali e sanitari sono ampiamente allertati, in modo da intercettare donne che subiscono violenza ma non denunciano... ma come già è stato scritto andrebbero potenziati i livelli di protezione dopo... cosa che incontra un enorme limite con le risorse a disposizione alle forze dell’ordine.
Chi fa violenza sulle donne è praticamente insensibile allo stigma sociale e alle conseguenze del suo comportamento. Sin da bambini i possibili uomini violenti andrebbero intercettati a scuola e avviati a percorsi psicoterapeutici. La violenza sulle donne, per quanto “antica”, trova un’energia nuova nel rinascere oggi come una delle varie e diverse conseguenze che può assumere il disagio in una società malata come la nostra.
P.S. Anche se meno visibile esiste anche la violenza delle donne sugli uomini. Sicuramente con numeri minori, ma comunque consistente. Gli uomini che vengono menati dalle loro compagne di vergognano di dirlo. E se provano a chiedere aiuto... non trovano nulla. Gli sportelli anti-violenza danno assistenza solo a donne che subiscono violenza dagli uomini ma non viceversa.
Buon weekend a tutti

CLaudio Rossi ha detto...

Caro Franco, ci vuoi stanare ed eccoti anche il mio parere sul tema. La violenza sulle donne la vedo esattamente come quella sui più deboli: più vile, più animalesca ma connaturata con tutte le forme di vita. L'uomo, che secondo il mio auspicio dovrebbe battere dio nel progettare un sistema più giusto ed etico di quello naturale fondato sulla sopraffazione, deve rifuggire dalla violenza in tutte le sue forme e quella di genere è certamente basilare per qualsiasi società. Che fare? 1) L'esempio fin da piccoli, 2) Leggi chiare e fatte rispettare 3) Sanzione sociale. Ma questo vale per tutte le forme di sopraffazione: di genere, di minoranze, di capacità, ecc. ecc.
Per questo blog, conoscendo Daniele, non sospetto neanche lontanamente che la concentrazione maschile possa in qualche modo derivare dalla gestione degli argomenti o da una scelta maschilista. Evidentemente le ex frequentatrici, non hanno trovato più interesse negli argomenti trattati. E questo mi dispiace anche perchè, ad esempio su questo tema, il loro parere sarebbe assolutamente importante.

CLaudio Rossi ha detto...

Errata corrige:
...e [rifuggire da quella] di genere...

Silvio Caggia ha detto...

https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=219893525198110&id=100015323924270
"Ho ricevuto dei fiori oggi... non era il mio compleanno, né un altro giorno speciale. Abbiamo avuto la nostra prima litigata ieri nella notte e mi ha detto molte cose crudeli che mi hanno davvero ferita. So che è...... mi dispiace e che non ha voluto dire le cose che ha detto perché mi ha mandato... dei fiori oggi...
Ho ricevuto dei fiori oggi. Non era il nostro anniversario né un altro giorno speciale. Ieri, nella notte, mi ha sbattuto la testa contro il muro e ha cominciato a strangolarmi. Sembrava un incubo, non potevo credere che fosse reale. Mi sono svegliata stamattina il corpo dolorante e straziato. So che deve essere dispiaciuto perche ' lui mi ha mandato dei fiori oggi.
Ho ricevuto dei fiori oggi. E non era la festa della mamma o un altro giorno speciale. Ieri, nella notte, mi ha di nuovo picchiata, era molto più violento che le altre volte. Se lo lascio, cosa farei? Come prendersi cura dei miei figli? Ed i problemi finanziari? Ho paura di lui, ma ho paura di andare. Ma so che deve essere dispiaciuto perche ' lui mi ha mandato dei fiori oggi.
Ho ricevuto dei fiori oggi. Oggi era un giorno molto speciale, era il giorno del mio funerale. Ieri nella notte, finalmente mi ha ucciso. Mi ha picchiato a morte. Se solo avessi trovato il coraggio di lasciarlo, non avrei ricevuto dei fiori oggi "


Nota bene:
"Se lo lascio, cosa farei? Come prendersi cura dei miei figli? Ed i problemi finanziari? Ho paura di lui, ma ho paura di andare."

Io ho proposto la mia soluzione: Reddito di cittadinanza.
Le altre, scusate, ma mi sembrano chiacchiere...

Daniele Passerini ha detto...

@Silvio
Il tema della violenza di genere, grave in Italia, è ancora più grave in altre nazioni del mondo come in India (mi interessai una decina di anni fa, in particolare, della situazione delle vedove indiane, che spesso sono vedove-bambine)... anche la cultura induista, come e più della nostra, ha radici patriarcali fortissime. Affrontare il problema solo dal lato socio/economico, non basta: è senz’altro una condizione necessaria, ma non sufficiente.
http://www.repubblica.it/esteri/2018/04/15/news/india_violenza_senza_fine_ancora_una_bambina_stuprata_e_poi_uccisa-193923155/

pegupe@gmail.com ha detto...

Il tema affrontato da Sarbia , trova, pur con diverse sfaccettature e diversi accenti, una grande indignata condivisione, non solo all’interno di questo blog ma anche all’interno di ogni ceto sociale. Quante persone conoscete che non proverebbero sincera indignazione per la storia raccontata da Franco?
Il feminicidio è un gravissimo crimine che è figlio della violenza che a sua volta è figlio di un incontrollato e perverso esercizio del potere. Noi potremmo discutere all’infinito sulla brutalità di un evento, ma se non risaliamo alla fonte dei fenomeni, possiamo solo attenuarli, ma, mai, li risolveremo in modo definitivo. Viviamo in una società che si preoccupa di alleviare i sintomi di una malattia, ma non si preoccupa, con la stessa energia, di eliminare la malattia. Questo avviene in ogni campo delle attività umane. Se non ci fossero ladri non ci sarebbero poliziotti, se non ci fossero malati con ci sarebbero medici, se non ci fossero guerre non ci sarebbe ricostruzione. È evidente che sarebbe utopica una società senza malati e senza violenza, ma un mondo senza senza conflitti bellici, non vedo perché debba essere utopico. Infatti la storia ci mostra che alcune comunità isolate hanno vissuto per secoli senza conflitti.
Purtroppo a regolare i rapporti umani non è la politica quanto gli interessi economici. Quale maggior profitto si ottiene se non fomentando conflitti sempre più numerosi e in luoghi possibilmente lontani? tuttavia, quale potere economico, per quanto becero, agirebbe per promuove una guerra totale? quale industria farmaceutica si augurerebbe che tutta la sua clientela di infermi morisse al primo insorgere di una malattia? Non è, forse, più conveniente sorreggere un malato il più a lungo possibile?
Tuttavia a furia di fomentare guerre locali e lontane (che si avvicinano sempre più) il rischio che quel gioco possa sfuggire di mano, ci potrebbe condurre verso un conflitto che non avrà più vincitori, ma solo vinti.
La domanda che dobbiamo porci è: da cosa nasce il potere? per quale motivo la forza tende a trasformarsi in prepotenza? Penso che la prepotenza, violenta espressione di un insano egoismo, nasca dal timore di essere offesi da chi ci è più vicino, mentre il timore di essere attaccati da chi o cosa ci è lontano porti verso il sentimento della solidarietà, infatti in caso di calamità naturali il sentimento di solidarietà raggiunge il suo apice.
Ho fatto questa premessa perché, come dice Alessandro, la violenza è sempre l’esercizio del più forte verso il più debole e la cultura millenaria maschilista è il risultato della maggior forza che l’uomo ha rispetto alla donna, ma la forza fisica è solo un aspetto del potere, non dobbiamo dimenticare che, anche la ricchezza, in misura non minore, è fonte di potere. In una società, come la nostra, storicamente maschilista, è evidente che il potere economico sia finito prevalentemente in mano agli uomini, ma quando, raramente, finisce nelle mani delle donne costoro non sono esenti dal commettere omicidi, magari senza l’uso della clava, ma usando veleni o nerboruti sicari. Questo per dire che la violenza non è una categoria esclusivamente maschile. So per per questa mia affermazione potrei essere lapidato, ma non credo che quanto detto possa essere contestato.
Ma veniamo al tema “perché nessuno ferma la morte”. Rispondo che un delitto e tanto più ignobile quanto è più debole chi si uccide e, usando questo principio, al primo posto, metterei l’infanticidio. Ma l’umana aberrazione, sostenuta dalla moderna tecnologia, oggi raggiunge l’apice praticando il mercato illegale degli organi dei quali i bambini rappresentano la migliore fonte di rifornimento.

