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lunedì 18 febbraio 2013

Caldaietta russa, test di Mario massa
(Autore: MISTERO)



RIASSUNTO
Il 19-01-2013 è stata effettuata una misura calorimetrica su una caldaia elettrica russa della potenza nominale di 7kW con lo scopo di individuare un possibile eccesso di calore rispetto alla potenza elettrica immessa.
Il test calorimetrico del tipo a flusso in condizioni stazionarie è stato eseguito a due livelli di potenza, pari a circa 3.5kW e 7kW cioè a metà potenza e a piena potenza. L’elettrolita utilizzato è stato acqua della rete idrica nel primo caso (conducibilità 675 mS/cm a 30°C)e la stessa acqua con aggiunta di bicarbonato di sodio (0.7 g/l e conducibilità 975 ms/cm a 30°C) come consigliato dal manuale di istruzioni.
Il test è stato preceduto da una verifica con una resistenza elettrica da 1 kW posta nella tubazione appena dopo la caldaia. Tutti gli strumenti sono stati verificati prima della prova e nessun aggiustaggio/taratura/compensazione è stata apportata alla misura calorimetrica. Tutte le misure sono state effettuate con doppia strumentazione e lasciando accessibili tutti i punti necessari per verifiche sia elettriche che termiche da parte di terzi.
E’ stata eseguita anche una misura calorimetrica aggiuntiva sull’aria dello scambiatore di raffreddamento. Tale verifica ha lo scopo di verificare che non siano presenti errori grossolani.
Il 10-02 è stato eseguito un secondo test sempre a 7kW, ma con temperatura di uscita pari a 85°C.
In tutti i casi il risultato è stato che la potenza termica uscente coincideva con la potenza elettrica entrante a meno di un errore che si è rivelato inferiore al 2% (COP misurato = 0.98 contro 1 teorico) che è inferiore al massimo errore stimato in fase di progettazione della misura (3%). Mettendo in conto l’energia chimica dei gas prodotti il COP misurato è compreso tra 0.99 e 1.
In base alle misure effettuate si può affermare con assoluta certezza (coefficiente di sicurezza 5 sull’errore) che il dispositivo esaminato presenta COP < 1.1 e quasi certamente presenta COP = 1 come previsto dalla fisica nota.


TEST
I test sono stati effettuati nelle giornate di sabato 19/01/2013 e domenica 10/02/2013 presso la ditta Alter a Reggio Emilia.
Essendo presente solo il sottoscritto mi scuso per la brevità dei test, la scarsità dei dati raccolti e per la scarsa qualità delle immagini.
Ritengo comunque la documentazione sufficiente per gli scopi di questa verifica.
 
RISULTATI
Sia la misura a metà potenza che quella a piena potenza del test del 19-01 hanno evidenziato che la potenza termica uscente coincideva con la potenza elettrica entrante a meno di un errore che si è rivelato inferiore al 2% (COP misurato = 0.98. Mettendo in conto l’idrogeno prodotto si ha 0.99 < COP > 1 contro 1 teorico) che è inferiore al massimo errore stimato in fase di progettazione della misura (3%).
Il test del 10-02 ha confermato le misure precedenti, con una piccolissima riduzione del COP misurato (compreso tra 0.97 e 0.98 senza considerare i gas e tra 0.98 e 0.99 considerando i gas) a causa delle dissipazioni termiche che a 85 °C non sono completamente trascurabili dal momento 
che la coibentazione era modesta essendo stata utilizzata la stessa del test precedente, pensata per temperature molto inferiori.

In base alle misure effettuate si può affermare con assoluta certezza (coefficiente di sicurezza 5 sull’errore) che il dispositivo esaminato presenta COP < 1.1 e quasi certamente presenta COP = 1 come previsto dalla fisica nota. 
 
Schema dell’apparato sperimentale
 
--> Fig 1
 
Fig 2
 
In fig 1 è rappresentato il PI&D. Il dispositivo è indicato DUT (device under test).
In fig 2 è rappresentato lo schema semplificato dei collegamenti elettrici.
Il collegamento elettrico indicato sul manuale del costruttore prevede l’alimentazione tramite una linea monofase non protetta da relè differenziale in modo da poter collegare il corpo del dispositivo a un dispersore di terra. Data l’impossibilità di effettuare questo collegamento a causa del differenziale installato immediatamente dopo i contatori ENEL il test è stato effettuato senza collegamento diretto con la terra, ma con il solo utilizzo del conduttore di neutro che è collegato a terra in cabina.

