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mercoledì 25 settembre 2013

Fukushima, un disastro senza soluzioni. Ma alcune speranze forse arrivano dall'Italia... e in Italia? (Parte 1)

di Andrea Rampado

Circa una decina di giorni fa avevo iniziato a scrivere questo post con l'intento di riassumere un ventaglio di soluzioni ipotetiche per il problema di Fukushima. Soluzioni raccolte dalla rete, dai giornali, da amici, dalla fantascienza, volendo avere un quadro completo e non scartare ogni ipotesi per quanto fosse ardita. In corso d'opera però gli accadimenti si sono opposti al completamento di questo post e dopo continui aggiustamenti, correzioni ed integrazioni mi sono deciso a cestinare tutto e ricominciare da capo. Premetto che sono nella confusione più totale. Quando cerco una soluzione ad un problema con l'intento di andare fino in fondo cominciano ad accadere cose strane. Non credo alle teorie fantascientifiche della "grande attrazione", come non credo che tutto capiti per caso; un conflitto che non ho ancora risolto, anche se penso che un giorno troverò il tempo di dedicarmi a questo dilemma. Ora però il problema è da dove cominciare e penso che la cosa migliore sia iniziare dalle mie ricerche e i miei approfondimenti non ancora completati o in via di completamento, ripromettendomi e promettendovi che mi impegnerò in futuro a dar seguito alle informazioni che oggi ritengo assolutamente parziali e non complete.

 L'unica certezza che ho è che so di non sapere, 
una lacuna che sono destinato tutta la vita a cercare di colmare. 

Il raggio della morte di Franco Marconi

Poco meno di 3 settimane fa, a un pranzo con un ristretto numero di amici con figli fidanzate e mogli, avevo preparato per l'occasione, vista la stagione, la classica pasta e fagioli alla veneta. Ci vogliono due giorni di preparazione per renderla sublime. Attendevo impaziente il momento della massima soddisfazione, il silenzio seguito da svariati uhmmm durante la degustazione. La previsione era totalmente sbagliata, non perché la pasta e fagioli non fosse sublime, ma perché un amico portò con se un paio di fogli de "Il giornale di Reggio" datato sabato 13 luglio 2013. Si trattava di due articoli, uno a mezza pagina e uno a tutta pagina. Il primo dal titolo "Un'aurora boreale sul crinale reggiano", il secondo "Il ragazzo che sfidò Hitler e salvò l'Europa" entrambi a firma del giornalista Pierluigi Ghiggini, che vi invito a leggere con molta attenzione. L'amico che portò i due articoli di giornale non sapeva che ero stato alla trasmissione MISTERO su Italia Uno per un'intervista sul "Raggio della morte" di Rolando Pelizza, una storia che avevo avuto modo di approfondire con uno dei diretti protagonisti di questa intricatissima vicenda, ben documentata dal giornalista de "Il Giornale" Rino di Stefano. La degustazione della pasta e fagioli si trasformò in una discussione piuttosto animata. Che relazione c'era tra il raggio della morte del Pellizza e il raggio della morte di Franco Marconi? Nessuna, se non per il fatto che entrambi i raggi della morte a quanto pare erano in grado di annichilire o se preferite disintegrare, per utilizzare un termine alla Marvel, la materia anche a distanza. Alcune coincidenze ci permettono di proporre delle supposizioni. Ad esempio Franco Marconi ha lo stesso cognome del più noto e famoso Guglielmo, del quale è nota la leggenda della dimostrazione fatta a Mussolini di un raggio in grado di bloccare i motori a distanza, chiamato anche in questo caso "raggio della morte". Che si fosse trattato invece di un altro Marconi, Franco Marconi appunto, erroneamente passato alla storia come il ben più famoso omonimo?
Dalla ricostruzione storica di Gerardo Severino, capitano della Guardia di Finanza, e Giancarlo Pavat, in forza al Comando generale della Guardia di Finanza, la storia che emerge ha dell'incredibile. Carteggi, lettere e documenti declassificati provenienti dall'archivio storico della Guardia di Finanza e dall'Archivio centrale di Stato raccontano una storia realmente accaduta durante la seconda guerra mondiale. Il raggio della morte attribuito a Guglielmo Marconi in verità risulta essere l'invenzione di un altro Marconi, il finanziere Franco Marconi nato ad Arquata del Tronto (AP) nel 1920. A diciannove anni iniziò gli esperimenti con una macchina in grado di provocare folgorazioni e disintegrazioni anche a km di distanza.

Fantascienza? Probabilmente no, visti i documenti ritrovati. E il raggio della morte del Pelizza? Un'altra curiosa coincidenza, che probabilmente non ha nessun fondamento concreto, è l'anno in cui Rolando Pelizza dichiara di essere entrato in contatto con Ettore Majorana, il 1958, lo stesso anno nel quale Franco Marconi andò in pensione e si ritirò in provincia di Verona; Rolando Pelizza abitava dalle parti di Chiari in provincia di Brescia. Non erano quindi molto distanti tra loro. Non sto dicendo che il Majorana, con il quale Pelizza dichiara di aver lavorato alla messa in opera del raggio della morte, fosse in verità Franco Marconi, perché pur non avendo nessuna prova certa del fatto che Ettore Majorana fosse in vita, auto-segregato in un convento nel meridione, risulta da parecchie testimonianze e documenti non ancora resi pubblici che Rolando Pelizza ha passato molto tempo nei pressi del Convento di S. Pasquale di Portici, ed è molto conosciuto dalla gente del posto. Lo ricordano ancora oggi e chiunque lo può verificare.

