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sabato 14 maggio 2016

Are you looking for LENR?
Then you are lookingforheat.com! (ITA/EN)

Post di Daniele Passerini (22 passi)

Qualche settimana fa ho ricevuto una email inconsueta dall’Inghilterra, firmata Alan Smit.

Alan mi ha spiegato che, dopo essere andato in pensione, ha investito tempo e denaro nella costruzione e nella sperimentazione di varie “unlikely things” (cose improbabili). Una volta venuto a sapere dell’E-Cat di Rossi (anche grazie a 22 passi) ha finito per dedicarsi soprattutto al vastissimo ambito di ricerca delle LENR.

Così ha progettato, costruito e sperimentato un reattore LENR (si vedano le Foto 1 e 2) vagamente ispirato a un congegno simile costruito in Ucraina. Il reattore ideato da Alan ha due porte, sì da rendere possibile eseguire, allo stesso tempo e in condizioni strettamente identiche, test su campioni di controllo e campioni attivi.

Interessi molto simili a quelli di Alan sono nutriti anche da Sam Hansson, un "business developer" e commentatore del palcoscenico LENR, che è anche suo socio d'affari.

Alan Smith e Sam Hansson hanno aperto insieme, all'inizio dello scorso mese di marzo, Looking For Heat, il primo shop on line di attrezzatura LENR del mondo: una sorta di “ferramenta” dove i ricercatori indipendenti delle LENR, quelli che esercitano la loro passione in garage, cantina o sottoscala, possono trovare tutto (o quasi) quello di cui possono avere bisogno per i loro esperimenti, dagli occhiali di sicurezza ai contatori Geiger.

Oltre a questo, Alan e Sam hanno l'obiettivo di diventare un punto di riferimento per tutte le persone interessate a realizzare, in modo semplice, test e dimostrazioni LENR condividendo in rete tutto quello che scoprono. Qualcosa di simile, insomma, a quanto promosso dal MFMP, con la differenza che il MFMP propone un modello di OpenScience con livelli di attrezzature e budget al di là di quelli raggiungibili dalla maggior parte delle persone. Al riguardo Alan ha usato una immagine molto efficace:
“What MFMP show is a shop window full of exquisite Patisserie - but they don't really show how it is made. A spectator event. On the other hand, we take our customers right into the bakery and show them every step from lighting the oven to washing the dishes. We want people to become participants, not observers.”

“Ciò che il MFMP mostra è una vetrina piena di squisita pasticceria - ma non mostra realmente come è fatta. Si è solo spettatori di un evento. Viceversa noi portiamo i nostri clienti proprio dentro la panetteria e mostriamo loro ogni passo, dall’accendere il forno al lavare i piatti: vogliamo che la gente partecipi, non che si limiti ad osservare.”
Dunque, se un ricercatore indipendente delle LENR si cela anche in voi, su www.lookingforheat.com troverete molte più informazioni, documenti e video (nella sezione “Research Notes”) e un magazzino fornitissimo (nelle sezioni “Shop”).

Fig. 1: Reattore LENR “Looking For Heat” - vista d'insieme del setting
"Looking For Heat" LENR Reactor - setup overview. 

Fig. 2: Reattore LENR “Looking For Heat” - spiegazione delle sue parti. 
"Looking For Heat" LENR Reactor - parts detail. 

by Daniele Passerini (22 passi) 
A few weeks ago I received an unusual email from Alan Smith in the UK.
Alan explained that, since his retirement, he had invested time and money in experimenting with, and building, various “unlikely things”. When he found out about Rossi’s E-Cat (thanks also to 22 passi) he ended up dedicating most of his time to the very vast field of LENR research.
This led to him designing, building, and testing a LENR reactor (see Figs. 1 and 2), an offshoot of a vaguely similar device from Ukraine. Alan’s reactor has two ports, which allow testing active and control samples at the same time, and under strictly identical conditions.
Alan’s interest are shared by Sam Hansson, a business developer and commentator on the LENR scene, who is also a business partner.
Last March, Alan Smith and Sam Hansson opened Looking For Heat, the first online shop in the world for LENR equipment. It’s a kind of “hardware store” where  independent LENR researchers – those men and women who pursue their passion in garages, cellars, and staircase closets – will find everything (well, almost everything) from glass-ware to Geiger counters needed for experiments.
Besides this, Alan and Sam’s aim is to become a reference point for all persons interested in setting up LENR demonstrations and tests in a simple way, by sharing online everything they discover. By and large, this is somewhat akin to what the MFMP is promoting. But the latter’s OpenScience model is based on equipment and budget levels far beyond the grasp of most folks. Alan’s description here is telling: 
“What MFMP show is a shop window full of exquisite Patisserie - but they don't show clearly how it is made. A spectator event. On the other hand, we take our customers right into the bakery and show them every step from lighting the oven to washing the dishes. We want people to become participants, not observers.” 
So – if there’s an independent researcher” in you, you will find much more information on www.lookingforheat.com, as well as documents, videos (in the “Research Notes” section), and a super well-stocked warehouse (in the “Shop” sections) for your orders.

