Siamo appassionati d’Amore onestà spiritualità arte poesia politica democrazia sostenibilità tecnologia green-energy cold-fusion LENR medicina alternativa cambi di paradigma rivoluzioni scientifiche criptoarcheologia e “tante cose infinite, ancor non nominate”. Siamo uno specchio capovolto della realtà, fuori c’è il patriarcato qui una "società gilanica", fuori c’è il petrolio qui siamo pro E-Cat: per previsioni sull’esterno invertite (quasi) sempre i risultati dei nostri sondaggi interni!

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sabato 29 agosto 2009

I nostri primi antistress

6 : commenti
Stamattina io e Arianna ci siamo cimentati con l'autocostruzione dei nostri primi antristress. Ingredienti:
  • palloncini
  • farina
  • pennarello indelebile
  • un po' di pazienza
Sicuramente abbiamo ampi margini di miglioramento, ma come esordio ci accontentiamo! ;-) Buon weekend a tutti... oggi passiamo il resto della giornata alle terme di Rapolano con una bella brigata. E pure domani sarà una giornata coi fiocchi. Passo e chiudo.

venerdì 28 agosto 2009

Sagra dello spaghetto... e dello scherzetto!

5 : commenti
Stasera ho convinto un'amica, che so un po' giù per motivi di cuore (si fa per dire!) e di lavoro, ad accompagnarmi alla Sagra dello spaghetto, a S. Lucia, qui a Perugia. Sarà un po' troppo una bottiglia di vino in due? Ma sì dai, col bianco si può fare, anzi non prendiamo nemmeno l'acqua così ce lo dobbiamo bere tutto per forza. Insomma, per essere la Sagra dello spaghetto la scelta tra i primi è un po' strettina: spaghetti al laghetto o spaghetti alla norcina. Oste, cosa c'è negli spaghetti al laghetto? Ah, capito, praticamente sono una variazione di quelli alla puttanesca. Ok due spaghetti al laghetto, una patatina fritta e una bottiglia di Grechetto. Ci sediamo al tavolo. Ci prendono subito l'ordinazione e in nemmeno cinque minuti abbiamo tutto servito. Fantastico! Be', gli spaghetti sono mooolto al dente... ma il sugo li ammorbidisce bene e col Grechetto vanno giù che è una meraviglia. Slurp, gnam gnam, slurp! Ehi Chiara, guarda l'etichetta della bottiglia: non vedi qualcosa di strano? Già proprio così, questa scritta "2008" è appiccicata sopra. Dai sono curioso. Vediamo cosa c'è sotto... sì, viene via bene... nooooooo, non ci posso credere: è un bianco del 2004! Gli hanno aggiunto 5 anni di giovinezza con il lifting!! Le foto qui accanto documentano il tutto. Francamente non so quanto tutto ciò possa essere regolare. Può essere considerata sofisticazione o frode? Non faccio parte dei NAS quindi mi astengo dal giudicare. Ho chiesto a un ragazzo che serviva ai tavoli cosa significasse quel "2008" posticcio; ci ha risposto che... be' francamente non abbiamo capito bene cosa ci ha risposto: credo che il senso fosse che il produttore aveva da smaltire un po' di etichette del 2004 e così, invece di stamparne di nuove, nel 2008 si era dato al... bricolage! Ma dai!!! So solo che il rosso invecchiato migliora, ma il bianco in genere no! Però questo era passabile: i suoi 5 anni spacciati per 1 se li portava comunque bene! E la serata è stata allegra, leggera e piena di risate. È quel che conta è questo! Buonanotte.

mercoledì 26 agosto 2009

Il Bunker, di Nicola Castellini (II)

