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giovedì 2 aprile 2015

Hai Talento?

(Post di Franco Sarbia)

In un testo di archeologia sperimentale, che sto scrivendo, utilizzo le misure naturali: perché meglio corrispondono al punto di vista filologico degli artefici della tecnologia dei solchi nella roccia di cui tratta il documento, e ci aiutano a comprenderlo. Hanno, infatti, la proprietà di commisurare l’ambiente al corpo umano e alla sua capacità di interagire con l’universo, perfino con le stelle: quando si traguardi con le dita o il palmo della mano il tempo dall'alba o dal tramonto. Un palmo verso il cielo, a distanza di un piede dall'occhio, vale quindici gradi, ovvero il percorso di un astro in un'ora.  I valori espressi nello scritto corrispondono alle unità di misura attiche. Ricorro, in particolare al palmo, al piede, al cubito e al passo come misure effettivamente usate per progettare e realizzare utensili e opere. 

Altrettanto rilevante è l’uso del talento, inteso come misura di peso di circa 26-30 Kg che un uomo può caricare al collo da se: può accollarsi. Pesa circa un talento il concio standard di lecciso (blocco squadrato di calcarenite a globigerina delle cave leccesi di cm 50x25x25), che molte volte in un giorno deve manipolare un cavatore per estrarlo, o un muratore per metterlo in posa. Troviamo questo concetto nelle basi stesse della parola. Dal sumero , collo, talento, o gun: nuca di un uomo, carico, un talento in peso, tributo (ovvero la tassa, la quota di prodotto, il numero di talenti, che ciascun contribuente può “accollarsi” caricare sulle proprie spalle e portare di persona all’autorità).  In Accadico troviamo gli stessi concetti differenziati in più termini. Biltu è il talento leggero, unità di misura pari a 60 mine da 500 grammi circa, ovvero trenta chili; per i greci una mina è 436,6 grammi e un talento è 26,2 kg; ma significa anche pacco, collo, bagaglio, ovvero il peso che si può caricare a mano sul collo. 

Il talento pesante è 54-60 chili e corrisponde al peso che uno scaricatore può portare a spalla da solo durante una giornata di lavoro, ma facendosi aiutare nel caricarlo. Le moderne norme sindacali stabilivano ancora in 54 chili, ovvero in un talento pesante, il peso massimo trasportabile da un "camallo" su una scala. L'accadico tālā è appendere, e tālal, tirar su (base di tollo, ciò che si può appendere o tirar su con la forza di un uomo), come l’asta del bilanciere per sostenere sulle spalle due pesi in equilibrio, da cui deriva il greco τάλατον, piatto della bilancia e τάλαντον, bilancia, talento. Poi troviamo l'accadico tātu, dono (quanto si è in grado d'offrire portandolo con le proprie mani), tassa di transito, dazio per l'onere che ci si accolla. Incrociato con tālal a comporre talento e con esso assonante, infine, è tēlītu: contributo, spese, reddito, corrispettivo, entrate. Da quest’ultimo significato deriva, infine, il concetto di talento come “valore” di ciò che si è capaci di donare, anche in senso figurato.

Franco Sarbia

Valdengo, 2 aprile 2015

23 : commenti:

domenico canino ha detto...

@franco
Lodevole l'iniziativa di usare le misure naturali, come palmo, piede, passo, infatti qui siamo su 22 passi; e sono certamente le prime usate dagli uomini, e come tali possono aiutare meglio a comprendere come ragionavano i nostri antenati. Aggiungerei qualcosa sulla etimologia di talento. Il talento è una unità di peso in uso ai sumeri insieme allo Shekel (sciclo). Talento deriva dal tema TL che significa sollevare, ed infatti è correlato con la tua idea che è il massimo peso che un operaio può sollevare. Ritroviamo il tema TL nella parola araba ed ebraica TELL che significa collina, sollevamento del terreno, in quella greca TLENOI che significa sollevare, in ATLETICA (forza che solleva), ATLANTE (essere che solleva) , ATLANTIDE (terra sollevata), ATLETA, nell'italiano TELLURICO (sollevamento), TALLONE (parte del corpo che si solleva), TALLO (germoglio, cosa che si solleva dal terreno, ed in ultimo ITALIA, (terra sollevata)così come ETOLIA (terra sollevata) e ANATOLIA (terra sollevata verso il cielo). Ultima curiosità, dalla moneta TALENTO è derivata la moneta del TALLERO e poi il DOLLARO.
Complimenti per la ricerca.