L’aspetto del sistema senza coibentazione è visibile nella foto IMG665. L’aspetto dell’intero set-up in funzione a piena potenza è visibile nella foto IMG656.
Rispetto al progetto iniziale sono state apportate le seguenti modifiche: il dispositivo fornito era da 7kW contro i 5kW previsti; gli amplificatori per le PT100 previsti erano SENECA K109PT ma si sono dimostrati di qualità insufficiente e sono stati sostituiti da MT2 di produzione emmepiemme; sono state eliminate le sonde intermedie di temperatura tra il DUT e la resistenza da 1 kW; la corrente indicata dal FLUKE era letta tramite pinza amperometrica e non tramite resistenza; il contenuto di acqua della vasca era di 40 litri contro i 20 previsti; la pompa è stata alimentata direttamente da rete e non tramite Variac; sono stati eliminati i termoswithes di sicurezza; il finecorsa Fc1 è stato sostituito da un pulsante manuale; il PLC adottato è stato un PCD2 M110 anziché un PCD2 M150. 
 
Raccolta dati
I dati erano visualizzati su PC tramite un PLC che effettuava anche i calcoli. Le variabili hanno il seguente significato:
R0 = Portata acqua istantanea [1/10 l/h]
R1 = T1 [1/100 °C]
R2 = T2 [1/100 °C]
R3 = T3 [1/100 °C]
R4 = Portata media su 50 litri [1/10 l/h]
R7 = Potenza termica calcolata [W]
R8 = COP istantaneo [1/100]
R9 = COP medio su 50 litri [1/100]
R490 = Tensione [1/10V]
R493 = Corrente [mA]
R496 = Potenza elettrica [W]
Oltre ai dati visualizzati sul PC le temperature e i dati elettrici erano visibili su seconda strumentazione. Per quanto riguarda la portata è stata effettuata la verifica del misuratore adottato mediante bilancia. Tale verifica, effettuata più volte non è documentata da immagini. Chiaramente in un test “ufficiale” anche questa misura deve essere documentata dal momento che anche la portata deve essere misurata con due metodi indipendenti.
Nella tabella 1 sottostante sono riportati i dati rilevabili dalle foto.
 

Nella tabella 2 sottostante sono riportati i dati rilevabili dai filmati.

 
Correzioni
Il dispositivo produce elettrolisi del liquido con produzione di idrogeno e ossigeno. Le bolle di questi gas sono visibili nella parte finale del filmato MVI654. La produzione di gas era evidenziata anche da una minore stabilità del valore di corrente circolante durante il test a piena potenza.
Parte dell’energia elettrica entrante viene quindi trasformata in energia chimica. Tale energia è persa nel normale utilizzo della caldaia, ma andrebbe aggiunta al calore uscente se si cerca un possibile eccesso rispetto alla quantità teorica.
Facendo riferimento al test a 7kW, si ha:
Produzione idrogeno = 33 * 0.0374 = 1.23 g/h ; potenza termica corrispondente: 1.23 * 142000/3600 = 48.5W. Tenendo conto di tale correzione il COP risulta compreso tra 0.99 e 1.
Ulteriore misura calorimetrica
Nel test di gennaio è stata eseguita anche la misurata della potenza termica dissipata nell’aria dallo scambiatore acqua-aria di raffreddamento misurando le temperature medie dell’aria in ingresso e uscita, la superficie di passaggio dell’aria e la sua velocità. La misura si riferisce al solo test a 7kW. La misura è da considerarsi molto approssimata ma comunque in grado di escludere errori grossolani nelle precedenti misure.
I dati sono deducibili dalle foto IMG659 ( V = 1.5 m/s), IMG660 (Tin = 14.7°C), IMG662 (Tout = 32.2°C).
La superficie di passaggio è pari a 0.48 x 0.46 = 0.22 m2 . Si assume il calore specifico dell’aria pari a 0.34 Wh/m3
La potenza corrispondente approssimativa vale P = 0.34 * 0.22 * 1.5 * (32.2 – 14.7) * 3600 = 7068 W a cui occorre sottrarre la potenza del ventilatore e quella della pompa dell’acqua (circa 350W) e a cui vanno aggiunte le dissipazioni termiche. La potenza termica risulterebbe quindi di circa 6800W con un errore rispetto alle altre misurazioni di appena il 5%.
 