Cuore del sistema "Raggio della morte" di Rolando Pellizza
Forse si tratta di strade parallele: da una parte documenti storici presenti e consultabili negli Archivi di Stato e negli archivi storici della Guardia di Finanza, dall'altra le molte leggende che rimarranno tali fino a che un paio di archivi conservati privatamente non diventeranno pubblici. Solo allora si potrà finalmente incrociare i dati e verificare se esiste un collegamento tra i due inventori. Allo stato dell'arte attuale "sembrerebbe" che qualcuno di molto importante stia lavorando alla replica del raggio della morte del Pelizza con il coinvolgimento di enti dello Stato e importanti gruppi industriali e strategici dello Stato e privati. Indiscrezioni mi dicono che ci vorranno almeno dieci anni per poter capire esattamente il suo funzionamento, in modo da averne il pieno controllo e un minimo di affidabilità per impieghi industriali, tra cui forse il più importante di tutti: la disintegrazione dei rifiuti nucleari (in Italia siamo pieni) e probabilmente, si spera, anche delle BARE nucleari di Chernobyl e Fukushima.

Sempre che Rolando Pelizza non cambi idea, ritorni in Italia dalla sua residenza "segreta" nei pressi di Barcellona e dia una mano ai ricercatori e agli enti attualmente coinvolti nello studio e replica del dispositivo e non ci faccia attendere altri 10 anni, PER IL BENE DELL'UMANITA' INTERA.

Concludo questa prima parte con un paio di ulteriori provocazioni per gli amanti della "storia misteriosa". Ci sono delle leggende, relative ad altri periodi storici, che raccontano di raggi della morte e sistemi di propulsione antigravità, che hanno curiose analogie con le due storie appena raccontate. Una tra tutte è l'utilizzo del mercurio come componente fondamentale, e metalli preziosi come oro, argento, platino come componenti strutturali. La più recente delle leggende è la storia di John Worrell Keely, con cui anche Nikola Tesla e Gugliemo Marconi sembra abbiano avuto contatto diretto. La più antica riguarda invece i Vimana, citati e ben documentati negli antichi testi in Sanscrito indiani, dai quali risulterebbe che anche un certo Albert Einstein abbia preso qualcosa...
"We are deeply indebted to the Indians. They have shown us how to measure and count. If we had not known their invention of zero and the facility it affords in counting we would not have been able to make any new invention at all". 
Albert Einstein
Andrea Rampado

18 : commenti:

domenico canino ha detto...

@mistero
storia affascinante, ma il pellizza è vivo? se sì, perchè non intervistarlo sull'argomento? servirebbe per andare a fondo alla faccenda e scoprire se c'è qualcosa di vero sotto.
ciao

Alessandro Pagnini ha detto...

Quoto Domenico in toto

MISTERO ha detto...

Ciao Domenico, purtroppo è stato più facile incontrare Arata, Bolotov, Sorokodum e molti altri.
E' praticamente introvabile, anche se so con esattezza dove vive oggi, non rilascia interviste e non vuole incontri.
Ho ottenuto la promessa di un contatto telefonico, non dispero..
Il fatto che ci sia qualcosa di vero sotto è indubbio, in forma riservata ho avuto accesso a molti documenti di cui posso solo portare testimonianza.
Spero molto di poter incontrarlo per provare a mediare un suo coinvolgimento con chi sta lavorando a questo progetto.

domenico canino ha detto...

@mistero
grazie; sarebbe un bel colpo
ciao

piero41 ha detto...

@Mistero
Certo, per scienziati che riescono attualmente a crear qualche particella di antimateria solo con le mazzolate là a Ginevra probabilmente sarà dura capire la mente del genio Majorana che forse, riusciva a estrarre anche da lontano, dietro ad ostacoli coppie di elettroni positroni da far annichilire all’ordine si quella macchinetta... Fisica quantistica ? chissà, altrimenti non si potrebe spiegare come con tutte le nuove tecnologie e ricerche... niente ancora non c’è niente nella zucca e per decenni !!. Per questo penso che anche il Pelizza non sia stato altro che il meccanico , l’uomo cacciavite che ha costruito senza comprendere la teoria. Forse anche la sua partecipazione non potrebbe risolvere gli attuali interrogativi teorici . La volta scorsa mi sembra, ti eri un po’ impegnato a qualche ulteriore “rivelazione” ??!!
Per gli accenni fatti ai tempi passati intanto il mercurio, l’argento, l’oro ecc sono i metalli usati dagli alchimisti,,, bohh?? Se inoltre fai riferimenti ad antichi fenomeni in oriente può anche darsi che forse ad essi si sia richiamato anche il Keshe con la sua miracolosa macchinetta!! bohh bohh!!
Certo qualcuno potrà venirci a dire che ancora non siam abbastanza buoni d’animo per meritare l’Ufo che ce li venga a spiegar assieme magari alle Lenr!! Ehh... N'ha da passar... :)))

Vincenzo Bonomo ha detto...

