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venerdì 6 maggio 2016

L’Orcolat visto da un bambino


Post di Hermano Tobia

Il 6 maggio 1976, 40 anni fa, il Friuli fu devastato da un violento terremoto. All’epoca (come adesso) vivevo a Udine ed avevo poco meno di 6 anni; volevo condividere con gli amici del blog i ricordi di quei momenti, ancora vivi e presenti come se quei fatti fossero accaduti ieri.

Una serata di primavera come tante altre, in famiglia, davanti alla televisione, venne interrotta da un rumore strano, sordo, cupo. Mio padre, stupito e perplesso, andò in terrazza per cercare di capire di cosa si trattava, ipotizzando, probabilmente per deformazione professionale (ex militare), un possibile passaggio di mezzi cingolati in strada. Poco dopo però quel rumore divenne un boato tremendo, mancò la luce e cominciò a tremare tutto. Ovviamente non avevo la minima idea di cosa stesse succedendo, ma dall’apprensione dei miei genitori era chiaro che si trattava di qualcosa di grave.

Mentre stavamo scappando verso la strada, con l’ingenuità di bambino dispettoso, colsi l’occasione per calpestare il prato “proibito” del padrone di casa (che abitava al piano superiore), davanti ai suoi occhi: in circostanze normali mi avrebbe urlato a squarciagola, ma in quell’occasione aveva lo sguardo impaurito e perso nel vuoto, e non disse una parola.

Fu la prima di una serie di notti in automobile: nessuno sapeva se le case fossero sicure, o se il peggio fosse passato. Le scosse si susseguivano ininterrottamente tanto che, dopo un po’, nemmeno ci si faceva caso. Per fortuna la stagione volgeva al bello e quindi per noi bambini era quasi divertente passare le giornate all’aperto e dormire in tenda; tutto sommato a me ed alla mia famiglia andò bene: a parte gli spaventi ed i campeggi forzati, nessun altro danno.

Ma non tutti furono così fortunati; ricordo quando andammo dai parenti a Gemona: macerie dappertutto, case sventrate, i volti di chi aveva perso tutto. Difficile dimenticare.

E quando sembrava che l’Orcolat si fosse ormai riaddormentato, a settembre arrivò un altro boato, altrettanto tremendo; per fortuna era solo un colpo di coda.

Poi ci fu la ricostruzione: prima le fabbriche, poi i paesi distrutti, che furono ricostruiti esattamente com’erano, coniugando tradizione, identità e storia con le moderne tecniche di costruzione antisismica.

Se qualcuno ha occasione di passare da queste parti, suggerisco una piccola deviazione per vedere come sono rinati, ad esempio, Gemona, Venzone, San Daniele o Colloredo; sicuramente non rimarrà deluso.

11 : commenti:

gio ha detto...

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CLaudio Rossi ha detto...

Lavoravo a Udine in quel periodo, ma il giorno del terremoto ero tornato casualmente a Roma per qualche giorno. Ricordo benissimo quell'evento pur non avendolo vissuto in prima persona per una strana serie di coincidenze. Tornando a Udine capii il profondo trauma delle persone e ammirai la forza e la determinazione dei friulani nella fase della ricostruzione e soprattutto la loro esemplare dignità.

gabriele ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
gabriele ha detto...

Anche io ne ho un ricordo diretto nella mia infanzia (avevo 9 anni).

Era sera, io ero a casa mia (a Trieste, dove l'epicentro era ben distante per buttare giù case, ma per farle tremare sì).

Di quella sera, ho due ricordo ben distinti:

Il primo, il tremare del mobile che fungeva da libreria, ancora adesso, nella DCIM che ognuno di noi si porta dietro della propria vita, ho chiaro e netto il filmato, pochi frame, del mobile che tremava (con anche un po' di audio, ma quello alquanto più sfocato e forse "generato" per deduzione nella mie mente più che ricordato).

La seconda, era la strana impressione di vedere vicini di casa che di solito vedevo vestiti di tutto punto, essere a fianco a me in strada vestiti "normalmente"/"da casa", e noi bambini invece in pigiama.

Sì, di tutto quella sera la cosa che più mi ricordo era la strana sensazione di trovarmi in pigiama in strada insieme ad adulti che conoscevo di vista.

I giorni successivi realizzai, ma mi verrebbe da dire con la classica incoscienza/irrealtà/lievità dei bambini, quanto quei miei ricordi erano dettagli rispetto ai fatti accuaduti vicino.

Franco Sarbia ha detto...