Verifica dispositivo a fine test
Durante i test (in modo molto evidente in quello a piena potenza del 19-01), si è notato che l’elettrolita diventava sempre più marrone. Con ogni probabilità ciò era dovuto a corrosione del dispositivo, realizzato in ferro, a seguito dell’azione elettrolitica e in particolare allo sviluppo di ossigeno agli elettrodi.
La cosa è stata confermata a fine test quando si è smontato il dispositivo, come si può vedere dalle foto IMG669 e IMG670. La foto IMG671 è stata scattata dopo pulizia dell’elettrodo. Durante il test del 10-02, a temperature più alte, il fenomeno è apparso molto meno evidente. La differenza potrebbe derivare dalla minore quantità di NaHCo3 disciolta: dovendo erogare la stessa potenza (7 kW) nel test di febbraio si è aggiunto meno elettrolita per raggiungere la stessa conducibilità media a causa della maggiore temperatura del liquido. 
 
ULTERIORE TEST DEL 10-02-2013
Il 10-02 è stato effettuato un ulteriore test alla potenza di 7 kW ma con portata ridotta e temperatura di ingresso dell’acqua di 45°C anziché 30°C come nelle prove precedenti in modo da avere la temperatura di uscita pari a 85°C. La soluzione conteneva 12g di NaHCo3 in 40 litri di acqua di rete per una conducibilità di 0.844mS/cm a 45°C.
Questo ulteriore test è stato eseguito perché presenta temperature più simili al test fatto eseguire alcuni anni fa da Andrea Rampado.
In questo test non si sono fatti controlli con la resistenza elettrica perché, essendo questa da 1 kW, non era in grado di mantenere una temperatura di uscita così alta se non adottando una portata piccolissima. In quelle condizioni le dissipazioni termiche in ambiente a 17°C sarebbero state importanti rendendo il controllo poco significativo.
Anche il controllo con termometro e anemometro sullo scambiatore acqua-aria non è stato eseguito perché con acqua in uscita a 85°C e un set-point per la temperatura di ritorno di 45°C la ventola girava talmente lenta da generare una corrente d’aria con velocità troppo bassa per una lettura affidabile dell’anemometro.
Il controllo del misuratore di portata è invece stato eseguito molte volte e contrariamente alla volta precedente si è dovuto apportare un fattore correttivo del 2% in più, probabilmente dovuto al fatto che il misuratore esce di fabbrica tarato con acqua a 20°C e a 45°C le dilatazioni introducono un errore apprezzabile.
I dati del test del 10-02 sono rilevabili dal filmato MVI722 e dalla foto IMG727 che visualizzano la situazione a regime stazionario.

  
Documentazione filmata
Le misure sono state documentate anche mediante brevi filmati siglati MVI 647 (resistenza 1kW, 0:55”), MVI 651 (3.5kW, 1:12”), MVI 654 (7kW, 2:02”).
L’aspetto del dispositivo senza coibentazione è visibile nel filmato MVI 668.
Il filmato relativo al test del 10-02 è siglatoMVI721 (7kW, 85°C, 1:11”)
I filmati sono visibili sul canale Youtube Mariomassa55.

Allegati
1 - Progetto della misura presentato al committente (Andrea Rampado) il 03/07/12 e da lui approvato.
2 – Manuale fornito col dispositivo.
3 – Software del PLC.

APPENDICE A
Strumenti utilizzati e loro precisione dichiarata dal costruttore.