1 : commenti
Codesto lavoro narrativo non è un lavoro. Sono suggerimenti. Possono venir letti dalla fine all'inizio, o in mezzo e poi di traverso. La paragrafatura consente al lettore e alla lettrice, scusandomi per l'ordine con cui vengo a dire, di interrompere quando lo desidera, per i suoi più piacevoli motivi. Ognun di noi persone ha dei motivi anche quando non ne ha. Il parto è compiuto, i tuoi occhi son belli, sogna pure di pagina in pagina.
(Introduzione de "Il bunker" di Nicola Castellini)
Ho conosciuto Nicola più di 5 anni fa a Città di Castello, a un concorso letterario dove eravamo stati entrambi premiati. Chiacchierammo. Mi colpì. Sentii una persona autentica: non girava attorno a quei muri che separano le persone fra loro, li dipingeva di vernice fosforescente perché non si potesse far finta di non vederli e poi li buttava giù con getti di parole disarmanti. Era venuto in treno e mi chiese un passaggio per tornare a Perugia. Da quel giorno è nato una frequentazione che, per responsabilità mia, è rimasta un tentativo d'amicizia più che un'amicizia vera e propria. Non me ne sono mai sentito all'altezza. Forse sono approdato troppo tardi all'arte per riuscire a farne un fuoco sacro al centro della vita, distratto da un lavoro fisso, con accanto una famiglia prima e una figlia adesso, ancorato di conseguenza a una qual forma di normale per quanto appagante quotidianità. Il vero artista, l'artista "maledetto" e bohemienne, si fa gioco della normalità, la depista, è oltre. Nicola è così, ha scommesso tutta la propria vita sull'essere artista, e sta vincendo.
La presentazione del suo ultimo libro, Il Bunker, uscito dai tipi di Morlacchi Editori, tenutasi oggi alla Terrazza del Mercato coperto di Perugia, mi ha dato conferma di tutto questo. Nicola ha un grande dono. Per ventura o per sventura, sin da bambino è caduto dentro la vasca dell'inconscio, è andato spesso vicino all'annegare, ma alla fine è tornato in superficie, trasformato in una specie di delfino capace di vivere un po' sott'acqua e un po' nell'aria. Come recita la quarta di copertina del libro "il Bunker è lo scrigno segreto, il tesoro interiore che non apri mai e che tieni stretto perché conserva la tua essenza vitale. È un bambino che sa e vede in purezza. È un cerchio di luce divina, infinita luce che riscalda, illumina, vivifica. L'aurea via di mezzo." Grande metafora quella del Bunker, il luogo che custodisce il nostro Sé, ma allo stesso tempo le mura di cemento che ci impediscono - di norma - di vivere nel mondo a cuore nudo. Nicola ha trovato nella scrittura e nell'arte il modo di vincere la propria timidezza, fino a tirare la testa fuori dal proprio Bunker.
Ed è un libro che colpisce già nell'aspetto: il formato importante, ma non eccessivo (16x19cm per circa 200 pagine), e la carta ambrata dal sapore antico, sottolineano che non si tratta del solito racconto, ma di un oggetto prezioso, nato dalla mente di un soggetto fuori dalle regole; come ben si addice all'idea di bunker, tende più alla forma quadrata che al consueto rettangolo. La scrittura di Nicola Castellini è un flusso dinamico, dove le parole evocano gesti e movimenti, libera da costrizioni eppure corposa e coerente. Un esempio a caso la pagina 69 (che ho anche inviato al sito di Pagina 69) che contiene il 33esimo di 99 paragrafi di cui si compone il libro: frammenti emancipati da tradizionali schemi narrativi e vincoli temporali, secondo le leggi simboliche e astrattive dell'inconscio e dei contenuti onirici.
33.
Il bar più fico di Brussel, il pittore leoparda la campana suonar di dieci, suoni psichedelici di donne in francese, di spalle seduto in tavolo di bois si miscelano i pensieri per i pochi clienti di buona mattina i negozi aprono la penna scorre di piacere, la vita bohémienne di una accademia reale di belle arti, e gli uccellini assiepati morbidi di gioia ripetuta, gli occhi furbi di un ramoscello, di un fuscello dalle grandi mani rosa e nere, si incazza come un aereoplano e non posso evitare di ridere, scrivere, mangiare e leccare il sesso poderoso della compagna che sembra un capo tribù, tanto è il suo orgoglio antico, la statuarietà dei suoi movimenti, calmi, lenti e decisi, ritrovando lo stesso occhiaie di baci di ier l'altro, e l'armonia di uno spazio con specchi da condivider d'idee e d'ispirazione. Voglio dell'acqua, la voglio ora, dice N. a Bijou. Le sue trecce di serpente muscoloso ondeggiano l'equilibrio, la forza antica di chi non fa l'amore da anni, il sentirsi amati, importanti, fuori dal bunker familiare, e una autovettura passa, a fianco la polizia in cappello, le armi sono scimitarre gloriose portate in grembo di stomaco, l'organo più importante e intelligente, l'organo del comando.
È una scrittura ambiziosa: cammina sulla strada tracciata da monumenti come James Joyce, Jack Kerouac, Virginia Woolf, Italo Calvino. Ma sembra capace non inciampare. Non è una lettura facile. Qualcuno potrebbe dire che Nicola si prende gioco del suo lettore. Forse, ma né più né meno di come fa il nostro inconscio coi nostri bisogni di certezze, regole, canoni, categorie. Il realtà direi che invita il lettore a giocare insieme a lui, con la stessa saggezza del bambino che si stupisce degli adulti che non sanno più giocare e ridere di loro stessi.
Auguro a Il Bunker e al suo autore tutto il successo che merita.