Chissà se l'ing. Cappiello lavora ancora sul generatore di positroni?

tullio68 ha detto...

Egregio Rampado
sono tullio68 orfano del blog di ocasapiens
quanto riportato rimanda sepmre alla fanstasie e creatività del genere umano. se non si sogna, prova, immagina e crea non si progredisce
tanto per fare un esempio banale: da star trek alle prossime innovazioni tecnologiche ci sono studiosi e pratici che giudicano premonitrici le idee presentate in tale serie.
se fukushima potesse diventare la bandiera della rinascita italiana....
grazie ancora della finestra di democrazia elettronica
buon lavoro

Salvatore Boi ha detto...

Qualcuno sa dirmi qualcosa riguardo www.progevita.com ?

MISTERO ha detto...

@tullio68

Grazie del commento, leggerai nei prossimi 2 post legati a questo che il problema non è solo Fukushima, come dice il titolo del post: e in Italia?

@Salvatore
Ho scritto al Presidente di progevita da almeno due settimane e non ho ottenuto risposte. In seguito mi è stato spiegato che forse non sono le persone giuste da contattare per arrivare al Pellizza ma spero sempre che mi rispondano.

LUCA B ha detto...

La genialità di E.Majorana è testimoniata dalle numerose testimonianze (compresi Heisenberg e Bohr) che si possono leggere nelle varie lettere e missuve dell'epoca. Senza contare che lo stesso Fermi descriveva Majorana come un genio al di sopra di quanto lo fosse lui stesso.
Non è quindi da escludere che le cose realizzate e studiate da Majorana, proprio nell'ultimo periodo (quello del completo rifiuto di incontrare gente e confrontarsi) siano quelle di cui oggi si parla.
Nom è nemmeno da dimenticare che gli ultimi appunti (alcuni fascicoli) lasciati nelle mani di una sua studentessa, furono consegnati a rettore dell'Uni Napoli e, guarda caso, spariti nel nulla.

Daniele Passerini ha detto...

@MISTERO
Ti ho appena inoltrato del materiale di fonte nipponica che potrebbe essere interessante allegare al tuo prossimo articolo. A presto

MISTERO ha detto...

Grazie Daniele, sto già implementando!!
Nell'attesa che completo la seconda parte, inserisco una delle foto che utilizzerò, vai a guardarla, se non ti piace la levo.. :-)

Hai notato la macchina del fango come si è sollevata?
Nessun commento in merito ai due finanzieri e ai documenti ufficiali ritrovati e declassificati, una storia italiana che nessuno conosceva.
Si attaccano a Keely, solo con i morti se la possono prendere...

E' stato aperto un gruppo riservato su FB dopo questa prima parte, sono arrivate moltissime mail di supporto e qualcuno ha deciso di fare qualcosa e discutere meno..

Daniele Passerini ha detto...

@MISTERO
Ok ora vado a leggere il post che stai scrivendo. Francamente non vado a vedere i blog dell'aldilà da un bel po'... ho parecchio da fare nella vita reale in questo periodo e ho poco tempo da perdere sul web :)
Un abbraccio

Daniele Passerini ha detto...

@MISTERO
P.S. La foto che hai scelto è semplicemente perfetta! ;)

MISTERO ha detto...

@piero41
Mi aspettavo delle domande sulla misteriosa pasta e fagioli alla veneta..:-)

Vettore ha detto...

@Mistero
Questa storia è decisamente affascinante, va avanti da un sacco di tempo ed è molto ben dettagliata e ramificata, caratteristiche che non hanno certo le semplici "leggende metropolitane". Mi fa piacere che te ne stai occupando.
Piuttosto è da diverso tempo che si annuncia l'uscita di un libro di Pellizza: se ne sa niente?!?

Giovanni Valli ha detto...

@Vincenzo Bonomo
penso proprio che Cappiello lavori al progetto: me l'ha detto lui! Quando sono usciti i due articoli sul Giornale (che fatica pronunciare quel nome...) mandai quasi per scherzo un'email a Cappiello e lui... mi telefonò! candidamente mi disse che aveva la macchina in laboratorio e che se volevo poteva mostrarmela... così, senza conoscermi! Pensai che quasi sicuramente fosse una bufala ma in fondo in fondo mi prese una paura agghiacciante che fosse tutto vero e che mi stessi cacciando in una brutta storia, così non l'ho più ricontattato.

tullio68 ha detto...

Avete visto http://www.ilgiorno.it/pavia/cronaca/2013/10/31/974462-Nucleare-Radioattive.shtml
O sentito caterpillar questa mattina?
Wow water sembra proprio che abbia fatto il miracolo
Il fegato d'oca francese a questo punto dovrebbe essere pronto
Il giorno di Milano ha pubblicato due pagine intere con tanto di fotografie
Bravi ragazzi
...e io c'ero...

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