Daniele Passerini ha detto...

@Franco Sarbia
Ottimo post, bentornato.
Per caso c'è un collegamento tra i rapporti della misura aurea e le misure naturali?

Alessandro Pagnini ha detto...

@ Franco
Rimango sempre affascinato da queste trattazioni :-)

@ Domenico
Grazie anche a te, per il contributo aggiuntivo :-)

Silvio Caggia ha detto...

Bel post! Mi ero sempre chiesto perché i colli si chiamassero così e perché ci si accollasse un onere... Le parole sono importanti! Grazie

Silvio Caggia ha detto...

Nel campo delle misure di quantità e soprattutto dell'antico problema che queste non venissero taroccate con degli artifizi, copia-incolla e cose del genere, mi ha sempre affascinato la storia delle bullae
en.m.wikipedia.org/wiki/Bulla_(seal)
Che si ricollega al discorso del collo in quanto i legati che portavano queste informazioni, a differenza degli operai che portavano al collo pesi, portavano cose molto più leggere ma di valore molto maggiore, ma esattamente nello stesso modo! Erano una sorta di "impiegati"...
Ancora più anticamente le bullae erano una specie di tascapani militari in cui tutti i propri oggetti preziosi venivano trasportati con se, proteggendoli e ricevendo da essi protezione.
In epoca romana le bullae diventarono come dei medaglioni che distinguevano i giovani fino ai 16 anni facendo capire a quale classe sociale appartenevano, e secondo me è da questo che deriva il termine bullo e bullismo, ovvero l'imporre la propria volontà, di un ragazzino su un altro, facendo leva solo sul proprio status rappresentato dalla propria bulla.

Franco Sarbia ha detto...

@Alessandro Pagnini
È gratificante ricevere apprezzamento da chi ama soddisfare la curiosità.

@domenico canino
bellissimo e superiore alle aspettative il tuo contributo. Lo userò per completare le note al mio documento. Grazie.

@ Daniele Passerini
Sulla semplice costruzione del pentagono regolare e della conseguente sezione aurea con il "regolo di Inanna", (massima divinità sumera) basato sulle misure naturali, e nota a sumeri ed egizi, assieme ad alcuni teoremi "pitagorici" in epoche assai antecedenti Pitagora e il VI secolo a.C. di, sono in grado di riferire. Sulla relazione tra la sezione aurea, i numeri di Fibonacci e gli accordi musicali, non ho mai avuto occasione di riflettere. Sarebbe buona cosa che musicisti e matematici del blog ce ne parlassero.

@Silvio Caggia
buonissimo il tuo riferimento alla bulla. Le sue origini risalgono sicuramente al neolitico preceramico. Oltre le misure naturali del corpo i pastori non sapevano contare, usavano sassolini in un sacchetto di pelle per enumerare i capi di bestiame negli stabbi all'uscita e riconsegnarne all'entrata quanti ne avevano ricevuti in custodia: ad ogni capo un sassolino passava di mano, fino ad esaurimento, se avanzava un sassolino mancava un capo. Il metodo però si prestava a contraffazioni. Anche in relazione all'emergere della città, le consegne delle merci ai depositi presidiati e sopraelevati delle ziggurat, all'annona antelitteram, avveniva ricevendo in cambio una "bolla" d'argilla chiusa con sigilli cilindrici recanti i simboli dell'offerente e del ricevente, contenente il controvalore delle merci in grani d'argilla di diversa foggia. Successivamente venne incisa sull'involucro anche la pittografia del tipo di prodotto: di cereali o animali, ad esempio. ed i grani interni furono uniformati. Si trattava di vere e proprie "bolle di consegna" analoghe a quelle utilizzate nei moderni processi "just-in-time". Alla fine anche la quantità di "prodotti" venne incisa, registrata, su tavolette piane, medaglioni, d'argilla cotta. Probabilmente veniva custodita in un sacchetto appeso al collo e forse fu proprio questa sua natura di "controvalore" ad associare, ancor prime che divenisse medaglia, e quindi moneta, il concetto di talento a quello di "tributo". La bolla non era più necessaria nella sua forma originale di piccolo scrigno, ma continuò a chiamarsi così. E nacquero la scrittura e ed i registri contabili.