22 : commenti:

Alessandro Pagnini ha detto...

Il piccolo chimico si aggiorna :-)
Occhio però che nonostante un certo ottimismo accendere un reattore nucleare in casa non è cosa da dilettanti. Me356 e stato esplicito sulla questione

Antonio ha detto...

@Alessandro: da quando abbiamo stabilito che si tratta di un reattore "nucleare"? Frequento poco negli ultimi tempi e devo essermi perso qualche passaggio.
P.s. Interessante la comparsa del "regolatore PWM"

Alessandro Pagnini ha detto...

@ Antonio
Probabilmente non ci saranno risultati. Tuttavia lo scopo é riuscire ad ottenere proprio una reazione nucleare e si incoraggia in maniera un po' disinvolta a provarci ognuno con la propria ricetta. Per chi riuscisse vedo dei seri rischi. Tu non lo credi possibile e quindi non ti senti di condividere il mio richiamo alla prudenza.

Antonio ha detto...

@Alessandro: ho capito il senso e condivido la tua preoccupazione. Il fatto che io non lo ritenga possibile non significa che non vadano prese precauzioni se solo si pensa che ci possano essere radiazioni di qualche tipo. Giusto.
Io pensavo che qualcuno avesse "misurato" radiazioni, per quello ho commentato in tal senso.

Alessandro Pagnini ha detto...

@ Antonio
"...Io pensavo che qualcuno avesse "misurato" radiazioni..."

No no, quello è solo un kit per provarci, ognuno a modo suo. Secondo me la probabilità che qualcuno riesca ad ottenere un'eventuale reazione LENR è infima. Oltretutto sarebbe anche illegale, credo. Non badiamo che la cosa passa inosservata perchè, in questo caso, il negazionismo aiuta. Non pensando che esistano le LENR si valuta la cosa come un eccentrico passatempo, ma se poi uno o due dovessero davvero ottenere qualcosa, avremmo seri rischi per loro e forse anche per il vicinato.
Per questo citavo il sedicente replicatore me365, che mette in guardia da tanta leggerezza.

gabriele ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
gabriele ha detto...

Perlomeno i garage sotto casa non stanno in esotici luoghi alla frontiera della civilizzazione.

https://it.wikipedia.org/wiki/Corsa_all%27oro
"Incidentalmente, pochi cercatori fecero fortuna, diversi fornitori e commercianti invece si arricchirono, e numerosi sfortunati sopportarono momenti duri e privazioni, in esotici luoghi alla frontiera della civilizzazione, per una piccola ricompensa."

bel sognar e oziar

@Daniele, si celia :)

Daniele Passerini ha detto...

@Alessandro
Il piccolo chimico si aggiorna :-)
Esatto! :-)

@gabriele
"Incidentalmente, pochi cercatori fecero fortuna, diversi fornitori e commercianti invece si arricchirono, e numerosi sfortunati sopportarono momenti duri e privazioni, in esotici luoghi alla frontiera della civilizzazione, per una piccola ricompensa."
Quoto. E faccio il tifo per quei pochi cercatori LENR che faranno la loro fortuna come accade per i loro predecessori della corsa all'oro del XIX secolo.
Grazie Gabriele, la tua citazione mi dà l'occasione per spiegare che Alan è un caro amico di un mio caro amico (e non pensate a Levi, non sto alludendo a lui); per questo faccio un po' di promozione al suo sito.
NON PRENDO PERCENTUALI: esattamente come per tutte le cose a cui do spazio su questo mio blog. Se qualcosa mi piace e soprattutto se ho tempo (il post su Looking For Head, tra una cosa e l'altra mi ci sono voluti 20 giorni a scriverlo perché non trovavo mai un momento per dedicarmici), allora la introduco nel blog.