pegupe@gmail.com ha detto...

continua
Il tenere alzata la guardia verso i numerosi crimini commessi verso le donne è cosa quanto mai doverosa, ma non dobbiamo dimenticare che nel recente passato questi delitti erano di gran lunga più numerosi quando prima del 1968 era in vigore la legge sul delitto d’onore che così recita:

“Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell'atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d'ira determinato dall'offesa recata all'onor suo o della famiglia, è punito con la reclusione da tre a sette anni. Alla stessa pena soggiace chi, nelle dette circostanze, cagiona la morte della persona che sia in illegittima relazione carnale col coniuge, con la figlia o con la sorella”.

Questa legge fu abrogata nel recentissimo 1968 (uno dei tanti successi della rivoluzione di quel periodo). Oggi parliamo dell’inciviltà di una certa cultura islamica, dimenticandoci che fino a 60/70 anni fa non eravamo poi così diversi e questo ci fa ben sperare che almeno la nostra parte razionale, se non gli stati emotivi, possa modificarsi e migliorare con sempre maggior rapidità. In realtà una corretta educazione può cambiare i comportamenti delle nuove generazioni nel giro di appena sei sette anni. Quanto ci mise Hitler a creare una classe di giovani e fanatici nazisti? Perché, allora, non dovrebbe essere possibile ragionare all’inverso? Ecco perché l’attenuazione di questa tragica aberrazione umana deve passare attraverso l’educazione dei bambini, prima che dagli organi di controllo, affidando questo compito alla famiglia e alla scuola. La formula più usata verso l’oggetto del proprio amore è: tu sei mia, quando dovrebbe essere: io sono te.
Quindi rispondo a questo post dicendo che la condizione delle donne di oggi non è neppure paragonabile a quella delle generazioni precedenti, solo che oggi, per fortuna, se ne parla con indignazione invece che con complicità. Complicità che giunge sia dal campo maschile che da quello femminile. Ancora oggi donne della mia età vedono l’uomo che tradisce quasi con rispetto e ammirazione, mentre la donna che tradisce la giudicano una volgare puttana. Smettiamola quindi di vedere il bene da una sola parte e il male dall’altra, l’unica ragione che ci impone di parteggiare per una parte, piuttosto che per l’altra. è la tutela più debole.
Ho fatto alcune riflessioni su questo delicato argomento e, a differenza di altre mie opinioni, in questo caso sono assalito da molte incertezze. Prendetele come spunti per una costruttiva discussione.
Date un’occhiata a questo link che fornisce le statistiche sui delitti degli ultimi anni e noterete che al Sud sono diminuiti e al Nord sono aumentati. La cosa mi sembra molto interessante. Io ho un’idea del perché, ma non la esprimo: sarebbe troppo lungo e laborioso. Provate a lavoraci voi.
https://www.agi.it/cronaca/femminicidinumeri

PS.
Due semplici osservazioni sui recentissimi eventi.
Primo: quanto costa l’attacco verso la Siria e chi ha guadagnato?
Secondo: forse sono ignorante, ma bombardare un deposito di armi chimiche non significa liberare il loro potenziale distruttivo? Ricordate quante precauzioni si presero per trasportare e smaltire quei materiali? Mi viene il sospetto che nessuno avrebbe fatto una cosa così stupida e sapevano di bombardare qualcosa d’altro.








Daniele Passerini ha detto...

@Guglielmo
Controlla il link, forse ne hai troncato una parte perché non porta a nulla.

pegupe@gmail.com ha detto...

@Daniele
Scusa ma se copio tutto il link non esce nulla. Io per entrare digito sulla ricerca di Google anche solo una parte e entro senza problemi. Dite a un analfabeta come me come si copia correttamente un link-

Daniele Passerini ha detto...

@Guglielmo
Basta che copi tutto il contenuto del campo di navigazione del browser:
https://www.agi.it/cronaca/femminicidinumeri_dati_statistiche_violenza_donne-3159160/news/2017-11-25/

Franco Sarbia ha detto...

@ Ssunt, @ Alessandro, @ Daniele, @ Silvio, @ Marcello, @ Daniele, @ Claudio, @ Guglielmo
Innanzitutto, vi ringrazio per i vostri istruttivi commenti, compresi quelli non meno illuminanti “Off Topic”: di messaggio non pervenuto. Vi confesso che non vi avrei proposto questa riflessione se non ne fossi stato diretto protagonista, oltreché testimone. Ora posso dirlo perché la situazione sembra essere in via di soluzione: con la conferma del fatto che il ragazzo che ha tentato maldestramente di accoltellarmi, quindici giorni fa, lo ha fatto per farsi fermare. I carabinieri non lo hanno aiutato cogliendo il suo implicito grido di aiuto. Pensate che uno dei due che hanno fotografato i danni, mentre l’altro assentiva, mi ha detto: «questo succede quando non ci si fanno i fatti propri». Il brigadiere al quale ho raccontato dell’aggressione armata ha commentato: «non è reato uscire da casa propria con un coltello in mano». Sembrano le solite barzellette sui carabinieri. Invece no: sono una vera, drammatica, testimonianza della impreparazione delle “forze dell’ordine” sul tema. Alla fine il ragazzo, disperato per non essere riuscito a far capire la sua condizione con quei drammatici “passaggi all’atto”, è riuscito a farsi arrestare, ma gli ci sono volute diverse molestie alla caserma del carabinieri per convincerli. No, davvero prima che mi capitassero questi fatti neppure io avrei saputo che dire. “Mistero” ha manifestato irritazione per l’urticante difesa della condizione femminile da parte di un uomo. Sulla stessa linea di pensiero Alessandro ha ricordato la posizione delle femministe sulla pretesa di certi uomini di considerarsi femministi. Ai miei tempi le mie tostissime amiche femministe dicevano: «un uomo che si dice femminista o è un eunuco o è un ipocrita». Come dar loro torto quando parlavano dei diritti fondamentali per la condizione di genere: di aborto, dell’handicap del ciclo mestruale per le prestazioni sportive, o della discriminazione lavorativa associata alla gravidanza. Che ne sanno gli uomini? Come possono pretendere di mettersi dal punto di vista delle donne? Un’altra reazione proposta da tutti è stata la assolutamente condivisibile assimilazione del fenomeno alla crescente ingiustizia verso tutti gli oppressi. Eppure…Eppure se c’è un fatto indubitabile è la natura di genere del problema. Ma il genere che ne è causa non è quello femminile, non è una questione di donne che devono affrontare e risolvere le donne da sole, e guai a noi se interferiamo. A differenza di ogni altra forma di prepotenza dei “forti con i deboli” i femminicidi sono incontestabilmente uomini. Le donne si distinguono non per la minore forza ma per la minore vigliaccheria. Non manca la forza bruta a una donna per uccidere il suo uomo dopo essere stata brutalizzata da mille violenze. Le basterebbe dargli una martellata in testa mentre dorme. Non le manca la forza, le manca la vigliaccheria dell’uomo che alla fine la ucciderà a tradimento, dopo averla invitata a un ultimo incontro, per parlare.
(continua)

Franco Sarbia ha detto...