Misurazione portata:
sistema 1:
  • bilancia elettronica Mettler PJ4000
  • temporizzatore software (SAIA PCD M110) risoluzione 1/100”
  • sistema 2:
  • misuratore a mulinello SISMA USLF/13 2 impulsi/litro, precisione +/- 2%. Temporizzatore software 1/100” secondo su 2 impulsi per portata istantanea e su N impulsi programmabili (impostato 100) per portata media.
  • Misurazione salto termico:
  • sistema 1:
  • sonde PT100 3mm classe 1/5DIN collegamento a tre fili (T1b, T2b,)
  • scheda di commutazione sonde autocostruita. Sistema di commutazione: 8 contatti in oro in parallelo.
  • termometro GLA MD1000 risoluzione 0.02°C, errore 0.1°C
  • sistema 2:
  • sonde PT100 3mm classe 1/5DIN collegamento a tre fili (T1, T2,)
  • amplificatore emmepiemme MT2 0-10V 0-100°C precisione nominale +/- 0.25°C. Taratura prima della prova con resistenze campione e precisione finale +/-0.1%. Differenza tra i canali < 0.02%
  • amplificatore emmepiemme MT2 0-10V 0-100°C precisione +/- 0.25°C per misurazione T3 (temp. ritorno acqua alla vasca pompa)
  • scheda analogica ingresso W200, precisione 0.4%. Media software su 100 letture. Differenza tra due canali < 0.1%.

Misurazione potenza elettrica:
sistema 1:
  • Wattmetro IME Nemo96HD + IF96002 classe 0.5
  • TA IME 250/5 con doppio passaggio (pari a 125/5)
sistema 2:
  • Scopemeter Fluke 123 sonda tensione 1:1, sonda corrente 10mv/A. Errore dichiarato su valore RMS 50 Hz: 1.5% della lettura (5-100% fondo scala)
  • Sonda corrente: Chauvin Arnoux C35NClamp. Scala 10mV/A. Errore massimo 2% della lettura. Errore di fase < 1°.
Varie
  • pompa sommersa: CMI C-TP 250 250W, 6000l/h, 60KPa
  • resistenza di comparazione: 1kW 230V
  • scambiatore acqua-aria: emme piemme 480x460x100 5 ranghi, Ventola 400mm
  • inverter regolazione ventola: Toshiba Tosvert VF-S11 - 4037
  • termometri portatili: Hanna HI 93531; Fluke 51
  • conduttivi metro: RS 180-7127

APPENDICE B
Procedura calibrazione sonde temperatura T1, T1b, T2, T2b
Si è verificata la coincidenza delle letture a circa 30°C facendo circolare l'acqua nel sistema completo fino a stabilità assoluta mantenendo ferma la ventola dello scambiatore acqua-aria e fornendo energia (in aggiunta a quella fornita dalla pompa) tramite la resistenza da 1 kW alimentata tramite Variac. In queste condizioni l’indicazione di T1, T2, T1b, T2b coincideva entro 0.02°C e nessuna calibrazione si è resa necessaria.

APPENDICE C
Procedura calibrazione flussimetro
Il flussimetro è stato verificato mediante controllo del tempo impiegato per fare fluire circa 3 litri pesati su bilancia elettronica. Per effettuare la misura il tubo veniva spostato di pochi centimetri in orizzontale (in modo da non avere variazioni piezometriche). Il tempo era misurato dal PLC tramite pulsante azionato dalla stessa persona che spostava il tubo. L’errore temporale stimabile è dell’ordine di 0.1” che considerando un tempo di misura di circa 30” porta a un errore dell’ordine dello 0.3% essendo l’errore di pesatura trascurabile. Le molte misure effettuate hanno confermato che la precisione del flussimetro è decisamente superiore a quella dichiarata dal costruttore (2%) e nessuna calibrazione si è resa necessaria.

APPENDICE D
Sulle schermate del PC compaiono anche altre variabili. Il loro significato è il seguente:
R6 = set point T3 [°C]
R10 = tempo acqua pesata [1/100”]
R11 = numero litri per misure medie
R12 = calibrazione flussimetro (1000 = nessuna calibrazione)
R13 = calibrazione T1 [1/100°C]
R14 = calibrazione T2 [1/100°C]
R201 = litri mancanti a fine calcolo valori medi
R302 = uscita PID controllo ventilatore [0-4095]
R303 = Kp
R304 = Ki
R305 = somma integrativa

Mario Massa

18 : commenti:

Il Santo ha detto...

Visto che chiaramente si tratta di uno scaldabagno, quale era il claim che ha reso necessaria la verifica?

Il Santo ha detto...