@gabriele
... si celia :)
Sì lo so, infatti come ti ho già detto, apprezzo il tuo medo di commentare, a prescindere se siamo su opinioni simili o diverse.
Volendo proprio usare quelle ormai odiosissime etichette di be' e unbe', se tutti gli unbe' fossero come te passerei sull'altra sponda del fiume! :)
Ma finché gli unbe' sono costituiti in maggioranza da cimpy, oche, barnei, ramani, onanisti vari, me ne resto volentieri dove sto. :)

camillo ha detto...

Il fenomeno LENR potrebbe avere due spetti uno classico che ha a che fare con il nucleare, l'altro aspetto potrebbe essere inerente all'energia radiante proposta per primo da Tesla.

La parte che riguarda il fenomeno nucleare, se c'è è piccolissima, i vari sperimentatori casalinghi che come il sottoscritto hanno provato a ripetere Piantelli o altro se sono onesti devono ammettere che il fenomeno al massimo provoca piccole variazioni abbastanza casuali, con modestissime quantità di energia in surplus. Ora se uno non ha mezzi sofisticati e rigorosi, si vedono (almeno io ho visto) s"stranezze" che almeno nei miei esperimenti, potevano rientrare negli errori dei vari strumenti.
A dire il vero le "stranezze" sono tali che lo sperimentatore finisce col credere che il fenomeno esiste ma non è in grado di dimostrarlo.
O se anche i suoi dati lo dimostrano la cosa non è poi ripetibile.
Lo stesso Piantelli faticò molto a ripetere i suoi stessi esperimenti.
Alla fine però assieme a Focardi realizzarono un ottimo esperimento di raffronto. Due celle cilindriche identiche operavano con gli stessi parametri, però in una c'era barretta di Nichel in atmosfera di Idrogeno, nell'altra c'era una barretta di ferro. Per mantenere la stessa temperatura la cella col nichel dimostrava di aver bisogno di un 20% di meno di energia. Esperimento protratto per mesi.

Quindi uno dice c'è la dimostrazione. No perchè la cosa non è ripetibile da altri centri di ricerca, quindi il fenomeno viene classificato come errore di misura. Ma il ricercatore che sa che le misure sono corrette è certo che esiste un fenomeno fuori schema.

Si crea così un frattura tra alcuni sperimentatori e il rimanente dei ricercatori.
Questo articolo di Daniele è rivolto a chi si sporca le mani, non sono molti. Il grosso degli operatori scientifici, in questo specifico punto, mi ricordano i critici d'arte, partendo dalle loro conoscenze ufficiali deducono che non può essere, quindi non c'è!
La ricerca di frontiera è così!


domenico canino ha detto...

scatole cinesi, perchè?
https://thenewfire.files.wordpress.com/2016/05/lenr_ecat_fog.pdf

domenico canino ha detto...

leggete bene alcuni shareholders IH:
Brad Pitt and Angelina Jolie

domenico canino ha detto...

John Dewey Waeaver

domenico canino ha detto...

Ed anche Ampenergo è azionista IH; ma non era di Rossi?

Mario Massa ha detto...

@Camillo
"Ma il ricercatore che sa che le misure sono corrette è certo che esiste un fenomeno fuori schema."

Il problema è che solo il ricercatore è convinto che le sue misure siano corrette e nessun altro le ha potute valutare. Nel caso per esempio che hai citato di Piantelli e Focardi le misure non erano corrette (ma ne possiamo parlare in privato).

Antonio ha detto...

@Mario, @Camillo: io mi sento di aggiungere qualcosa in tema di misure.
In tutti i casi che ho analizzato le metodologie seguite non sono mai state all'altezza dell'affermazione che si intendeva provare; ho sempre visto una sproporzione concettuale assurda tra l'ipotizzare concretamente COP>1 e le metodologie (i mezzi a volta sono secondari) con cui sono state condotte le misure.
Inoltre c'è stata sempre una totale chiusura ad ogni critica e/o consiglio proprio in relazione alle misure da parte dei ricercatori convinti di aver trovato "qualcosa".

Mi/Vi chiedo: abbiamo una spiegazione per questo? A parte quella della malafede a me viene difficile ipotizzarne altre.

camillo ha detto...