Se di un fenomeno di regressione dei nostri costumi e della nostra civiltà si tratta, come io credo, questo problema è prima di tutto tra gli uomini: è degli uomini.
Quale meccanismo ci impedisce di prendere coscienza della natura sociale e di genere maschile del problema? Il primo che ci permette di prenderne a tal punto le distanze da considerarlo un problema esclusivo delle donne, invertendo la realtà dei fatti, riguarda la “mostrificazione” dei femminicidi. Se uccidono le donne significa che sono mostri, non uomini, io non c’entro, io sono il bene: quel male non mi appartiene, è fuori di me. Il modo più buffo per segnalare la nostra estraneità al fenomeno è assimilarlo a una delle tante richieste di beneficienza, che Ssunt definisce il main stream del “dona ora”: per i bambini africani affamati, le vittime di malattie rare, i malati di cancro, i migranti. Come dargli torto? La richiesta crescente di beneficenza per gli ultimi sostituisce la mancanza di manifestazioni di massa a difesa di sacrosanti diritti fondamentali alla vita delle componenti più deboli dell’umanità. È chiara espressione del difetto di umanità e della barbarie crescenti della società opulenta. È un segno evidente di assuefazione alle ingiustizie dilaganti nel mondo e alle loro schifezze. E quando Ssunt si chiede cosa c’è di differente rispetto tra il 2018, il 1973 e il ‘600, non è difficile rispondere. Mel 600, dopo la diffusione dell’Orlando Furioso grazie a Gutenberg, è conclusa l’epopea cavalleresca medioevale, nel 1973 si registra il coinvolgimento dell’intera società civile nella difesa dei diritti delle donne. Nel 2018 non sono cavalieri, sono vigliacchi, quelli che uccidono le donne in mancanza di qualsiasi risposta sociale di massa. Ecco, la prima differenza, caro amico, è proprio questa: l’indifferenza. L’indifferenza è il main stream dei nostri tempi, non quello della beneficienza. Naturalmente non abbiamo statistiche sui femminicidi del ‘600 ma sappiamo che la differenza tra il 2000 e il 2018 è il quasi raddoppio dell’incidenza dei femminicidi sul totale degli assassinii in Italia: dal 20% al 37%. Ciò non significa che il fenomeno sia in aumento significativo, nel caso specifico si tratta piuttosto di una diminuzione degli omicidi della criminalità organizzata, della mafia in particolare, che preferisce gli affari alle lotte tra famiglie e all’omicidio per rappresaglia. Però siamo di fronte a un significativo mutamento qualitativo del fenomeno: non possiamo non coglierlo. Cosa sta succedendo e a chi? A quelli che hanno l’anello al naso? Io escludo Ssunt che il tuo dire noi “non abbiamo l’anello al naso” sia riferito alla presunta superiorità della nostra civiltà occidentale rispetto ali costui delle tribù aborigene, indiane e africane che praticano quel tipo di piercing. Il riferimento sarebbe indelicato soprattutto nei confronti delle donne indiane che lo usano come una sorta di agopuntura per regolarizzare il ciclo mestruale e attenuare i dolori del parto. Se per un momento volessimo sdoganare questo modo di dire come espressione di arretratezza delle civiltà che si distinguono per la regressione a quella forma di barbarie che è il femminicidio, dovremmo constatare che rispetto ai delitti d’onore che si verificavano maggiormente al sud quelli che hanno l’anello al naso oggi stanno al in maggioranza al nord non più al sud.
(continua)

Franco Sarbia ha detto...

Sono le regioni del nord Italia quelle con il più alto numero di femminicidi e alcuni paesi del nord Europa ne registrano un numero procapite doppio rispetto a quello italiano. Perché? Stimolato dai vostri contributi ho provato a darmi una risposta.
Si trovano tra i poveri delle società opulente del nord Europa, dov’è più diffusa l’associazione dei consumi di massa alla mercificazione del corpo femminile le forme più esasperate di frustrazione per la perdita di possesso di quella che considerano la loro unica proprietà. Il proletarius romano che possedeva solo i figli fu considerato il prototipo del contadino inurbato della rivoluzione industriale. Questo modello “proprietario” dei rapporti familiari è stato distrutto dall’emancipazione femminile, ma persiste, eccome se persiste, nella coscienza degli uomini. Per chi si può permettere di comprarsi una donna e di cambiarla quando non funziona più raramente sfocia nella morte. Ma chi non possiede null’altro e sa concepire il rapporto con la propria donna e con i propri figli esclusivamente come possesso, la minaccia di perderlo lo precipita in un impulso irrefrenabile di distruzione dell’unico bene perduto. Non a caso massacra la propria ex compagna e i figli. Ciò detto quel che non funziona nel nostro modo di affrontare il problema è proprio il cosiderarlo un affare privato delle donne e delle loro associazioni antiviolenza. La mia esperienza mi ha reso consapevole del fatto che una donna che denuncia le violenze, ottiene come primo effetto la limitazione della propria libertà e non quella del suo persecutore: libero di aggredirla e di vendicarsi finché un tribunale non lo condanni. Daniele dice che c’è un problema di organico delle forze dell’ordine. Ma per ora, se i carabinieri non mi hanno mentito, non è proprio prevista alcuna misura di protezione per chi denuncia. Io penso che l’innovazione tecnologica possa invertire la logica senza alcun aggravio dei costi e di personale. La denuncia di violenza comprovata, percosse, stalking, ecc, anziché aumentare il rischio per la donna dovrebbe inibire all’aggressore una unica libertà quella di continuare nella sua azione fino alle estreme conseguenze.

Daniele Passerini ha detto...

@Franco
Ti invito a riflettere, se non si debba prendere in considerazione in generale l’aumento della violenza intrafamiliare nel mondo. Dove del resto è più ovvio che le persone disturbate sfoghino il loro disagio psichico (fenomeno ovunque in aumento) se non con le persone che più hanno vicino?
In questo senso al femminicidio va assolutamente affiancato il crescente fenomeno delle violenze sui minori (fisiche, psichiche, sessuali) in famiglia, nonché il maschicidio:
http://www.105.net/news/tutto-news/239945/maschicidio-il-nuovo-termine-che-parla-di-violenza-quella-delle-donne-sugli-uomini.html
Solo se si mette tutto insieme, si può acquistare una visione d’insieme.

Silvio Caggia ha detto...

@Franco Sarbia
Germania, Norvegia e Danimarca sono i paesi più violenti contro le donne, con rispettivamente il 27,9%, 26,8% e 22,19% delle donne che denuciano abusi o violenze (in Italia siamo fermi al 12,2%).
Come commenti questo dato?

CLaudio Rossi ha detto...

"Ma per ora, se i carabinieri non mi hanno mentito, non è proprio prevista alcuna misura di protezione per chi denuncia."
Questo avviene purtroppo per qualsiasi denuncia di violenza, minacce o atti intimidatori indipendentemente dal genere del denunciante a meno che il denunciato non sia un recidivo già diffidato. e, anche in quel caso c'è solo da sperare.
Che nei paesi scandinavi ci siano più denunce non mi sorprende, che ci siano più casi di violenza è tutto da vedere.

Daniele Passerini ha detto...

@Silvio
Come commenti questo dato?
Il mio commento (se ti interessa quanto quello di Franco) è che al cosiddetto benessere di una nazione europea, corrisponde sempre un malessere psicosociale profondo, di cui il femminicidio è solo uno dei sintomi, che si riallaccia al femminicidio antico, ma con elementi nuovi. Insisto che analizzare il femminicidio separatamente da violenze sui minori e maschicidio non aiuta ad inquadrare realmente l’origine del problema. A mio avviso naturalmente.

