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martedì 30 novembre 2010

Ma io vivo

Ho tirato via
la vita immaginata insieme
i due o tre istanti in cui dagli occhi le
fuggiva un si
e tutta l'inavveduta gioia che mi ha dato...
ed ecco:
nella mano un feto di quattro mesi
raschiato dall'utero
di questo cuore cavo.
Un luogo adatto a seppellirmi?
direi un deserto
- la depressione più arida di quel deserto -
lì almeno sgorgherebbero
l'ape, l'erba e il fiore.
Ma io vivo; sorrido; ho lo sguardo di lei;
ed ho promesso di non immalinconirti più:
così non ce l'hai fatta, e mi hai rimesso in petto.
L'amore non si pota,
è lui che pota noi.

5 : commenti:

Kylie ha detto...

UN post con un argomento particolare.

Un abbraccio e buona giornata!

Daniele ha detto...

Cara Kylie, il tema è cosa fare di un amore non corrisposto; al riguardo m'è arrivata l'immagine "forte" del feto che è diventata la metafora portante (e ha guidato la scelta della foto). Ho scritto la poesia di getto stanotte e in effetti, rileggendola ora, m'accorgo che la metafora ha un po' spodestato il tema: basterebbe invertire qualche maschile e femminile e sembrerebbe proprio una poesia che parla di un aborto programmato ma non più eseguito o eseguito ma foriero di rimorso e dunque "negato" e/o in qualche modo "riparato" a livello psicologico.
Considerato che pure la precedente poesia che avevo scritto, Ago e filo, richiamava nettamente, senza che ne fossi conscio, un'immagine materna, mi si consolida la "suggestione" - diciamo così - che la ragazza in questione ed io in una vita precedente fossimo stati madre e figlio... un legame che potrebbe essersi interrotto prematuramente, molto molto presto. Ovviamente sono solo illazioni e voli di fantasia, però tutto ciò che è immaginato è pur sempre un messaggio che ci arriva dall'inconscio... tanto più se viene alla luce nel corso di un processo creativo.

P.S. Al di là degli "a capo" - è una mera nota tecnica - la struttura metrica è rigorosa: 12 versi di 14 sillabe (una misura che di norma non uso). Si è auto-imposta così.

Daniele ha detto...

Ecco fatto: un mi al posto di un lo, un verso girato dalla prima alla terza persona singolare e un altro dalla terza alla seconda singolare. E ora la poesia è sia il tema originario, sia la metafora che ne è nata, ambo le cose. La donna e l'uomo ci sono sempre, ma come in secondo piano; il soggetto principale (la voce narrante) è diventato l'amore non corrisposto e perciò non nato. Mi piace molto di più così.

Citronella ha detto...

Certo che questo amore non corrisposto ti fa un brutto effetto caro mio! :)

Daniele ha detto...

Ma vedi sempre il bicchiere mezzo vuoto tu? ;-)

Fa conto che io ora sia su un cavallo imbizzarrito che corre corre corre: tu che faresti al posto mio? Io preferisco stringermi forte al destriero, perché se provo a saltar giù alla velocità a cui sta galoppando rischio di farmi molto più male!

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