domenica 23 agosto 2009

Edilizia ecosostenibile

1 : commenti
È bello scoprire, a contraltare delle notizie da fine del mondo che ci assediano, che c'è anche chi lavora per cambiarlo in meglio. Il buon esempio in cui mi sono imbattuto oggi è quello dato da Agenzia CasaClima a Bolzano e Associazione ARCHinNOVA a Ferrara, impegnate a promuovere e diffondere in Italia (ed Europa) un mercato delle costruzioni edilizie dettato da principi di ecosostenibilità, risparmio energetico, rispetto della salute umana, sia nella costruzione di edifici nuovi sia nella ristrutturazione di quelli esistenti. Il nuovo palazzo provinciale di Bolzano, detto la "Casabianca" (nella foto), non è altro che la ristrutturazione con certificazione CasaClima del vecchio palazzo delle Poste, con l'aggiunta di due piani. Riscaldare d'inverno e condizionare d'estate il palazzo delle Poste (3 piani) costava 90.000€ all'anno, per il nuovo edificio (5 piani) bastano 4.000€ all'anno! Tempo di ammortamento rispetto a una costruzione tradizionale, appena 5 anni. Sempre a Bolzano CasaClima ha recentemente realizzato un condominio di 64 alloggi (Classe energetica A) dove le spese di riscaldamento per un appartamento di 100mq sono pari a solo 150€ all'anno! Queste cifre, dichiarate (in un video il cui link è in fondo al post) da Norbert Lantschner, fondatore di CasaClima, meglio di tanti discorsi rendono evidenti i vantaggi che, con un modesto aggravio sulle spese di costruzione/ristrutturazione, si possono ottenere grazie all'edilizia sostenibile, come spiega chiaramente anche il seguente video.
Ecco infine i principi su cui basano la loro mission CasaClima, ARCHinNOVO e altri soggetti simili, riassunti ne IL DECALOGO DEL SOLE:
  1. Noi siamo figli del sole. Il sole è la nostra unica, inesauribile fonte di energia e fondamento di tutte le forme di vita sulla Terra. L’utilizzo dell’energia solare nel nostro modo di costruire ed abitare migliora la qualità di vita.
  2. Noi sosteniamo una rivoluzione energetica globale fondata sull’efficienza, sul risparmio energetico e sull’utilizzo di energie rinnovabili.
  3. Noi creiamo ambienti di vita sani e confortevoli, che favoriscono la crescita della consapevolezza dei fruitori, risparmiando nel contempo risorse e rispettando l’ambiente. Spazi in cui vivere inseriti nel ciclo naturale e che dialogano con le tradizioni costruttive locali.
  4. Noi mettiamo al centro le persone, sia quelle che oggi abitano questi spazi, sia quelle che vi abiteranno domani. Siamo coscienti che l’architettura è espressione di desideri, nostalgie, sogni e bellezza, ma tutto questo non deve essere in contrasto con la vita. Al centro non mettiamo l’individualizzazione della società, ma l’agire solidale. Ogni abitante della Terra ha il diritto di condurre una vita dignitosa.
  5. Noi perseguiamo la bellezza e cerchiamo di raggiungere un benessere ecologico, che non metta in pericolo il ciclo naturale pregiudicandone irreversibilmente la capacità di auto-rigenerazione.
  6. Noi operiamo consapevoli che gli edifici dovranno essere utilizzati dai 50 fino ai 100 anni ed anche più. Per questo i provvedimenti finalizzati alla salvaguardia dell’ambiente sono efficaci a lungo termine. I quartieri residenziali saranno attuali anche in futuro se esteticamente gradevoli ed attrattivi per tutti.
  7. Noi trasformiamo il passato in futuro risanando energeticamente gli edifici esistenti. Questo ci permetterà di impiegare meno energia per assicurare il comfort. Si ridurranno così le emissioni di sostanze inquinanti e di gas ad effetto serra.
  8. Noi scegliamo, per tutti gli edifici di nuova costruzione, uno standard che non necessita più (o quasi più) di energia. Impieghiamo materiali sani e tecnologie ecocompatibili considerandone globalmente gli impatti nella valutazione ecologica. Provvediamo inoltre a un’illuminazione e a un’acustica ottimale nonché a una buona qualità dell’aria, in quanto tutti questi fattori incidono in modo significativo sulla qualità di vita.
  9. Noi applichiamo con intelligenza le tecniche che utilizzano in modo economico ed efficiente la risorsa energia, consci che anche i cantieri si contraddistinguono per un impatto ambientale ridotto. Allo stesso tempo diamo la preferenza alle energie rinnovabili.
  10. Noi siamo innanzitutto flessibili mentalmente. Le nostre azioni sono rivolte ad una mobilità sociale ed ecosostenibile. Noi diamo la precedenza a soluzioni che risparmiano energia e risorse e che sono in grado di venire incontro alle necessità del singolo senza per questo limitare quelle degli altri.
ALTRI LINK:
(fonte ARCHinNOVA)

Confronti di Ferragosto

7 : commenti
"non avevo visto mai un arcobaleno essere centrato in pieno da una rondine" Mi trovo molto in sintonia con le atmosfere agrodolci di Samuele Bersani, sempre in bilico tra riflussi di malinconia e aperture verso la serenità. Stamattina aprendo la radio sono stato "fulminato" da questa canzone.
"Ferragosto" - Samuele Bersani - 2009 Fai una chiave doppia della stessa porta per qualunque cosa storta si presenterà. Dopo aver comprato dei lucchetti nuovi per la tua finestra puoi partire io sto qua a giocare fra le sponde con le pozzanghere profonde buttando l’amo nell’acquario della mia fantasia. Finisco sul pulmino dei miei vecchi ricordi ma il campo sportivo l’ha inghiottito l’edera. Seguendo ancora il fiume attracco sul cartone piove e mi riparo dietro ad un’edicola ho della sabbia nelle tasche e delle spighe sulle calze uno straniero che si fida della mia compagnia. È stato un temporale pigro e passeggero il sole è su che brucia in cielo sulle tegole ma non avevo visto mai un arcobaleno essere centrato in pieno da una rondine come un lampione che si accende in pieno giorno inutilmente aspetto il sasso e chi così mi spegnerà con il sorriso sulla fronte tra le pozzanghere profonde rimango al largo nell’acquario della mia fantasia.

Non me ne voglia Sergio Cammariere, se questa canzone eseguita da Bersani, che ne è autore, mi piace molto più, per arrangiamento, atmosfera, voce e interpretazione, della sua versione del 2007 (giudicate voi). Nonostante il jazz sia il pane di Cammeriere, trovo che Bersani riesca a dare al proprio brano più ritmo e "profondità di campo", con suggestioni - in certi momenti - alla Sting dei tempi migliori. Altri non condivideranno, ma de gustibus non est...