Franco Sarbia ha detto...

@ Silvio
Se leggi il mio intervento troverai quel dato in questa «dovremmo constatare che rispetto ai delitti d’onore che si verificavano maggiormente al sud quelli che hanno l’anello al naso oggi stanno in maggioranza al nord non più al sud. Sono le regioni del nord Italia quelle con il più alto numero di femminicidi e alcuni paesi del nord Europa ne registrano un numero procapite doppio rispetto a quello italiano.» di seguito troverai la mia "interpretazione del fenomeno", sicuramente non esaustiva.

Franco Sarbia ha detto...

@ Daniele,
sono assolutamente d'accordo che si debbano mettere assieme tutte le forme di regressione civile che si stanno manifestando nella nostra società. Però mi pare anche opportuno approfondire le ragioni specifiche di questo abnorme comportamento degli uomini che uccidono le donne. Se poi le soluzioni, politiche, sociali, sanitarie, di prevenzione e contenimento del fenomeno saranno estendibili a tutte le altre forme di violenza familiare ben vengano. Non mi convince neppure l'dea che si possano affrontare tali problemi con misure di pubblica sicurezza. Tuttavia, ci dev'essere un modo per passare dalle barzellette sui carabinieri a un sistema di monitoraggio e prevenzione che funzioni senza bisogno di uno stato di polizia.

CLaudio Rossi ha detto...

@ Silvio
Il dato sulle denunce secondo me non è significativo per analisi comparative tra paesi completamente diversi.
Hai qualche dato sui femminicidi di quei paesi in rapporto alla popolazione?

CLaudio Rossi ha detto...

@Silvio
Oltretutto, se la tua asserzione si dimostrasse vera, quella dell'utilità del supporto economico tramite il reddito di cittadinanza non reggerebbe più.

pegupe@gmail.com ha detto...

Penso che l’inversione di femminicidio tra nord e sud vada ricercato nel fatto che le donne del nord sono economicamente più autonome di quelle del sud rendendole più libere di abbandonare il coniuge. Occorrerebbe fare un confronto tra nord e sud tra le donne uccise ancora conviventi e quelle che non convivono più con marito o il compagno.

Daniele Passerini ha detto...

@tutti
insisto che femminicidio, infanticidio, maschicidio sono facce della stessa medaglia, soprattutto se si vuole ragionare in termini di prevenzione. Sono da tenere distinti solo si ragiona in termini di riduzione del danno.

Franco Sarbia ha detto...

@ Daniele
Mi piacerebbe approfondire quanto dici. Ho cercato statistiche sul maschicidio. Ho trovato molte informazioni che non conoscevo sulla violenza femminile, ma nessun dato sul numero di maschi morti per mano delle donne, salvo l'affermazione: «le donne possono essere molto violente, anche se raramente uccidono». Tant'è che molti contestano l'appropriatezza del termine maschicidio, a me finora ignoto, per descrivere questo fenomeno, intendendolo come un modo maschile per "pareggiare i conti“. Vale a dire: «vabbè, noi uomini uccidiamo le donne, ma anche loro lo fanno». Ma i conti non tornano. Qual è il rapporto tra donne uccise da uomini e uomini uccisi da donne? 10 a 1, 10 a 2, altro? E anche se fossero quantitativamente comparabili i due fenomeni meriterebbero un distinto approfondimento dal punto di vista sociale e antropologico e non solo psicologico in termini di "patologie familiari". In altre parole se anche entrambi dipendessero dall'evoluzione in atto delle relazioni maschio femmina, collocabile lungo una gaussiana, dalla totale sottomissione della donna alla totale sottomissione dell'uomo, oppure da patriarcato a matriarcato, non c'è dubbio che lo stress a cui il mutamento sottopone, diversamente, uomini e donne andrebbe approfondita in modo distinto. Se poi il processo fosse in aperta dissociazione, come a me pare, con il modello di mercificazione del corpo nudo della donna di cui un uomo viene ingozzato ossessivamente come le oche del Foie gras, quali sono gli effetti di delusione e di abbattimento della libido ogni volta che un uomo privo di strumenti educativi e culturali adeguati si trova di fronte all'umanità vera della propria compagna, totalmente incapace per quanto si sforzi di corrispondere alla mappa mentale del corpo e del comportamento femminile che ha assimilato? Perché è indubbio che l’uomo e la donna sono sottoposti sollecitazioni contrastanti ma distinte. La stesso approfondimento specifico richiederebbe il fenomeno dell’infanticidio, per popolazioni che hanno smesso di fare figli, eppure devono fare i conti con fenomeni deversificati per genere che vanno dal “complesso di Medea” delle donne, all’uccisione dei figli che per volontà propria o della donna rifiutano di appartenere al maschio. In sostanza secondo la mia opinione la conoscenza degli specifici fenomeni dev’essere alla base sia della prevenzione sia delle misure di contenimento del danno, soprattutto se dev’essere fondata su un ampliamento del livello di coscienza di quanto avviene agli uni e agli altri nel sottosuolo dell’anima. Altrimenti anche gli strumenti educativi e pedagogici non andranno oltre la sterile “moral suasion”.

Daniele Passerini ha detto...

@Franco
«vabbè, noi uomini uccidiamo le donne, ma anche loro lo fanno»
Mi dissocio ovviamente da questo becero “slogan da bar”, ovviamente è 1000 anni luce lontano dal mio pensiero.
Se invito ad ampliare l’orizzonte è proprio per intravedere le radici del male e quindi ragionare su come intervenire in ottica preventiva. Per quella riparativa c’è poco da inventare: basta mettere in campo le risorse necessarie (non è questione di cosa fare, ma di stanziare i fondi).
N.B. Nella tragedia greca troviamo tutto: femminicidio, maschicidio, infanticidio e molto altro. Non parliamo dunque di fenomeni nuovi, ma di fenomeni antichi che, nei problemi della società attuale hanno trovato un terreno fertile su cui moltiplicarsi.

Silvio Caggia ha detto...

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/03/02/femminicidio-il-magistrato-roia-tra-le-cause-la-sottovalutazione-delle-denunce-da-parte-di-magistrati-e-forze-dellordine/4198605/

Franco Sarbia ha detto...

@ Silvio
quanto dice il magistrato corrisponde alla mia esperienza. e parla giustamente di adeguamento della normativa. Vissuta in prima persona la situazione è anche peggiore. L'autorità di polizia non fa altro che inviare la denuncia al magistrato, il quale avvisa il molestatore o il violento perché, testuale: «possa difendersi e consentire al magistrato di accertare la verità dei fatti, perché la denunciante potrebbe averli alterati per malevolenza verso l'uomo». Quando il denunciato riceve l'avviso la donna nemmeno lo sa, non è prevista nessuna forma di protezione o di controllo del denunciato, ed è totalmente esposta a ogni forma di vendetta. Insisto nel dire che non si tratta solo di un problema di personale, ma d'incongruità delle norme, della formazione del personale di polizia e magistratura e di arretratezza tecnologica degli strumenti.
@ Daniele
Non mi sogno certo di attribuire a te l'affermazione che hai citato. Nel riferirla segnalo che l'equiparazione di feminicidio e maschicidio, ancorché non nfondata sui dati di fatto, è utilizzata dalla stampa di destra a difesa dello statu quo per non affrontare il tema della discriminazione di genere. Sull'argomento condivido in pieno quanto scrive Sebastian Bendinelli, in questo articolo.
http://thesubmarine.it/2017/06/27/perche-e-stupido-usare-la-parola-maschicidio/

Franco Sarbia ha detto...