La storia delle misure corrette è legata fondamentalmente alla ripetibilità.
Mi spiego:
Si fanno delle misure, si calcola l'errore per ogni singolo strumento usato, deducendo l'errore totale. Quindi si ottiene un intervallo di attendibilità.
In genere non è questo che viene criticato, ma si fa una prova nelle stesse condizioni descritte, ottenendo risultati molto differenti; non solo per quante misure si provano a fare non si ottiene mai il risultato paventato inizialmente.

Deduzione logica; la prova iniziale è stata sbagliata!
Esiste però un'altra possibilità: quella prova non sia ripetibile. In ho il chiodo fisso sulla ripetibilità.
In realtà una certa ripetibilità è stata ottenuta ci sono centinaia di relazioni nel libro (Germano Roberto - Fusione fredda. Moderna storia d'inquisizione e d'alchimia) ne sono citate più di 200, solo che la quantità di energia è sempre modestissima e quindi facile preda di contestazioni da parte di chi ha interessi differenti.
Ci sono gruppi di scienziati che hanno operato verifiche, mi riferisco per esempio al gruppo ENEA di Pisa ha fatto una buona ricerca sul caricamento dell'adsorbimento dell'idrogeno in nichel, arrivati ad un certo punto di adsorbimento compare con una certa probabilità il fenomeno. Ricerca bloccata per motivi... militari, vedi uso di uranio impoverito.
Pochi sanno che in un laboratorio c'è stato persino un morto, un barra di materiale adsorbente il deuterio, in una prova di massimo adsorbimento, mentre la estraevano è esplosa. (Notizia cancellata dopo qualche mese)
Per dirne una, nella guerra in Iugoslavia, i nostri militari andavano a visionare i carrarmati distrutti con tutta mimetica di cotone, gli inglesi con tanto di tutta anti-radiazione casco ecc. L'ufficialità diceva non c'è pericolo... Ma gli inglesi smaliziati nel "dubbio"...
Vedi quanto raccontato da Emilio del Giudice, affermazioni tragicamente supportate dal numero di soldati che si sono ammalati.
https://www.youtube.com/watch?v=XvHSjJelcOE

Alessandro Pagnini ha detto...

@ Camillo

Quoto quasi tutto!

E' infatti ben noto che ci sono forti sospetti su un legame tra uranio impoverito e patologie sviluppate da nostri soldati.

Su questo punto, invece:

"... ma si fa una prova nelle stesse condizioni descritte, ottenendo risultati molto differenti; non solo per quante misure si provano a fare non si ottiene mai il risultato paventato inizialmente..."

Mi voglio toglere la soddisfazione di provare a bruciare sul tempo Mario, sperando di aver capito bene e di non 'farla fuor dal pitale' ;-)
Se non sbaglio, Mario ha avuto modo di VERIFICARE (non replicare) fenomeni dati per producenti eccesso di calore e via via che eliminava cause di errore varie, il COP si riduceva fino a portarsi sconsolatamente all'unità. Proprio su quegli esperimenti che parallelamente e contemporaneamente (mi pare di averglielo specificatamente chiesto tempo fa), con i sistemi usati dai ricercatori, stavano, a loro dire, fornendo COP > 1.
Mario mi coerreggerà se sbaglio.
Invece ci sono casi eclatanti, spesso esplosivi, o comunque inequivocabili di qualcosa di strano, che però spesso non si riesce (o non si vuole, magari anche per motivi militari, come fai giustamente notare)a riprodurre. E' un po' come dopo aver avuto la visita di un fantasma; tendi a vedere spettri in ogni ombra e sei portato a sbagliare. Il pericolo delle ricerche ossessive è proprio quello di rischiare che la propria voglia di trovare qualcosa, magari a conferma di un fenomeno che non si presenta più, ottunda la richiesta serenità nell'operare. Credo Mario abbia potuto verificare questa condizione operativa e da quella ha ricavato la forte convinzione, per estrapolazione, che la realtà delle LENR sia solo quella.

camillo ha detto...

@Alessandro.
quoto quello che dici, in più c'è la faccenda economica. Rossi dopo Arata è stato il primo a parlare di quantità industrializzabili, ma essendo questo tipo di scoperta una gallina dalle uova d'oro, ha mescolato forzature per far credere ciò che non era. Mi ricordo che nella prima prova inizialmente ci cascai anch'io, appena qualcuno fece notare che il vapore era visibile, ovviamente feci retromarcia. prova invalidata. A quel punto mi stupii molto quando nelle prove successive continuava ad usare come misura il vapore invece di un caro classico calorimetro. Devi sapere che un errore sul vapore produce 100 volte più incertezza che su di un calorimetro ad acqua.