Il Bunker, di Nicola Castellini (I)

0 : commenti
La segnalazione di un appuntamento da non perdere, per chi sta a Perugia e dintorni: un po' di pubblicità al mio amico Nicola e alla sua ultima fatica letteraria.
Mercoledì 26 agosto, ore 19,00 Terrazza del Mercato Coperto Piazza Matteotti, PERUGIA Presentazione del volume Il Bunker, di Nicola Castellini Morlacchi Editore, 2009 Introduce: Raffaele Marciano Intervengono: Nicola Castellini, Fabrizio Bandini Letture di Elena Succhiarelli Performance artistica a cura di Chiara Meloni e Tiziana Cavallucci Nicola Castellini, come dice di lui stesso, «è qualcuno che prende forma l'undicesimo giorno del primo mese del '72 e felice e contento si sbizzarrisce a vincere un premio letterario assai precocemente perché niente di meglio che scrivere, poi continuare a scrivere e farsi legge, pardon, leggere. Vive a Perugia e danzando tra le vocali gioisce e sorride appena a menadito tra associazionismo e cultura in primis seguito poi da teatro e meditazioni sui tarocchi. È al suo terzo tesoro in pubblico.» Il Bunker di cui scrive è «lo scrigno segreto, il tesoro interiore che non apri mai e che tieni stretto perché conserva la tua essenza vitale. È un bambino che sa e vede in purezza. È cerchio di luce divina, infinita luce che riscalda, illumina, vivifica. L'aurea via di mezzo.» QUI LA SCHEDA DEL LIBRO QUI LA MIA "RECENSIONE"

sabato 22 agosto 2009

Andar per cerchi

2 : commenti

«Se non è visibile il sole, la luna o una montagna, la gente cammina in cerchio»

È come se avessi sempre saputo che una persona priva di punti di riferimento (ad esempio chi si perde in un bosco) tende ad andare in cerchio invece che in linea retta. Magari l'ho letto in qualche romanzo, chissà quanto tempo fa, di certo la cosa mi suona scontata. Adesso ci ha pensato il Max Planck Institute for Biological Cybernetics di Tübingen (qui il link all'articolo) a dimostrare in modo scientifico che accade proprio questo. I ricercatori dell'Istituto tedesco hanno ipotizzato che la tendenza a percorre un cerchio, quando non si è in grado di orientarsi, derivi dalla normale asimmetria del corpo umano, di norma più robusto a destra (a sinistra nei mancini). Del tutto verosimile. Aggiungerei però una ulteriore spiegazione: il buon senso dice che una traiettoria circolare, o meglio che descrive spirali (non necessariamente concentriche), massimizza la possibilità di trovare per caso una meta qualora ci fossimo persi non troppo distanti da essa. Se poi applicassimo il "principio ermetico" del così in basso, così in alto, allora potremmo speculare che in un universo dove i satelliti girano attorno ai pianeti, i pianeti attorno ai soli, i soli attorno alle galassie et cetera, anche un uomo bendato si muove simile agli astri, per assonanza. Ma l'articolo in questione mi ha fatto scattare subito un'altra riflessione, più importante. Forse il corpo che tende ad andar per cerchi, è una felice metafora di come la mente in mancanza di certezze (punti di riferimento) tenda a muoversi circolarmente: circostanza ben rappresentata dall'espressione "essere in un circolo vizioso". Infatti quando abbiamo tutti gli elementi per prendere una decisione, quando abbiamo razionalmente (ed emotivamente) sotto controllo la situazione, il nostro pensiero ci porterà al risultato che ci prefiggiamo come una freccia va dritta al bersaglio. Se non riusciamo a vedere con chiarezza quali saranno le conseguenze delle nostre azioni, il nostro pensiero non sarà più tanto lineare, piuttosto girerà attorno a un'idea e poi a un'altra e così via. Riassumendo, potremmo rappresentare uno stato d'animo di sicurezza e certezza con una linea retta e uno stato d'animo d'ansia e indecisione con un cerchio. C'è un rovescio della medaglia. Un pensiero troppo razionale (rettilineo) è come una strada che unisce, senza sorprese, un punto di partenza a un punto di arrivo: non lascia nessuna possibilità di "smarrirsi" e incontrare qualcosa che prima di partire non si conosceva né immaginava. Il pensiero capace anche di curvare descrive meglio l'attitudine dell'inventore o dell'artista. E nei casi estremi del folle. Si sa, il confine tra genio e follia è sottile. Allora un pensiero "piatto" assomiglierebbe a una linea retta; un pensiero geniale avrebbe la parvenza di una molla dilatata tirandola ai due estremi, vedi la traiettoria (coorbitante alla Terra) che la Luna percorre nello spazio rispetto al Sole; un pensiero folle non assumerebbe una vera e propria forma, sarebbe come la linea di uno scarabocchio. Buonanotte... che scherzi fa il caldo!