Dice Bendinelli:
«Proprio questa equiparazione iper-generalizzante di qualsiasi violenza, a prescindere da cause e moventi, spinge a presentare la violenza maschile e quella femminile semplicemente come due facce della stessa medaglia. Ma la violenza non è tutta uguale, e non la si può analizzare senza considerare i contesti relazionali (in piccolo) e socio-culturali (in grande) che la rendono più o meno diffusa e più o meno accettata.»

Franco Sarbia ha detto...

Ecco l'unico riferimento statistico tra gli omicidi volontari compiuti nel 2015 da donne (79) e quelli compiuti da uomini (986). In realtà tra questi non sono enucleati in senso proprio i "maschicidi" ed i femminicidi, ma già a quel livello di aggregazione i numeri segnalano che i due fenomeni non sono comparabili. Così commenta Bendinelli:
«Ora, di fronte all’affermazione lessicale e concettuale di “femminicidio,” ultimamente capita sempre più spesso di sentir parlare di maschicidio, con evidente intenzione polemica. Il termine è stato utilizzato da alcune testate giornalistiche in riferimento a un episodio di cronaca avvenuto pochi giorni fa a Modena, dove una donna di 50 anni ha ucciso efferatamente il compagno di 63, per ragioni — a quanto è emerso dal primo interrogatorio — dettate da un’evidente squilibrio psichico.
“Il terzo maschicidio in tre settimane,” si legge su Il Giornale. “Anche le donne uccidono, le statistiche su questo fronte sono approssimative, poco aggiornate, per non dire mai fatte.” (Spoiler: le statistiche in realtà ci sono, e i dati Istatparlano di 79 omicidi volontari consumati da donne nel 2015, contro i 986 consumati da uomini — una sproporzione numerica che è già evidente prima ancora di valutare i moventi e il sesso delle vittime).
Gli altri due episodi a cui fa riferimento l’articolo, senza esplicitarli, sono avvenuti a Villongo, in provincia di Bergamo, dove una donna di 44 anni ha investito con la propria auto un uomo che da tempo la perseguitava e che — stando alle sue dichiarazioni — l’aveva minacciata e ferita con un coltello; e a Campasso di Sampierdarena (Genova), dove una trentanovenne ha ucciso il marito che quotidianamente la picchiava. Tre casi che, come si vede, è molto disonesto e tendenzioso accomunare sotto l’etichetta, già di per sé poco sensata, di “maschicidio,” come se esistesse un generalizzato sistema di sopraffazione e violenza delle donne ai danni del sesso maschile.»

Daniele Passerini ha detto...

@Franco
Sul termine MASCHICIDIO.
Benché uxoricidio significhi etimologicamente omicidio della moglie, oggi ne è tranquillamente attestato l’uso nel senso generale di “omicidio del coniuge”. Ma sarebbe dura far diventare anche femminicidio una vox media valevole sia per omicidio femminile che per omicidio maschile (questo rivela che forse é il termine femminicidio in sé non del tutto felice, perché la violenza sempre violenza è?).
Leggo con stupore che il termine maschicidio sia stato usato con intento polemico rispetto a femminicidio, non lo sapevo: l’ho usato solo per estensione da femminicidio (costruendolo semanticamente nello stesso identico modo), non in senso di contrapposizione ma di complementarietà.
P.S. Scopro anche che il termine femminicidio è un neologismo nato solo 28 anni fa... e penso che la sua fortuna dipenda dall’uso che ne hanno fatto i mass media. Secondo me sarebbe molto più corretto chiamarlo per quello che è: omicidio di una donna da parte di un (sub)uomo; proprio connotarlo come femminicidio è un eco di patriarcato di cui potremmo benissimo fare a meno.

pegupe@gmail.com ha detto...

Come sempre concordo con quanto dice Daniele: il problema che va compreso e risolto è la violenza perché il femminicidio ne è una sua particolare espressione. Le donne non sono affatto immuni dall’essere violente altrimenti la storia non ci avrebbe mostrato donne kapò, anche se il loro numero era inferiore a quello dei maschi.
Io, e penso anche Daniele, non mettiamo affatto in discussione l’analisi di Franco sulla particolare incidenza dei delitti commessi dagli uomini verso le donne e sul fatto che esistono ragioni culturali profondissime ad alimentare questa forma di aberrazione. Dal punto di vista individuale e psicologico ogni caso è un caso a se. Probabilmente quei rari, ma numerosissimi casi di femminicidi, hanno a che fare con il risveglio di una cultura maschilista che si è sedimentata nel corso dei millenni.
Esiste violenza fisica ed esiste violenza morale. La violenza fisica, inoltre, mostra due livelli, quella del dolore senza cicatrici e quella del dolore con cicatrici più o meno visibili e deformanti. La violenza morale è quella che colpisce l’animo e cambia di intensità in ragione della cultura dominante. Faccio un esempio solo 50/70 anni fa in Italia, soprattutto al Sud ,una donna che avesse perso la verginità prima del matrimonio era una svergognata e avrebbe avuto difficoltà a trovare marito, se poi andiamo indietro ancora un poco nel tempo, le sarebbe stato quasi impossibile costruire una onorevole famiglia. Se, ancora, quella donna avesse perso la verginità a causa di uno stupro, indipendentemente dalla violenza dell’atto, ne sarebbe stata segnata per tutta la vita. Ora, per fortuna, la cultura dominante è profondamente cambiata. Tuttavia la notizia di uno stupro continua a essere carica di significati morali che travalicano il principio di violenza. Ovviamente questo lo dice un uomo che non avrebbe il diritto di parlare di cose che non conosce, ma anche un uomo può essere sottoposto ad uno stupro e non è detto che il suo onore non possa essere offeso in misura parimente drammatica. Questo per dire che mettere troppa enfasi sul disonore provocato da una violenza, in una società che almeno nella forma ha superato quell’idea di disonore, non fa altro che dare voce a quelle forme di falso disonore con il risultato di alimentare, piuttosto che stemperare, la cultura maschilista.
Prendiamo a esempio il caso di Gessica Notaro che ha il volto deturpato perché il suo compagno le ha buttato dell’acido. Oltre alle terribili cicatrici che la segneranno per tutta vita, non posso neppure immaginare il dolore che ha dovuto sopportare. Sono convinto che se avesse potuto scegliere se essere violentata da 10 uomini o subire quel martirio, avrebbe preferito la prima tragedia. Se avessimo posto la stessa domanda ad una donna vissuta 100 anni fa, credo che avrebbe preferito la seconda tragedia. Questo per dire che è la cultura maschile, quella dominante, a dettare le regole, tuttavia quelle regole se non fossero condivise dalle donne perderebbero gran parte della loro forza. 100 anni fa non erano solo gli uomini a considerare ignobile una donna che avesse perso la verginità fuori dal matrimonio, lo erano anche le donne e non saprei dire se con meno accanimento




Daniele Passerini ha detto...

@Franco
Dice Bendinelli:
«Proprio questa equiparazione iper-generalizzante di qualsiasi violenza, a prescindere da cause e moventi, spinge a presentare la violenza maschile e quella femminile semplicemente come due facce della stessa medaglia. Ma la violenza non è tutta uguale, e non la si può analizzare senza considerare i contesti relazionali (in piccolo) e socio-culturali (in grande) che la rendono più o meno diffusa e più o meno accettata.»