Visto che chiaramente si tratta di uno scaldabagno, quale era il claim che ha reso necessaria la verifica?

mario massa ha detto...


AC/DC e Franco da Camillo hanno parlato del motore Keppe. Prendo spunto per chiarire un problema reale che riguarda il basso rendimento dei piccoli motori monofasi per elettrodomestici. Lo faccio qui sapendo che entrambi seguono anche 22Passi e perché spero che queste considerazioni possano essere utili agli appassionati desiderosi di capire meglio, mentre probabilmente sarebbero considerazioni ovvie da Camillo ove scrivono praticamente solo esperti.

Ho analizzato un ventilatore molto simile a quello mostrato dal filmato sul sito Keppemotor:
http://www.keppemotor.com/en/index.php
dove viene confrontato con uno uguale ma azionato da un loro motore.

I normali ventilatori adottano un motore a induzione con sfasamento tra le bobine ottenuto grazie a un condensatore serie. I ventilatori più piccoli adottano invece un motore con sfasamento generato da spira in corto circuito e hanno rendimento ancora più basso.

In questi video: https://www.youtube.com/watch?v=uzShKo1I6nU e al successivo ho posto la misura della potenza assorbita con e senza pale per un ventilatore con motore a sfasamento capacitivo: come si vede il rendimento è di circa (69-56)/69 = 18.8% in linea con quello mostrato dal filmato Keppe.

Nel filmato per verifica ho mostrato che la velocità media dell’aria è circa 6m/s su un diametro di circa 35cm, pari a una potenza di circa: (0.175^2 x 3.14) x 6 x (0.5 x 1.2 x 6^2) = 12W che coincide circa con la differenza di potenza con e senza pala.

L’utilizzo di motori con maggior rendimento è quindi auspicabile. Quello che è incredibile è che ci sia gente che pensa che il motore Keppe (come anche il motore Newman o altri che si trovano in rete) abbiano qualcosa di veramente nuovo: si tratta di motori sincroni a magneti permanenti come quelli utilizzati nei ventilatori dc di tutti i PC o nei motori per aeromodelli (che in 150g raggiungono la potenza di 200W, 700W di picco, con rendimenti del 90%).

Il fatto che non vengano utilizzati negli elettrodomestici è quasi certamente dovuto a un problema di costo: il motore del ventilatore che ho analizzato dovrebbe avere un costo dell’ordine di 3 euro, quelli dc equivalenti ma con rendimento del 90% costerebbero almeno il triplo a causa dei magneti e dell’elettronica.

6 euro di differenza con i vari passaggi comporterebbero per l’acquirente finale una differenza di almeno 20 euro che è una follia per un oggetto che costa 30 euro, anche perché se si ipotizza un utilizzo di 200 ore/anno li recupererebbe in 10 anni.
Ciononostante mi aspetto e mi auspico che sia solo questione di tempo, e vedremo comparire sempre più spesso motori dc in campo domestico con la conseguente diminuzione del loro costo, come già si è visto nei piccoli ventilatori compatti per uso industriale: il Papst 4650Z che assorbe 19W è sempre più spesso sostituita con la versione dc 4184NXM che ha stesse dimensioni, prestazioni leggermente superiori e assorbe solo 3.5W.

Ovviamente tutto questo è vero solo per piccoli motori monofasi: come dice bene Franco i motori asincroni “seri” hanno rendimenti molto superiori e in campo industriale i motori trifase hanno rendimenti elevatissimi: l’ultimo motore Brown Boweri da 55kW che ho installato ha un rendimento del 93.9% a pieno carico e del 93.6% al 50% e i motori che uso maggiormente nella taglia 4-5.5kW hanno circa l’88%. E in campo industriale si utilizzano ampiamente motori brushless e sincroni.

In conclusione questi imbroglioncelli della Keppemotor uniscono dati veri (basso rendimento dei motorini attuali per elettrodomestici) a fantasie tipo il ritorno di energia sull’alimentazione (hanno scoperto la legge di Lenz!) e a trucchetti (come utilizzare una pala da soffitto azionata da una pila da 9V grazie all’aver montato le pale con angolo quasi nullo) per fare fessi gli sprovveduti.

AC/DC ha detto...