giovedì 20 agosto 2009

Requiem

3 : commenti
Esistono diverse orfanezze. Ci sono lettori orfani dei propri scrittori preferiti, o dei traduttori di questi ultimi... penso alla scomparsa l'altro ieri di Fernanda Pivano. Uno non sa se sentirsi più triste per la perdita di questa grande donna o più riconoscente per tutto ciò che è stata capace di donarci. Senza lei i versi di Spoon River non sarebbero stati quelli che abbiamo amato.
Ci sono figli che restano orfani dei propri genitori. È normale che questo accada se i genitori sono anziani, ma quanto più il lutto è prematuro tanto più semina dolore. Mio padre ad esempio ha perso la madre quando aveva solo tre anni: lei morì di parto mettendo al mondo la terzogenita, lui per tutta la vita è stato (e soprattutto si è sentito) un orfano, il bambino a cui era stato sottratto il suo bene più grande: l'amore materno. Ci sono genitori orfani della loro progenie. Ci ostiniamo a voler credere un'aberrazione della vita che siano i genitori a seppellire i figli, ma è una tragica eventualità contemplata dalle sue regole, spesso crudeli. Resta che questo è inequivocabilmente il lutto più doloroso che esista. Ieri alle ore 14, una mia collega ha perso l'unico figlio per un incidente stradale in cui lui non ha avuto alcuna responsabilità: tornava tranquillo a casa in moto, rispettando limiti e segnaletica, e di colpo un automobilista sconsideratamente distratto gli ha tagliato la strada, e lo ha ucciso. Giulio Moriconi aveva compiuto 18 anni lo scorso 22 luglio; avrebbe festeggiato questo traguardo in occasione del Palio di S. Rufino, tradizionale appuntamento per la cittadinanza di Assisi, quest'anno rinviato in segno di lutto. Era un "ragazzo modello", studioso, responsabile, sportivo, impegnato nella parrocchia, mai un pensiero dato ai suoi genitori, solo soddisfazioni, se possibile rasentava la perfezione. Vedere la salma, pietosamente ricomposta alla camera ardente dell'ospedale di Assisi e il dolore della madre disperata e del padre sotto shock, ha attivato in me tutto il ventaglio di angosce che un genitore può provare circa i pericoli che un figlio incontra nel vivere. Per questo oggi in ufficio in tanti eravamo tristi e tramortiti, pensando ai nostri figli e a come potremmo sentirci nel malauguratissimo caso che... Pure la consapevolezza, per chi ha fede, che l'anima sopravvive alla morte, non cancella il dolore della perdita: chi torna in Cielo riabbraccia Dio, chi resta qui deve lottare affinché il cuore gonfio di ricordi non scoppi. L'eterno riposo dona loro, Signore, e splenda ad essi la luce perpetua. Basta parole. Solo un breve brano del Requiem di Mozart...

martedì 18 agosto 2009

Mani, mente e cuore... cercasi paternità!

4 : commenti
Chi lavora con le mani è un operaio, chi lavora con le mani e con la mente è un artigiano, chi lavora con le mani, con la mente e con il cuore è un artista.
Sono sicuro di avere già sentito questa frase. Mi ci sono imbattuto di nuovo proprio stanotte in cui, svegliatomi alle due, non sono riuscito a riprendere sonno a causa del caldo. Si potrebbe disquisire in difesa degli operai che mettono l'anima nel loro lavoro, ma complice l'insonnia ho in mente altro. L'attribuzione a S. Francesco che ho trovato mi è suonata poco verosimile. La ricerca su google mi ha restituito soltanto quattro blog italiani e di contenuto molto simile (questo, questo, questo e questo) che suffragherebbero la paternità del Santo di Assisi... un po' poco direi. Su un sito di gastronomia (questo) la frase viene invece messa in bocca a Michelangelo, il che sarebbe forse appena appena più verosimile... giusto a naso eh! In realtà il nostro aforisma è citatissimo in internet - soprattutto da artigiani che mettono il cuore nel loro lavoro - ma quasi sempre senza citarne la fonte. Sempre meglio non attribuire che farlo erratamente o, peggio, tagliuzzare l'aforisma così: “L’operaio lavora con le mani, l’artigiano con la mente e l’artista con il cuore” (qui e qui). Se cerchiamo la frase in inglese (ad es. qui) rispunta San Francesco e - sorpresa - persino una variante attribuita a San Tommaso!
  • He who works with his hands is a laborer. He who works with his hands and his head is a craftsman. He who works with his hands and his head and his heart is an artist. (St. Francis of Assisi)
  • A man who works with his hands is a laborer; a man who works with his hands and his mind is a craftsman; but a man who works with his hands and his brain and his heart is an artist. (St. Thomas Aquinas)
La cosa curiosa è che mentre la frase in italiano è attribuita solo da una manciata di siti al Poverello, nel mondo anglofono sono tantissimi a farlo. Viene quindi da pensare che il "bollino francescano" le sia stata appiccicato all'estero e solo successivamente sia approdato in Italia. A complicare ancora di più le cose, come autore della seconda variante in lingua inglese oltre e forse più che S. Tommaso viene citato (ad es. qui, qui, qui e qui) un famoso avvocato anglo-americano, di origine ebraica, nato a Londra nel 1902 e scomparso a New York nel 1994, Louis Nizer. E pure il sito italiano di una compagna teatrale (questo) attribuisce la traduzione a lui. Ricapitoliamo S. Francesco d'Assisi (XII sec.), S. Tommaso d'Aquino (XIII sec.), Michelangelo Buonarroti (XVI sec.) o Louis Nizer da Londra (XX sec.)? Non mi stupirei che l'autore fosse proprio quest'ultimo, quello che uno non si aspetta, come di solito succede con le bufale diffuse viralmente nella rete, ad esempio l'Ode alla vita di Martha Medeiros attribuita a Neruda oppure le Desiderata di Max Ehrmann, scritte nel '900, attribuite a fonte anonima del XVII sec. A questo punto, però ho il dubbio che potrebbe trattarsi di un semplice proverbio, la cui fonte è la saggezza universale dei popoli e nessun autore in particolare! Ma se questo blog fosse Voyager e io Roberto Giacobbo, ora sconvolgerei tutti dicendo che l'autore è in realtà... William Shakespeare! La morale? Ipse dixit, nemo dixit: quel che si crede vero lo costruiscono i grandi numeri, mentre la verità appartiene al regno dell'opinabile. (testé inventata dal sottoscritto... oppure la disse Francis Bacon... o forse Giulio Andreotti... o Silvio Berlusconi... chissà...)