No, siamo proprio agli antipodi.
Qua abbiamo a che fare con una crisi profonda della famiglia, del rapporto uomo-donna, del rapporto intergenerazionale, a mio avviso provocato dai falsi valori a cui la cultura capitalistico-consumistica ci socializza fin dalla nascita, accentuata a sua volta dalla crisi socioeconomica. Il tutto si traduce in un aumento generale delle problematiche della sfera psichica delle persone: dal disagio socio-affettivo alla patologia psichiatrica. È in questo contesto che nasce ANCHE il femminicidio, e perdonami se non riesco a considerarlo l’emergenza ma solo una di tante gravi emergenze sociali in corso.
Isolare un problema dagli altri a cui è correlato non aiuta mai né a comprenderlo né a risolverlo.
Quanto ai numeri: non dubitavo che ci potesse essere un ordine di grandezza tra omicidi di donne per mano di uomo e omicidi di uomini per mano di donna.
Ma non è questo il punto, riflettici.
P.S. Ritengo comunque che si tratti di un numero sottostimato.
P.S.S. Non voglio in alcun modo sminuire il triste fenomeno del femminicidio, è solo che - come è stato già scritto - è un po’ grottesco che qui dentro a parlarne sia un gruppo di uomini, di quelli poi che darebbero la vita per la propria donna, altro che togliersela!

E ORA TORNO A STUDIARE!

Franco Sarbia ha detto...

@ Daniele
Tu continua a studiare. Io trovo in vece doveroso che il problema di uomini che uccidono le donne lo affronti un gruppo di uomini che darebbero la vita per la propria donna. Ripeto il problema è di tutti ma la causa del femminicidio è tra gli uomini, "è" degli uomini, ed è giusto che gli uomini contribuiscano a comprenderne le ragioni, e a indicarne i rimedi. Così come noi non possiamo insegnare alle donne, femministe o meno, come essere donne, sarebbe grottesco lasciare alle donne il compito di spiegare ai femminicidi come essere uomini. Quando ci provano vengono uccise.

Daniele Passerini ha detto...

@Franco
E io come al solito concordo con Guglielmo: il vero problema è la violenza, di cui il femminicidio è uno degli sfoghi, forse il più odioso di tanti, ma appunto tra tanti.
Guarda alla cronaca degli ultimi anni. Hai presente i numerosi casi di omicidi (o tentati omicidi) per futili motivi tra adolescenti e giovani?
Le numerose liti tra automobilisti degenerate in percosse, accoltellamenti, pistolettate?
Gli omicidi stradali intenzionali (come quella coppia di automobilisti inseguiti e travolti un anno fa da un SUV).
Gli omicidi tra vicini di casa?
Non pensi che tutti gli autori di omicidio di cui sopra sarebbero potuti facilmente finire sulle cronache per un femminicidio, perché la loro struttura di personalità, la loro mancanza di autocontrollo, avrebbe potuto portarli altrettanto facilmente a scaricare la loro violenza su una loro ex?
È solo su questo che ti invitavo (come anche Guglielmo) ad allargare la prospettiva. Sicuramente l’acqua si fa strada dove il terreno cede più facilmente davanti a sé, ma è all’origine dell’alluvione che bisogna risalire.

Daniele Passerini ha detto...

@Franco
Hai presente il paradosso dei progetti di sostegno alla genitorialità? Tendono a partecipare i genitori che non ne avrebbero bisogno e non partecipano quelli che più ne avrebbero bisogno.
Gli uomini come noi che darebbero la loro vita per la propria compagna sono i meno in grado a comprendere la follia alle radici del femminicidio, io faccio fatica a immedesimarmi nella follia di chi è ai miei antipodi. Tu ci riesci?

pegupe@gmail.com ha detto...

@Franco

“io trovo invece doveroso che il problema di uomini che uccidono le donne lo affronti un gruppo di uomini che darebbero la vita per la propria donna. Ripeto il problema è di tutti ma la causa del femminicidio è tra gli uomini, "è" degli uomini, ed è giusto che gli uomini contribuiscano a comprenderne le ragioni, e a indicarne i rimedi. Così come noi non possiamo insegnare alle donne, femministe o meno, come essere donne, sarebbe grottesco lasciare alle donne il compito di spiegare ai femminicidi come essere uomini. Quando ci provano vengono uccise.”

Senza metter in discussione la tua affermazione che io e Daniele non contestiamo: ne diamo una diversa chiave di lettura. Prendiamo pure per buono il tuo metodo di affrontare un problema, senza guardare alla generalità della sua origine, quale è l’analisi che ne fai oltre alla generica affermazione che sia compito degli uomini dare un contributo alla sua soluzione? Dammi qualche altra indicazione perché altrimenti la discussione rischia di impantanarsi in una inesistente contrapposizione.

Silvio Caggia ha detto...

Che fare?
Io educherei le femmine fin da bambine a stare alla larga da chi manifesta certi comportamenti "segnale":
-urlare
-prendere a calci o pugni oggetti
-non avere rispetto per gli animali

Daniele Passerini ha detto...

@Sergio
Che fare?
Io educherei le femmine fin da bambine a stare alla larga da chi manifesta certi comportamenti "segnale":
-urlare
-prendere a calci o pugni oggetti
-non avere rispetto per gli animali

Con semplicità e chiarezza hai detto qualcosa di molto importante. Quando mia figlia a 13 anni ebbe il suo primo flirt col teppistello del quartiere, tremavo... e sapevo che se io e la madre le avessimo impedito di vederlo avremmo ottenuto l’effetto contrario. Ma mia figlia, grazie ai riferimenti prosociali ricevuti dai propri genitori, aprì gli occhi (entrambi e belli spalancati) quando lo vide uccidere un uccellino e prendere a calci alcuni gatti.
Oggi mia figlia studia all’università e “tiranneggia” un ragazzo buono come il pane (persino troppo), mentre quel ragazzino è già diventato un pregiudicato, (pur essendo stato intercettato dai servizi) e non dubito che potrebbe essere un potenziale femminicida/omicida.
Il vero problema è come intervenire precocemente su minori (ragazzi, ma anche ragazze) che manifestano comportamenti antisociali, senza suscitare le levati di scudi di chi pensa, per esempio, che la famiglia sia sempre da preferire alla comunità. Ma una rete di servizi sociali efficiente, in grado di prendersi in carico tutti i minori (e le loro famiglie) che esprimono disagio dovrebbe avere un bilancio più simile a quello del ministero della difesa che a quello del lavoro e delle politiche sociali. Il nodo è qui: tutto il resto ahimè son chiacchiere.

Daniele Passerini ha detto...

Errata corrige: Sergio = Silvio

Silvio Caggia ha detto...

Dal punto di vista biologico parliamo di costellazione omicida:
https://goo.gl/images/9wLHGk
Che possiamo vedere come la somma della costellazione aggressiva e della costellazione post-mortale.

Che la costellazione aggressiva sia quasi un must per sopravvivere nella società odierna è abbastanza evidente...

Silvio Caggia ha detto...

Ovvio che si potrebbe fare molto a livello sociale per ridurre l'incidenza dei 4 conflitti che combinati producono tale costellazione...
Purtroppo invece la società fomenta questi 4 conflitti, visto che servono anche ad identificarsi ed appoggiare chi decide di bombardare un paese...

pegupe@gmail.com ha detto...

Preciso che non è affatto vero che questa discussione non sia comunque utile, perché, almeno nel mio caso, mi aiuta a porre l’attenzione su uno specifico problema in modo di affinare il mio pensiero.

Alessandro Pepe ha detto...

@Franco

Non ho detto che non voglio affrontare L argomento perché maschio, ma solo che mi riesce difficile parlarne in un blog di soli uomini. Il maschilismo è una malattia asintomatica il più delle volte, solo una medico donna la può rivelare. Per questo mi limito a parlare di violenza. Le questioni di genere vanno affrontate tra i generi, a mio parere. Se c’è una donna all ascolto la invito a partecipare. Inoltre io mi considero maschilista. Nel senso che ho spesso esercitato potere sull altro genere. Riguardo a dare la vita per la propria compagna, per poteri dire devo essere messo di fronte al fatto. Ancora non mi è capitato. Per il resto tutto ciò che hai scritto è bellissimo. Giustificavo solamente il mio parziale silenzio

Alessandro Pepe ha detto...