Venimmo a conoscenza della scossa più forte delle 21 e sei minuti dai notiziari, la sera del giorno stesso giovedì 6 maggio 1976. 11 lavoratori della Manifattura di Gemona che facevano il turno morirono quella notte. I montatori del mio reparto, la San Giorgio di Sestri Ponente, stavano allestendo i nuovi filatoi nella nuova fabbrica in costruzione. Seppi solo il giorno dopo, il venerdì 7, che quell'ora avevano già smontato e si erano salvati tutti. Il lunedì rientrarono e ci resero partecipi della tragedia. Non ricordo quando ma dopo pochissimi giorni ritornarono a Gemona e iniziarono il recupero dei filatoi vecchi e nuovi e la ricostruzione.
http://video.gelocal.it/messaggeroveneto/dossier/terremoto-del-friuli/terremoto-del-friuli-la-tragedia-della-manifattura-di-gemona/54821/55549

Alessandro Pagnini ha detto...

Mia nonna paterna era originaria di Nimis (UD) dove aveva visto, da bambinetta, passare la grande guerra, anche se all'età di 12 anni fu mandata a cercar fortuna a Prato, allora in espansione, presso una famiglia per la quale in pratica faceva da colf. Sua sorella invece si trasferì a Roma, però ricordo sempre quando si sentivano per telefono e ricominciavano a parlare in dialetto.
Ho svolto il servizio di leva a Vacile di Spilimbergo (PN) nel 1980 e ho visto gli effetti ancora presenti del terremoto. Durante una licenza, approfittai per fare un giro a Nimis ed ebbi modo di conoscere alcune persone, che mi erano state indicate da mia nonna, che si ricordavano bene di lei, ma anche di mio padre, prematuramente scomparso l'anno precedente e che era stato più volte condotto da mia nonna a visitare i luoghi natii di lei. Nimis era stata molto colpita, tanto che una delle signore che conobbi e che tra l'altro mi fece dono anche di una bottiglia di vino locale :-), viveva purtroppo ancora in un container.
Considerata l'operosità dei friulani, mi viene da pensare che quello che avrei trovato 4 anni prima, senza il loro lavoro di recupero, averebbe potuto essere davvero impressionante.
Caso ha voluto, però, che proprio nei giorni in cui mi trovavo a svolgere la naja, il terremoto colpisse l'Irpinia.
Da friulano per 1/4, rimasi un po' male sentendo i commenti nei bar quando in televisione passavano le immagini della tragedia irpina. Non certo tutti, ma alcuni (protoleghisti?) si davano di gomito e con aria di chi sta per prendersi una bella soddisfazione, sfidavano idealmente i 'terroni' a districarsi da quel disastro, certi che non avrebbero ben figurato e sentendosi invece, loro firulani, di ben altra pasta fatti.
Certamente la cultura assistenziale del sud e quella del fare del nord, sono realtà abbastanza evidenti e che qualcosa ci fosse da cambiare, soprattutto nella prima, non lo voglio mettere in discussione. Tuttavia, certi commenti e certi atteggiamenti di fronte a tragedie simili, con ancora la gente da estrarre, viva o morta, da sotto le macerie, non mi lasciarono una bellissima impressione.

Roberto Bletzo ha detto...

da quel che mi dicono gli amici "ruspisti" della zona valpolicella
in friuli hanno dato una mano e sono stati ripagati (tanto o poco non lo so) dallo stato
in irpinia chiedevano un "pizzo" sugli appalti.Infatti son tornati a casa.

forse solo discorsi da bar..............

Roberto Bletzo ha detto...
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Roberto Bletzo ha detto...
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Roberto Bletzo ha detto...
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Daniele Passerini ha detto...

OT
Ieri mattina sono andato a fare un prelievo al bancomat della agenzia principale Unicredit a Perugia. Appena superato il varco automatico che conduce a bancomat e cassa continua, subito a destra ho notato - per la prima volta - una piccola sala d'aspetto, con un bel divanetto rosso, vicino a una porta con il cartello "BANCO SU PEGNO".
Francamente non sapevo che le banche ora facessero anche da banco dei pegni... segni dei tempi di crisi... mi ha messo tanta tristezza questa cosa...
https://www.unicredit.it/it/privati/prestiti/creditosupegno.html

Credo che la ricostruzione del Friuli resti tutt'ora il miglior esempio di risposta - in primis di una comunità locale - all'emergenza di un grave terremoto... ma successe comunque 40 anni fa... oggi temo che a parità di danni sarebbe assai più dura risollevarsi in piedi.
Ripeto, senza togliere nulla a quello che fecero - tanto di cappello - i friulani in risposta a quel sisma.

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