Ma Focardi diceva che lui personalmente l'aveva fatta, inoltre in un esperimento nella mia cantina vidi fondere una il vetro di una provetta in cui facevo elettrolisi 0,7 Watt (non ripetibile ovviamente ne parlai su energeticambiente con foto).

Ripeto il concetto, un conto e fare i critici d'arte un altro è dipingere.
La storia secondo me è questa:
1° Piantelli dimostra il fenomeno
2° Arata aumenta la superficie di adsorbimento e porta i valori dell'energia in gioco a Joule interessanti.
3° Rossi, sfrutta l'idrogeno che si libera sotto forma di Jone da idruri di litio e alluminio. (Rossi metteva in bella vista le bombole di idrogeno ma in realtà non ha mai introdotto gas idrogeno)
4° Rossi crea una variante geniale, introduce lo stimolatore a impulsi di tipo Tesla.

Io credo che sia quest'ultima innovazione la chiave di volta, il VERO SEGRETO di Rossi.

Un ricercatore tempo fa mi chiese se potevo spiegare perché nell'Hot-Cat usavano una resistenza per il riscaldamento che sopportava 6000 Watt ma poi nella relazione dicono che usavano una potenza molto inferiore (esempio soli 600 Watt).
Alcune cose che avevo letto su Rossi affermavano che si era interessato all'energia radiante di Tesla.

Su questo punto in giro c'è un sacco di confusione, molti pensano che il generatore Tesla sia un trasformatore, ma chi è andato a fondo sa che non è così, l'energia radiante si ottenne inizialmente in una barra lineare di rame sottoposta ad una violentissima scarica di corrente continua. Fondamentale è che la scarica non sia oscillante smorzata, Tesla è stato chiarissimo su questo punto.

Se si usa la corrente alternata occorre parzializzare moltissimo gli impulsi, si preleva solo la cresta dell'onda con un intervallo strettissimo, questa è la partenza. io credo che Rossi abbia sfruttato questo fenomeno e altre cose.
Se usa l'energia radiante per stimolare, Tesla stesso asserisce che fa cambiare è risente dell'umore degli sperimentatori. (La storia degli attivatori è un chiodo fisso che ho altrimenti non trovo spiegazioni in ciò che ho visto)


Antonio ha detto...

@Camillo: mi piace il tuo modo di discutere da persona che crede nel fenomeno, anche se la penso diversamente ritengo che la scienza e la fisica in particolare alla fine sarà la vera vincitrice sia che darà ragione a me, sia che la darà a te.
Ti posso chiedere, quando avrai tempo, di leggere questo articolo:
https://gsvit.wordpress.com/2014/12/22/misure-e-verifiche-con-un-analizzatore-di-potenza-pce-830/

ed in particolare il p.fo. 3.0 alla luce del tuo ultimo commento?

camillo ha detto...

@Antonio,
Ho letto il link, interessante tentativo di capire l'aspetto elettronico.
Purtroppo per gli analisti le cose sono MOLTO più complesse. Quando hai a che fare con l'energia radiante gli strumenti tendono a darti poco conforto, quando nella prova sull'e-Cat vidi come i 3 wattmetri si destabilizzavano le probabilità che si avesse a che fare con l'energia radiante aumentarono alla grande.

Una volta mi mostrarono due due disposizioni delle resistenze all'interno dell'Hot-Cat in una le resistenze riscaldatrici erano avvolte a spirale, nell'altra era fili dritti paralleli al cilindro.
Ti faccio una domanda quali delle due configurazioni sceglieresti per avere più probabilità di generare energia radiante?


A proposito di Tesla pochi sanno che era anche molto avanti nella filosofia quella vera, concreta. Tesla si muoveva col corpo sottile (astrale) alla grande! Lo dice chiaramente in molte occasioni. Ma ci prendono per matti! La gente ammira il suo genio, però poichè non conosce altri aspetti dell'uomo non può condividere l'accordo di certe realtà, quindi sei fuori, è deciso sei pazzo.
Se trovi il tempo guarda questa intervista a Tesla fatta negli ultimi anni.

https://www.dropbox.com/s/yl55gqt7xbbrlfh/Intervista%20a%20Nikola%20Tesla.pdf?dl=0

Antonio ha detto...