Ps pensate al pranzo di domenica. Noi e i nostri ego a parlarci addosso e le donne in disparte, come se fossimo in un Damnuso di Pantelleria all inizio dell 800. L unica mia madre, ma forse solo perché era mia madre.

Franco Sarbia ha detto...

@ tutti
la discussione si va facendo via via più interessante, anche grazie alla diversità delle opinioni. A Daniele vorrei però giungesse il seguente messaggio. Quel che differenzia il mio invito ad approfondire la riflessione sullo specifico fenomeno del femminicidio non è il rifiuto ad “allargare la prospettiva” ovvero a considerare la sua correlazione con tutte le altre forme di violenza. Uno dei fondamenti della mia formazione “Learning by doing” fu la teoria dei sistemi di Ludwig von Bertalanffy, un biologo austriaco. Egli mosse la sua riflessione da un fatto incontestabile: ogni elemento di un organismo dispone dello stesso codice genetico ma sviluppa diverse funzionalità in relazione a: flusso di informazioni, che riceve, elabora e trasmette; flusso di energia che riceve, degrada o genera e restituisce; flusso di materiali che riceve trasforma e produce. Gli ingegneri di automazione che io osservavo al lavoro, come responsabile marketing di Automa, traducevano questo modello in un “sistema di analisi strutturata” necessario alla comprensione e alla progettazione di un sistema complesso. Per ogni sistema producevano un grafico nel quale evidenziavano la rete di collegamenti dei diversi componenti e per ciascuno, l’input, il throughput e l’output di energia e materiali dalla fonte al risultato finale e il feedback d’informazioni dal risultato alla fonte. È un divertentissimo esercizio nato per comprendere il funzionamento di un organismo vivente nella sua esclusiva capacità di autoriferirsi e autogenerarsi, o di un sistema di automazione totalmente artificiale, ma anche di un sistema sociale complesso. Non per caso si fondarono su tale presupposto sia il concetto di “autopoiesi” di Maturana e Varela, sia la teoria della società di Niklas Luhmann. Ora ciò che è lapalissiano è la comune matrice violenta tra omicidi stradali intenzionali, omicidi tra vicini di casa e femminicidio. Ma non è affatto dimostrato che chi falcia per strada un passante o uccide un vicino perché il suo cane disturba il giorno dopo uccida la sua compagna. A te risultano casi siffatti? A me no. Quindi pur riconoscendo la comune origine della violenza nella natura umana, ovvero nelle interrelazioni più ampie immaginabili del codice genetico, linguistico, culturale e sociale di ogni essere umano che interagisce con ogni altro, esiste una specificità del femminicidio che deve essere approfondita, secondo una metodologia di analisi strutturata, nella più ampia prospettiva nella quale il fenomeno sia collocabile. Daniele questo compito forse non spetta né a me né a te né agli amici che darebbero la vita per le proprie mogli. Ma perché negare la necessità di conoscerne meglio la natura specifica dalla quale derivare misure appropriate per prevenire e debellare la barbarie di una tale forma di regressione morale e civile della nostra comunità?

Daniele Passerini ha detto...

@Franco
Carissimo, non nego assolutamente nulla, anzi! Dico solo che mi sento (probabilmente il fatto di lavorare nei servizi sociali mi condiziona) come su una nave sotto siluramento che affonda, colpita sotto la linea di galleggiamento a prora, a poppa, a dritta e babordo. Se c’è ancora una possibilità di salvare la nave, bisogna occuparsi contemporanemente di tutti i danni subiti e non concentrarsi su uno in particolare... questo senso di impellenza vitale e alla radice di tutti i miei commenti.
In realtà condividiamo perfettamente la gravità del problema femminicidio, ma non credo che la stretta colonna di un blog sia il luogo adatto a sviscerarlo, specialmente se solo tra uomini.
P.S. Scrivi “Ma non è affatto dimostrato che chi falcia per strada un passante o uccide un vicino perché il suo cane disturba il giorno dopo uccida la sua compagna. A te risultano casi siffatti? A me no.“
Non viviamo nella jungla per cui, di solito, chi commette un delitto (parlo della gente comune, non di pregiudicato incalliti) viene consegnato alla giustizia prima che possa commetterne altri. Pertanto la tua ipotesi non è falsificabile.
La mia parte invece dal fatto che per la psiche gli “oggetti” su cui proietta la rabbia sono in genere interscambiabili.

CLaudio Rossi ha detto...

La mia posizione l'ho espressa e invito chi alzasse troppo il sopracciglio a rileggersela; butto però un sasso nello stagno per esprimere un'altra mia preoccupazione.
Mi sembra che sia ormai di moda voler curare anche i sani per non dire a qualcuno che è malato. Vale per Big Pharma :-) ma anche per le idee. Quando viene proiettato sulla ribalta qualche argomento etico comportamentale, si parte a generalizzare per non mirare ai veri destinatari delle accuse. Dato quindi che siamo tutti razzisti in quanto di pelle bianca, omofobi in quanto eterosessuali e maschilisti in quanto di sesso maschile, tutti dobbiamo sentirci in colpa per qualcosa che non dipende da noi e dalla nostra buona o cattiva volontà, ma dall'insieme al quale, involontariamente, apparteniamo.
A me sembra che questo modo di interpretare le cose stia dilagando. Da un lato si sostiene la teoria che sia più efficace l'atteggiamento premiale che quello repressivo, poi però si cerca di accomunare tutti nei misfatti “statistici” per colpevolizzare intere categorie. In tutta sincerità mi sento colpevole di aver ceduto ad alcuni comportamenti criticabili della mia collocazione sociale (consumismo, competitività ecc.) ma neanche un po', ad esempio, per quei tre atteggiamenti di cui sopra. Non credo nel “peccato originale” se non l'ho commesso io; e so di essere abbastanza autocritico per rendermene conto.
Oltretutto, con questo approccio, si finisce col “tutti colpevoli = nessun colpevole”.
E adesso lapidatemi.

Alessandro Pepe ha detto...

Così risponde mia madre:

Ma forse eravate voi a essere in disparte provate a pensarci. Noi ex cognate ci eravamo sentite prima, contente di ritrovarci e di scambiare racconti e notizie .pettegolezzi?preferisco chiamarli discorsi sulla vita vera, che cominciano con un "dimmi di te.io che ti parlo tu che mi.racconti. " che è anche il titolo del libro di una filosofa femminista molto sofisticata . In quel momento magari i discorsi dall altra parte del tavolo suonavano un pò scontati, simpatici esercizi di atletica discorsiva. Che facciamo tutti/e per chiedere riconoscimento o per negarlo Per costruire relazione (anche negativa) o per vincere Mi interessa moltissimo quella frase:"sono maschilista" sapere che cosa voleva dire è molto importante sperando che non sia solo un compiaciuto vezzo del tipo "confesso" quindi sono proprio figo.. qui al tavolo vicino (siamo a Nablus)ci sono 5 donne velatissime che parlano fitto fitto e scoppiano in grandi risate...forse contentissime di stare "in disparte" .sanno che Il velo " è sulla faccia degli uomini " come dicono spesso, che hanno paura di vedere. . A presto

Franco Sarbia ha detto...