lunedì 17 agosto 2009

La festa della trebbiatura

2 : commenti
Grrr, ma perché mi dimentico la macchina fotografica a casa così spesso?? Ho ancora negli occhi le foto che questa domenica non ho scattato a Monteluiano di Gubbio (PG), alla festa della trebbiatura più simpatica che abbia mai visto: ambientata in una piccola valle perfetta, ben organizzata eppure sospesa in una dimensione folk e familiare, con tantissime attrattive per i più piccoli. La classica mototrebbiatrice rossa degli anni '40 non era il centro dell'evento, ma solo uno dei tanti ingredienti di una ricetta molto ricca. Dulcis in fundo, ho riportato a casa il pane cotto lì davanti ai miei occhi: buo-nis-si-mo! Gli amici che abitano lì stanno per traslocare, ma spero l'anno prossimo di ricordarmi di tornare comunque alla festa della trebbiatura di Monteluiano. Questo è il link ufficiale.

domenica 16 agosto 2009

Saper dare serenità

11 : commenti
Questo Ferragosto ho preso coscienza d'un bisogno che finora - pare - non avevo ascoltato. Dei cari amici mi hanno presentato alcuni loro amici, tutti artisti, tra cui una coppia con due bimbe dolcissime. Mi ha colpito la comunicazione tacita che scorreva tra lui e lei. A un certo punto lei stava potando un roseto e ho preso a osservarla: nei suoi movimenti c'era qualcosa che trasmetteva serenità, un quid legato all'interiorità ed essenza di quella persona. Insight! Ho capito che saper dare serenità è una dote che non ho mai considerato né cercato in una donna, incredibile: mi sono sempre innamorato di chi, pur amandoti, ti tiene un po' sulla corda, in bilico tra cielo e terra, paradiso e purgatorio. Non voglio dire che non ci fosse serenità in queste relazioni, ma che davo attenzione solo a quel livello di serenità, gioia, pienezza ecc. che consegue all'amore tra due persone. Mi sfuggiva il livello a monte, proprio della persona in quanto tale e che l'unione di coppia amplifica piuttosto che generare. Proprio poco fa ho letto (qui) questo proverbio: "Le abitudini all’inizio sono fili di seta, poi diventano funi.
" Spero allora che la mia abitudine a innamorarmi di "belle stronze" (ops!), forse compiacendomi di essere entrato in un cuore-fortezza, sia un filo di seta spezzato e che la prossima donna che amerò abbia un cuore-casa. E se sperarlo non basta, lo voglio! Non una donna per soddisfare un bisogno, bensì una donna che cerca per la propria anima lo stesso nutrimento che cerco per la mia.

sabato 15 agosto 2009

BUON FERRAGOSTO!

2 : commenti
Nella foto il Ponte di Tiberio, Rimini
"Il Ferragosto è una festività tipicamente italiana, assente negli altri paesi europei, (...) il termine deriva dalla locuzione latina feriae Augusti (riposo di Augusto) indicante una festività istituita dall'imperatore Ottaviano Augusto nel 18 a.C. che si aggiungeva alle esistenti e antichissime festività cadenti nello stesso mese, come i Consualia, per celebrare i raccolti e la fine dei principali lavori agricoli. L'antico Ferragosto, oltre agli evidenti fini di autopromozione politica, aveva lo scopo di collegare le principali festività agostane allo scopo di fornire una adeguato periodo di riposo, anche detto Augustali, necessario dopo le grandi fatiche profuse durante le settimane precedenti."

Si sa, i Romani erano grandi costruttori, di città, strade, acquedotti... beh, hanno inventato pure il "ponte"! P.S. A tutti i cattollici, Buona Assunzione della Beata Vergine Maria.

mercoledì 12 agosto 2009

La storia siamo noi

1 : commenti
Dalla Costituzione della Repubblica: L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro (Art. 1, 1° comma).
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese (Art. 3, 2° comma). La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto (Art. 4, 1° comma). La Carta Costituzionale sancisce valori e principi guida, ma sta alle persone e alla società renderli reali e vigenti. Se lo Stato non sa garantire ai cittadini il diritto fondamentale al lavoro, se il Governo non sa far molto più che invitare paternalisticamente all'ottimismo, è sacrosanto che siamo i lavoratori a rimboccarsi le maniche e scendere in trincia (ergo salire sulle gru o picchettare cancelli) per opporsi agli speculatori che comprano e vendono aziende come giocatori di Monopoli, senza farsi tanti scrupoli degli operai che le mandano avanti. I lavoratori asserragliati da una settimana alla INNSE di Milano, quelli che contemporaneamente presidiano la Manuli ad Ascoli e la LASME a Melfi non sono "anomalie" o "anacronismi". Tutt'altro, sono la parte viva di questa nostra Nazione, quella ancora capace di lottare per il proprio futuro, non assuefatta e asservita all'ostentazione mediatica dell'edonismo al potere. È questa l'Italia in cui riesco ancora a identificarmi, l'Italia che mi fa essere razionalmente e non fideisticamente ottimista. Questi lavoratori onesti, che chiedono giustizia, uguaglianza e rispetto dei diritti, sappiano che sono ancora tanti gli Italiani pronti a scendere in piazza accanto a loro. Togliamoci dalla testa l'idea che la politica la facciano ancora i partiti: ormai tocca farla a noi gente comune, o prima o poi non potrà più farla nessuno. P.S. NELLA NOTTE C'È STATO IL LIETO FINE PER LA INNSE. UN ESEMPIO PER TUTTI!