Franco Sarbia ha detto...

@ Daniele Passerini
Il regolo di lapislazzuli e il filo della misura, assieme perché lavorano associati, costituiscono uno dei sette "Me": poteri sui quali si fonda la struttura delle prime città, dei quali si deve spogliare Inanna per accedere agli inferi.Ne ho studiato forma e funzionamento: sono strumenti semplicissimi eppure magici. Il primo serve per calcolare misure numeriche e angolari sessagesimali, per squadrare le basi dei templi, mettere in relazione di Pi greco l'altezza e il perimetro delle piramidi, con una operazione di approssimata quadratura del cerchio, costruire la sezione aurea, misurare i campi, gli allineamenti ed i gradi interstellari, e le distanze dei percorsi intercontinentali. Inanna infatti conosce la misura della terra. Le misure delle vie del cielo e della terra vengono poi registrate con nodi e pietre colorate sul filo della misura: autentico filo di Arianna in codice che serve per ritornare dall'aldilà in senso reale e figurato. Per questo Inanna deve abbandonarlo prima di entrare agli inferi dove sarà temporaneamente privata della vita dalla "amabile" sorella Ereshkigal, signora dell'oltretomba. Se v'interessa, il "regolo di lapislazzuli " ed il "filo della misura" di Inanna potrebbero essere l'argomento del prossimo post. Quello promesso sulla tecnologia dei solchi nella roccia, alla base della civiltà dell'olivo e della polis mediterranea, richiede ancora approfondimenti.

giàcché siamo in tema vi suggerisco l'ottimo libro di Betty de Shong Meador: "Inanna signora dal cuore immenso", edizioni Venexia. Contiene i testi completi e tradotti dal sumero (lingua sacra in Agade) degli inni della prima poetessa, anzi del primo autore letterario del quinto millennio dal presente del quale sia registrato il nome e conservate le opere quai complete: la grande sacerdotessa Enheduanna figlia di Sargon il grande. Bellissimo anche se non ha nulla a che vedere con la geometria, la geografia, l'astronomia e la matematica del neolitico di cui vi ho accennato.

Daniele Passerini ha detto...

@Franco Sarbia
Se v'interessa, il "regolo di lapislazzuli " ed il "filo della misura" di Inanna potrebbero essere l'argomento del prossimo post.
Approvato!
Considera che Arianna è il nome di mia figlia, non a casa, visto che ha sempre esercitato su di me un grandissimo fascino.

Alessandro Pagnini ha detto...

@ Franco

Quoto Daniele. Sarà interessante leggerlo. Grazie fin d'ora!

Daniele Passerini ha detto...

Errata corrige: non NON A CASA, ma NON A CASO, ovviamente! ;))

Daniele Passerini ha detto...

@Franco Sarbia
Sulla relazione tra la sezione aurea, i numeri di Fibonacci e gli accordi musicali, non ho mai avuto occasione di riflettere. Sarebbe buona cosa che musicisti e matematici del blog ce ne parlassero.
Quoto.
A te chiedevo solo se tra le misure naturali (che derivano dunque dal corpo umano) intercorre qualche proporzione aurea, visto che questo si verifica tra varie parti (e ritmi e movimenti) del corpo umano.

Mauro elia ha detto...

@ Franco Sarbia
Hai talento?
Io direi che ne hai! :-)

domenico canino ha detto...

@franco sarbia
complimenti a te, io ho messo solo un piccolissimo tassello ma il quadro l' hai tracciato tu ed è interessantissimo;
@figlia di Daniele
A-RI-AN-NA (acqua-scorre, scende-cielo-rafforzativo) acqua che scorre dal cielo, pioggia, rugiada; complimenti al papà per la scelta del nome; ovviamente non troverai mai questa descrizione in nessun testo, viso che è mia. Inoltre voglio dirti che dal mito greco di Teseo ed Arianna, che escogita lo stratagemma del filo per uscire da labirinto, tutte le Arianne sono considerate un pò streghe, infatti poi in Gaelico strega si dice RHIANNON che viene sempre da arianna. Sei un pò strega anche tu?