@ Claudio
sono d'accordo con te: non si può scaricare sulla società la responsabilità di ogni fenomeno di diffusione significativa, talvolta in misura tale da attribuire la colpa alle stesse vittime. La responsabilità individuale è esclusiva, ma questa constatazione non dev’essere in contrapposizione con la necessita di una conoscenza approfondita delle dinamiche che conducono certe persone e non altre a comportamenti diffusi con caratteristiche comuni e ripetitive come il femminicidio. Individuarne i prodromi come suggerisce Silvio e gli interventi educativi mirati alle persone che li manifestano e alle potenziali vittime può contribuire sia a elevare il livello di coscienza degli uni e delle altre, sia a comportamenti preventivi delle famiglie e della scuola. Tuttavia, ritornando all'esperienza che ho vissuto, per prima cosa mi accontenterei di un adeguamento della normativa e delle tecniche di monitoraggio dei comportamenti violenti finalizzate a proteggere le vittime anziché a garantire la libertà dei violenti, e di una migliore formazione di carabinieri, polizia e magistratura.

pegupe@gmail.com ha detto...

@Claudio

“Colpevoli tutti, nessun colpevole”
Nessuna lapidazione, almeno da parte mia. Si potrebbe avere un approccio esattamente all’opposto, tutti siamo vittime e quindi, ogni individuo, non è colpevole, e nessuno ha il diritto di giudicare il suo simile, perché ha nessuno è data la possibilità di sapere come si sarebbe comportato se avesse vissuto nei minimi dettagli l’esperienza di chi si è reso colpevole. Ma noi siamo in una società e, come ogni società, non può esimersi dal giudicare chi danneggi il suo simile. L’idea che ognuno sia vittima del suo passato è un approccio psicologico, il secondo, quello della convivenza sociale, è un approccio sociologico. La psicologia pensa all’individuo, la sociologia e l’antropologia analizza la cultura e i comportamenti dei gruppi sociali o etnici; in buona sostanza deve operare una massificazione. Quando utilizziamo i dati di quella massificazione verso il singolo, entriamo nel loop dell’ideologia razzista. Questo che mostro è un comodo modello astratto che serve a mettere in luce gli estremi polari di una conflittualità, ma il mondo è in continua conflittualità e il compito dell’uomo sta nel comprendere le conflittualità cercando di attenuarne il dislivello e, in questo specifico caso, quella bussola serve a non farci precipitare in eccessi di buonismo e in eccessi di cattivismo. Scusate l’uso di questi due orribili neologismi.
Il tema proposto da Sarbia su questo post mostra in modo evidente la dicotomia tra la preoccupazione della propria difesa e l’attenzione verso un dramma psicologico di un giovane folle. Io penso che sia proprio questo eccessivo squilibrio a rendere impreparate le strutture sociali che hanno il compito di attenuare le tensioni tra individuo e società. Per questa ragione l’educazione del singolo (scuola, famiglia e frequentazioni) e la preparazione accurata delle strutture sociali ( polizia, magistratura, la formulazione di sagge e applicabili leggi) sono i cardini sui quali deve reggersi una società che possa essere degna di chiamarsi tale.
I buonisti sono coloro che direbbero: povero ragazzo, è un malato, non è colpa sua, non possiamo infierire su di lui.
I cattivisti direbbero: è un essere indegno,abbattetelo!
Franco ha dimostrato, con la sua sensibilità, di vedere contemporaneamente le due facce del problema, ma si trova nel dramma di una situazione che da solo non può risolvere e lancia a tutti noi una richiesta di aiuto.






Silvio Caggia ha detto...

@Pegupe
"I buonisti sono coloro che direbbero: povero ragazzo, è un malato, non è colpa sua, non possiamo infierire su di lui.
I cattivisti direbbero: è un essere indegno,abbattetelo!"

Il pragmatista direbbe:

Se hai visto l'immagine che ho linkato

https://goo.gl/images/9wLHGk

comprendi che siamo di fronte sì ad una "malattia", ma anche a come poterne uscire...
Sull'emisfero sinistro leggi:
-frustrazione sessuale (vene coronarie / cervice uterina)
-indecisione/identità territoriale (mucosa rettale)
Sull'emisfero destro leggi:
-perdita de territorio (arterie coronarie / vescicole seminali)
-contrarietà territoriale (piccola curva dello stomaco / vie biliari)

Sblocca almeno uno dei 4 conflitti e sei fuori dalla costellazione omicida.

Franco Sarbia ha detto...

@ Guglielmo
Ci siamo capiti. Grazie.
@ Silvio
Interessante questa tua visione, dove troviamo bibliografia sull'argomento?

Silvio Caggia ha detto...

@Franco Sarbia
Dove non ti piacera: le costellazioni biologiche fanno parte della nuova medicina di Hamer...

Franco Sarbia ha detto...

@ Silvio
Guarda che io ritengo fondate alcune teorie di Hamer sulle cause del cancro. Assai meno quelle su terapie e prognosi. Ma il mio punto di vista non fa testo né sulle une né sulle altre.

Franco Sarbia ha detto...

Segnalazione linguistica. Buonismo è un neologismo ormai d'uso comune. Ma spesso è stato utilizzato per squalificare i sostenitori della necessità dei salvataggi in mare da parte di chi rifiuta per principio tali interventi umanitari. Qualche linguista ha visto in questo uso una matrice comune con un neologismo diffuso a seguito delle leggi razziali a fine anni 30: pietismo. Erano detti pietisti quanti si dichiaravano contrari ala persecuzione e alla deportazione degli ebrei. Analogamente sono detti buonisti quanti ritengono un dovere salvare le vite dei profughi in pericolo.

pegupe@gmail.com ha detto...

@Sarbia
Personalmente trovo il termine buonista un termine diseducativo e per questa ragione improprio, come quando si dice che una persona è troppo buona sottintendendo che è stupida. Anche questa è una parola fortemente maschilista, tanto per rimanere nel tema da te affrontato.
Tra coloro che usano il termine buonista, quelli stessi lo userebbero verso Gesù Cristo? Non può esserci negatività nell'esprimere bontà, mentre nell'espressione della cattiveria c'è sempre negatività.

Franco Sarbia ha detto...

O.T. Spero nell'incarico esplorativo a Fico e nella disponibilità di PD e LEU a un governo a guida Di Maio. Sarebbe una imperdibile opportunità di cambiamento. Se fallirà temo si apra la campagna acquisti di parlamentari PD da parte di Berlusconi.

Vincenzo Gribaudo ha detto...

L'unico governo ora disponibile credo sia quello M5S-DS-EU a guida Gentiloni capace di intermediare tra gli opposti e con i due ministeri del Lavoro ed economia sempre DS a garanzia. I due dei 5S hanno già detto troppe cavolate e dimostrato ampiamente di essere dei teorici senza un minimo di esperienza pratica. In tal modo forse i DS potrebbero anche accettare senza essere letteralmente inghiottiti dai 5S. Di Maio è ancora ampiamente un mistero e teleguidato dalla compagna esperta nel produrre soggetti di immagine a secondo nella necessità politica . insomma un semplice manichino. Continuo ad essere contrariato del fatto che Di Battista non sia nel governo. Solo così poteva dimostrare quanta verità e quanta fuffa ci sia nel suo personaggio. Scendere dal vaffa sistematico e dall'olimpo delle belle idee avrebbe potuto far capire di spessore fosse. Così
rimane un altro manichino tanto affascinante quanto inutile e pericoloso. Non va mai dimenticato che siamo sempre in un periodo di forte crisi economica e sociale e nessuno ha la bacchetta magica. Oggi il rischio di bruciarsi per qualunque forza politica è reale. Occorre essere realisti e capire gli sforzi di chi ci governerà senza infierire troppo e pretendere troppo. Nessuno aggiusterà tutto in breve tempo.. Bisogna semplicemente provarci con forza ed umiltà. Occorre che ci dicano la verità tutta senza nascondere nulla e senza partigianeria, creando così una partecipazione ed orgoglio nazionale in un clima di collaborazione vera nel rispetto dei ruoli. Vediamo...

Franco Sarbia ha detto...

Oggi, 20 aprile 2018 due femminicidi e il cadavere di una donna assassinata trovato a Roma.

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