martedì 11 agosto 2009

Non si scherza con la statistica...

2 : commenti
"Le statistiche sono come i bikini. Ciò che rivelano è suggestivo, ma ciò che nascondono è più importante. ”
(Aaron Levenstein)
Un gruppo di ricercatori, di fronte a dati "anomali" ottenuti dalla somministrazione di un test, in primis dovrebbe chiedersi se non abbia concepito male il test stesso e/o la metodologia di somministrazione e/o se è in grado o meno di far si che venga attuato il protocollo sperimentale. Dovrebbe, ma spesso non lo fa. Il fatto. Le ultime prove INVALSI (Istituto Nazionale per la Valutazione del sistema educativo di Istruzione e di formazione) avevano rivelato in prima battuta che in Italia (per lo meno nelle materie di Italiano e Matematica) gli studenti di terza media del Meridione battevano quelli del Nord, a metà strada - manco a dirlo - si collocavano quelli del Centro. Per cominciare, la considerazione che le differenze fossero comunque minime avrebbe dovuto portare i ricercatori a chiedersi: ho elaborato delle prove adatte a misurare le variabili che volevo studiare? Nossignore, l'INVALSI ha fatto leva sulla presenza di dati "anomali", spiegabili - a suo dire - esclusivamente con la frode, e ha attribuito pesi correttivi ai risultati in modo da normalizzarli a quello che secondo il senso comune (o forse le aspettative della committenza politica) dovrebbe succedere: gli studenti migliori sono quelli Settentrionali, seguiti da quelli del centro, ultimi quelli del Sud! Ovviamente un corretto approccio scientifico avrebbe dovuto portare a formulare diverse ipotesi capaci di spiegare i dati ottenuti, a verificarla una ad una e quindi suggerire la migliore, ma forse è chiedere troppo a chi magari si era impegnato a tirare fuori dei risultati prima di andare in ferie. Dimenticavo (cito dal sito istituzionale): "l'INVALSI è soggetto alla vigilanza del Ministero della Pubblica Istruzione che individua le priorità strategiche delle quali l'Istituto tiene conto per programmare la propria attività. La valutazione delle priorità tecnico-scientifiche è riservata all'Istituto." In parole povere, l'INVALSI è soggetto al controllo del Governo, salvo rivestire di "scientificità" i dati che produce come meglio crede. APPROFONDIMENTI

lunedì 10 agosto 2009

Paganica chiama, Selvazzano Dentro risponde

0 : commenti
Al Campo Base 2 (Umbria) di Paganica non passava inosservato il "carro armato" AIB (Anti Incendio Boschivo) con serbatoio e pompa ad alta pressione ospitati nel modulo posteriore. Così come ha lasciato il segno la simpatia di chi lo conduceva per i monti dell'Aquilano, i mitici Gianni e Luciano (a sinistra e destra nella foto rispettivamente) della Protezione Civile di Selvazzano D. (PD). Dal 1 all'8 agosto han donato tanto del loro impegno agli Abruzzesi, e pure tanto bel conviviale a tutti a conclusione delle giornate. Grazie di cuore!
ALTRI LINK: QUALCOSA DI PIÙ SUL MEZZO: L'Iveco VM90 "Torpedo" nella foto è stato acquistato dalla Protezione Civile di Selvazzano D. a un'asta militare. Il motore 4 cilindri da 100 CV gli permette di raggiungere una velocità massima di 105 km/h, la trazione 4x4, grazie ai rapporti corti e al blocco totale anteriore e posteriore, di disimpegnarsi molto bene in condizioni fuoristrada (Gianni riferisce che è molto divertente da guidare anche se entra in testa coda facilmente quando è scarico). È stato attrezzato con un modulo (scarrabile) con un serbatoio da 1000 l, pompa da alta pressione da 40 bar e 40 l/min, aspo da 1/2" lungo 130 m + 60 m di manichette da Ø 25 mm. In alternativa, tolto il modulo anti-incendio, il veicolo può essere utilizzato per trasportare merci o persone.