@Mario Massa
Grazie mille per l'ottimo report e anche per la spiegazione del motore di Keppe, il tuo contributo è utilissimo per sfatare i falsi miti che girano in rete, chissà quanta gente s'è comprata il kit...

Salvatore ha detto...

Bravi! Finalmente dati derivanti da genuino metodo scientifico, era ora. Riguardo il motore Keppe, intuivo a grandi linee come fosse la scoperta dell'acqua... a temperatura ambiente (stavo per scrivere calda), e ora ne ho ulteriore conferma grazie alla competente e sintetica analisi che ne ha fatto Mario Massa.
In ogni caso resto in attesa di nuove notizie riguardanti l'E-CAT del Rossi che ancora non mi sento di giudicare a priori quale ennesima bufala.
Un caro saluto a tutti i frequentanti il blog.

hidetoshi rossy ha detto...

Perlomeno sta bufala è uscita.. Sempre meglio di Andrea Rossi

Salvatore ha detto...

... Quindi inoltre come "side effect" Mario Massa ha pure ottenuto il risultato che il misuratore di consumi elettrici della Silvercrest (LIDL, al prezzo di circa € 7,99 se non ricordo male!) ha retto a testa alta il confronto con lo strumento NEMO96HDL della IME e come scrive sempre Mario Massa su YT: " Sfatiamo il mito che è sempre necessaria strumentazione costosissima: basta usare quella giusta. Confrontato con il NEMO96HDL della IME (filmato MVI721) ha dimostrato prestazioni "professionali". "
Viva l'onestà intellettuale del prode Mario Massa!!!

Diogene ha detto...

Scendendo dallo Stelvio ho fatto con meno di un decilitro di benzina 30 km. Ora dato che la mia macchina fa in media 15 km/l come media, sto cominciando a supporre che sia overunit: chi me lo verifica? ah se mi fate anche la revisione dato che è scaduta la settimana scorsa, pure una controllata ai liquidi sarebbe gradita.

bertoldo ha detto...

"pure una controllata ai liquidi sarebbe gradita. "

infatti il cervello è in scarsità d'acqua ...

comRED ha detto...

@ Mario Massa, hai ragione! http://www.magistrala.cz/freeenergy/2013/02/19/cold-fusion-perhaps-study-3/

Franco Morici ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Franco Morici ha detto...

Intervengo brevemente a commento di questo Post.

Il Post riporta la descrizione e i risultati del lavoro di Mario, un eccellente lavoro eseguito con scrupolo e professionalità non comuni di cui lo ringrazio pubblicamente.
Non ritrovo però alcun legame che motivi la genesi del perchè si è arrivati ad eseguire questi test e questo mi pare essenziale altrimenti sembra che Mario abbia solo per pura curiosità di indagine fine a se stessa voluto verificare quanto il produttore russo già dichiarava come rendimento da data-sheet del dispositivo.

Come riferimento mi sembra possa essere preso questo Post pubblicato da 22passi sulla Free Energy, di cui di seguito riporto un brano, con autore Mistero che scriveva a proposito di quelle che definiva come "caldaiette idrosoniche statiche":

...Mi impegnai a comprare alcuni dispositivi costruiti per produrre acqua calda: si trattava di caldaie idrosoniche statiche, cioè prive di parti in movimento (né giranti, né motori elettrici). A prima vista possono sembrare delle semplici resistenze immerse nell'acqua che, per effetto Joule, cedono calore, in realtà il fenomeno è profondamente diverso, molto simile a un sistema elettrolitico che, per differenza di potenziale, produce la scissione dell'acqua in idrogeno e ossigeno, generando al tempo stesso anche calore. Però attenzione, in questo caso la produzione del calore non è effetto della rottura dei legami chimici dell'acqua, bensì della pressione generata dalla differenza di potenziale, pressione che produce cavitazione, quindi implosione, sonoluminescenza, luce e calore. Certo un minimo di elettrolisi si verifica, ma non è questo il fenomeno preponderante ai fini della produzione di calore, fatto che si può capire chiaramente dalla relazione che venne prodotta.