@Camillo: tu mi chiedi come farei io un dispositivo per generare "energia radiante", io tenderei a capire prima cosa è esattamente tale energia. Studiando i brevetti di Tesla (non ho trovato altri riferimenti che ne parlino) ho capito che lui ipotizza un trasferimento di energia nel vuoto ( o nell'etere come riteneva lui) e in assenza del vettore di Poynting e quindi o per accoppiamento di E o di H. Tutti i suoi esperimenti sembrano esplorare l'accoppiamento capacitivo o comunque "puntano" su E.
Se concordiamo su questo ecat / hotcat non è assimilabile ad una ipotetica sorgente di energia radiante come la intendeva Tesla in quanto E è sicuramente ai minimi e l'architettura del dispositivo non tende a massimizzarlo.
Quindi: o Tesla si è sbagliato nei suoi brevetti puntando su E di milioni di volt/m o il dispositivo non ha nulla a che spartire con l'energia radiante, almeno così come ipotizzata da Tesla.
Per inciso: l'apoteosi del pensiero di Tesla sull'energia radiante (la torre di Wardenclyffe) conferma la sua attenzione alla generazioni di altissimi E attraverso i trasformatori risonanti, di H non gliene importava molto ;-)
Visto che ci siamo: a me è abbastanza chiaro come possa funzionare il sistema di Tesla della citata torre a corto raggio (che poi è il succo del brevetto) in quanto l'accoppiamento capacitivo è tale da consentire un certo trasferimento di energia TX -> RX anche in assenza di radiazione elettromagnetica (vettore di Poynting). Quello che mi rimane misterioso è come questo possa avvenire a grande distanza dove da un lato l'accoppiamento capacitivo è insufficiente, dall'altro le perdite (per accoppiamenti capacitivi parassiti) diventano prevalenti (conosco la teoria della cavità ma dovremmo fare un'analisi dei modi TE o TM possibili e ci porterebbe lontano).
Sa chiaro: in astratto con valori di E che tendono ad infinito sarebbe pensabile che con un accoppiamento C tendente a zero e in assenza di perdite si riesca a trasferire energia con un sistema del genere ad una generica distanza e forse questa è la "visione" di Tesla ma, in base alle mie conoscenze, è un caso "fisicamente irrealizzabile".

Non ti dispiacere ma secondo ecat/hotcat con la teoria (giusta o sbagliata che sia) dell'energia radiante di Tesla non c'entra nulla.
E, tornando alla tua domanda: nessuna delle due geometrie (quella avvolta o quella longitudinale) è adatta a generare energia radiante come ritenuta tale da Tesla.

camillo ha detto...

@Antonio,
da quello che ho "immaginato di capire" l'energia radiante di Tesla si ottiene:
mandando un impulso brevissimo unidirezzionale su un conduttore in modo da sovradimensionare moltissimo l'energia. Quindi se il conduttore sopporterebbe 10 W di potenza noi gli mandiamo un impulso di 10.000 W di potenza.
All'inizio Tesla racconta che i fili "vaporizzavano",attento! non si scioglievano! Vaporizzavano!
Tesla rimase MOLTO stupito di questo fatto e lo riporta, è da lì che cominciò ad indagare.
Invece di un filo usò una barra lineare piuttosto grossa, avendo i mezzi adeguati la sottopose a impulsi di scarica sempre più intensi. Si accorse che per avere l'energia radiante doveva eliminare il ritorno della corrente. Una scarica è in genere un'oscillazione smorzata, se tu hai un filo a solenoide farai una fatica enorme a iniettare un impulso di scarica continuo, in quanto il campo magnetico delle spire tenderà ad opporsi, il risultato come sappiamo sarà un circuito oscillante smorzato se si tratta di un singolo impulso. Tesla per impedire l'oscillazione usava o un conduttore lineare o pochissime spire. Inoltre aveva scoperto che un forte campo magnetico posto nell'arco di scarica impediva l'oscillazione.

Ammesso che valida questa visione degli esperimenti di tesla, il circuito che creerebbe meno problemi è quello con i fili lineari, meno spire ci sono più facile è impedire l'oscillazione.

Per il resto è ancora presto per dire qualcosa di certo.
Io ipotizzo che usi l'energia radiante, essa destabilizza profondamente le leggi fisiche e favorisce varianti assurde.
Quando ricercatori indipendenti ripeteranno i fenomeni di Rossi (ammessi veri) ne potremo sapere di più.

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