Daniele Passerini ha detto...

@Franco Sarbia
@Domenico Panini
@Alessandro Pagnini
@Silvio Caggia
@Mauro Elia
Buona Pasqua, cari amici.
Non credo che troverò tempo di riaffacciarmi nel blog prima di mercoledì prossimo: la famiglia innanzi tutto. Perciò approfitto ora per farvi gli auguri.
Personalmente la simbologia del Cristo crocifisso non ha mai catturato molto il mio cuore, viceversa quella del Cristo Risorto la sento fortissima (al parì di quella del Gesù Misericordioso). Dunque la Buona Pasqua che vi auguro non è di passione e tenebre notturne, ma di Resurrezione e Luce.
Un abbraccio forte forte forte.

Mauro elia ha detto...

@ Daniele Passerini
Buona Pasqua!!!!
Ps forse intendevi Domenico Canino invece di Domenico Panini :-D

domenico canino ha detto...

@auguri a daniele e tutti gli amici del blog

Franco Sarbia ha detto...

Cari amici di 22 passi e dintorni, auguri di "buona resurrezione" a tutti voi
@Daniele Passerini
@Domenico Canino
@Alessandro Pagnini
@Mauro Elia
Ho aggiunto un link a "Tracce nella roccia" oggetto della mia ricerca. Il sito è specificamente dedicato alle cosiddette "Cart ruts o Cart traks" di Malta ma riporta immagini e descrizioni di quasi tutti i siti (Ad esempio non sono citati i tre del Salento che conosco, due dei quali ho visitato, e quello dell'Isola di San Pietro) dove le "misteriose" tracce parallele sono state rilevate.
Così nel quinto millennio da presente la poetessa Enheduanna, con qualche licenza poetica, descrive la tecnologia utilizzata dalla dea sumera Inanna per sconfiggere la montagna di roccia Ebih, nell'inno poetico: "Inanna ed Ebih"

«Inanna
spaventevole vittoriosa
parla ancora

Montagna
il padre Enlil mi ha guidato
ha posato la terribile mazza
nella mia forte mano destra
nella sinistra faccio mulinare un'ascia
lancio furibonda la mazza e l'ascia
che ragliano come un enorme erpice dai grandi denti»

Ecco, l'erpice dai grandi denti che raglia strisciando sulla roccia, trainato da buoi, è l'utensile per tracciare i solchi: l'erpice nella terra non raglia. La mazza nella mano destra e l'ascia nella mano sinistra sono gli utensili di pietra dura per inizializzarli, anche se la poetessa dopo circa mille anni dall'emergere della tecnologia non ne conosce esattamente le modalità d'uso. Sia la mazza sia l'ascia sarebbero durate assai poco con un lancio "simultaneo e furibondo". Con la mano sinistra si doveva appoggiare l'ascia sulla calcarenite e tenendo la mazza nella mano destra, colpirla, sul ceppo di legno con manico che la incapsulava. Questo procedimento, senza shock violenti pietra su pietra, garantiva durata agli utensili e precisione nell'impostare l'incavo dei solchi.

Franco Sarbia ha detto...

@Silvio Caggia
Naturalmente il tutto, auguri inclusi, è dedicato anche a te. Scusami se involontariamente, sovrapponendo un copia-incolla, ho saltato il tuo nome nel commento precedente.

Alessandro Pagnini ha detto...

Auguri anche a voi tutti :-)

Silvio Caggia ha detto...

@Franco Sarbia
No, ti prego, non parlare di copia-incolla... :-D

Buona Festa della Luce!
www.shan-newspaper.com/web/leggende-e-tradizioni/259-antiche-usanze-celtiche-nelle-feste-popolari.html

Silvio Caggia ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Franco Sarbia ha detto...

@Silvio Caggia
Ti segnalo che devi copiare il tuo commento indirizzato a Morbido Zampino (mammamia) ed incollarlo nei commenti di "Finalmente individuato il 1MW plant di Andrea Rossi!!!" ;-)

Silvio Caggia ha detto...

Ops... Volevo dire buona Festa della Vita!

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