L'esperimento produsse dunque risultati interessanti, nonostante non potessero essere rispettati tutti i protocolli imposti dal costruttore. Per esempio, il contatto di terra non venne connesso al corpo metallico del cavitatore statico perché, essendo l’alimentazione del laboratorio derivata da una trifase a triangolo, tale connessione non è permessa per legge in caso di utilizzo domestico (l'utente rischierebbe di rimaner fulminato toccando i radiatori). Altra cosa non eseguita da protocollo fu utilizzare il cavitatore statico a poco più di un terzo della potenza di targa, invece che al massimo della sua potenza. Infine non venne sempre utilizzata acqua con un preciso grado di conducibilità elettrica.
I risultati migliori, di molto superiori a quelli riportarti nelle prove comparate, vennero ottenuti senza limitazione della potenza (limitazione necessaria in quanto la resistenza usata a scopo comparativo non raggiungeva la potenza del cavitatore) e non vennero inseriti nella relazione.
I risultati documentati furono comunque sufficienti a dimostrare il verificarsi di un probabile nuovo fenomeno che valeva la pena di essere indagato e ulteriormente approfondito...



I risultati portati allora a supporto del Post (test controversi e molto discutibili) erano quelli condotti dall'ing. Fernando Russo che richiamo QUI affinche ciascuno possa fare i debiti confronti con i risultati del lavoro di Mario che dimostrano che questa caldaietta idrosonica statica non offre prestazioni particolari se non semplicemente un COP unitario.

mario massa ha detto...

@comRED
“hai ragione”

A dire il vero mi aspettavo che con la stessa potenza non solo si avesse la stessa quantità di vapore, ma anche che l’aspetto fosse simile. Il fatto che nella cella elettrolitica il vapore continui ad essere bianco anche se la potenza è stata elevata allo stesso valore del bollitore mi porta a dire che il motivo è diverso da quello che avevo supposto. Direi che la spiegazione potrebbe essere che nella cella elettrolitica l’acqua bolle in modo più tumultuoso per cui micro gocce di acqua vengono trascinate dal vapore: all’uscita si ha quindi una miscela di vapore leggermente surriscaldato (vicino al beccuccio è trasparente) e micro gocce di acqua. A contatto con l’aria che raffredda il getto di vapore le gocce d’acqua fungono da germe di condensazione e il vapore diviene visibile. Oppure i germi di condensazione derivano dalla combustione del catodo.

mario massa ha detto...

@Franco Morici

Grazie Franco. Mistero mi ha scritto chiedendomi di spiegargli dove aveva sbagliato Fernando Russo, ma non trovavo più la sua relazione.
Mi pare che sia una domanda giusta e rispondere sia doveroso anche se non è detto che sia facile. Mi pare un ottimo esercizio per i tecnici che vorranno provarci. Io non ho ancora analizzato con calma la cosa ma lo farò certamente.

Franco Morici ha detto...

Mario wrote:
Mistero mi ha chiesto di spiegargli dove aveva sbagliato Fernando Russo

Mi pare che una analisi fosse stata fatta nei commenti:

http://22passi.blogspot.com/2012/03/esiste-la-free-energy.html?showComment=1331504688710#c1668969420147836594

http://22passi.blogspot.com/2012/03/esiste-la-free-energy.html?showComment=1331504724931#c5733333801620517358

http://22passi.blogspot.com/2012/03/esiste-la-free-energy.html?showComment=1331504768240#c1180461554564350635

http://22passi.blogspot.com/2012/03/esiste-la-free-energy.html?showComment=1331504813506#c6293738799739237011

http://22passi.blogspot.com/2012/03/esiste-la-free-energy.html?showComment=1331504847635#c37754132204289903

Il punto 7 dei commenti mi pare quello determinante.

mario massa ha detto...

@Franco
“Mi pare che una analisi fosse stata fatta nei commenti”

Forse ha ragione mia moglie: mi devo preoccupare. Dopo solo un anno avevo già dimenticato tutta la storia.

Franco Morici ha detto...

Mario Massa wrote:
...mi devo preoccupare.

Direi proprio di no.
Se vedessi come è ridotta la mia BRAM, residuo della dotazione genetica di partenza...
(Biological Random Access Memory)

antonio ha detto...

"...Mi impegnai a comprare alcuni dispositivi costruiti per produrre acqua calda..."

si possono fare bei soldi vendendo ciofeche.
basta trovare il pollo.

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