venerdì 7 agosto 2009

Prime impressioni sul campo di Paganica

5 : commenti
Sono venuto, come volontario della Protezione Civile, a lavorare nel Campo Umbria di Paganica (AQ) per aiutare concretamente la popolazione terremotata di L'Aquila, la città dove sono nato, e anche per vedere coi miei occhi come stanno le cose, dopo avere letto al riguardo tutto e il contrario di tutto. Sette giorni è un piccolo periodo, ne so quindi ancora poco, però decisamente più di prima.
Ho fatto un po' di domande, ho soprattutto ascoltato e osservato: i racconti dei cittadini senza casa che avevano voglia di parlare, quelli del capocampo e degli altri volontari che erano già stati qui e potevano confrontare le loro diverse esperienze; ho partecipato anche all'incontro che il Sindaco Cialente ha fatto con gli abitanti di Paganica presso il campo di rugby qualche giorno fa. Ho captato sia tensioni che speranze, sia malumore che gratitudine, sia disponibilità che remissività ecc. Mi ha colpito ad esempio scoprire che chi sta in tenda chiami chi ha preferito trovare rifugio negli alberghi costieri "quelli che stanno al mare", con una certa sfumatura di spregio. Ho fatto un bagno d'umanità, dunque di contraddizioni.
E tutto sommato ho ricavato conferme alle idee che mi ero fatto. Purtroppo il terremoto abruzzese è diventato anche un terreno di coltura per contrapposizioni politiche, campanilismi e divisioni sociali. Forse sbaglio, ma la mia (prima) impressione e che di fatto sia stata messa in messo in moto una macchina (misure d'emergenza della Protezione Civile e strategie più vaste del governo), efficiente quanto si voglia, tale però da comprimere tra i suoi ingranaggi ulteriormente il tessuto sociale locale già abbondantemente provato dalle conseguenze del sisma (perdita della casa e/o del lavoro in primis): tra i terremotati è diffusa la sensazione che tra loro ci siano quelli di serie A, quelli di serie B ecc. ben più di quanto sarebbe naturale aspettarsi.
I media e le persone di parte partecipano a questo gioco al massacro: chi vuole lustrare il governo mette in luce solo i lati positivi della gestione dell'emergenza abruzzese, chi vuole coglierlo in castagna enfatizza solo le ombre e le disfunzioni del dopo-sisma.
Potrei sintetizzare la mia posizione così: si poteva fare di meglio? certo. Ma si poteva fare anche di peggio? senz'altro. Lasciamo dunque cadere le partigianerie e auguriamoci che si lavori veramente col cuore e tutti insieme, l'Italia per l'Abruzzo e gli abruzzesi per loro stessi.
Domani a quest'ora sarò in partenza per Perugia. A presto.
P.S. Nella foto il "quartiere" Piazza del Capo Accoglienza Umbria di Paganica, scattata al tramonto dalla mensa.

mercoledì 5 agosto 2009

Col rosso le donne ne fan di tutti i colori!

4 : commenti
Mai come d'estate, per riempire le loro colonne, i giornali pubblicano pseudo-ricerche scientifiche che resta solo d'augurarsi non siano state finanziate con fondi pubblici! Questa di cui mi occupo oggi magari l'avrà commissionata il Consorzio del Chianti DOC!
Il bello è che gli stessi autori della ricerca "invitano alla prudenza" (sic!) causa l'inconsistenza del campione (798 donne). Fosse solo questo! Primo, le donne "studiate" appartengono tutte alla zona dove si produce il Chianti, quindi socializzate al consumo di vino in maniera direi non tanto bene generalizzabile. Secondo, il solito errore epistemologico di tutte le ricerche siffatte è osservare una covariazione tra due variabili stabilendo arbitrariamente un verso di causa-effetto: una donna che beve un buon rosso ne ricava maggior desiderio ed eccitabilità sessuale? E come si fa ad escludere che avvenga esattamente il contrario? Che una donna sessualmente più attiva tenda cioè a consumare più vino? Terzo, ma c'era bisogno di una ricerca per scoprire perché un uomo offre volentieri del vino a una donna!?
Beh, leggete l'articolo proposto da Corriere.it e fatevi quattro risate.
NON È UNA QUESTIONE DI ALCOL, MA DI SOSTANZE CHIMICHE Il vino rosso stimola
l'erotismo femminile
La scoperta di scienziati dell'Università di Firenze:
«Il vino migliora la risposta agli stimoli sessuali e il piacere»

MILANO - Un moderato consumo di vino rosso stimola l'erotismo femminile, ma l'alcol non c'entra. Lo hanno scoperto ricercatori italiani dell'Università di Firenze, che hanno pubblicato la loro ricerca nel Journal of Sexual Medicine. Sarebbero infatti sostanze chimiche, responsabili dell'aumento dell'afflusso di sangue ad aumentare il desiderio. «Uno o più bicchieri al giorno di vino rosso sono associati a una maggiore salute e a un maggiore piacere sessuale», ha detto Nicola Mondaini, professore a capo dello studio e che pubblicherà il mese prossimo anche un libro sull'argomento dal titolo Vino ed Eros.

ANALISI - «Questa scoperta ci permette di avere un'immagine più chiara del ciclo di risposta sessuale femminile». I ricercatori hanno analizzato 798 donne della zona toscana del Chianti, controllando il consumo di vino rosso e sottoponendole a questionari che misuravano la salute e il piacere sessuale. «Ne è risultato che il vino ha un impatto sulle funzioni sessuali femminili, migliorandone la risposta e il piacere», ha concluso Mondaini.

RISULTATI - Le donne che hanno partecipato alla ricerca sono state suddivise in tre gruppi: quelle che bevevano 1-2 bicchieri di vino rosso al giorno; più di due bicchieri e altri tipi di alcolici; astemie. Le donne del primo gruppo hanno detto di avere più desiderio sessuale e lubrificazione vaginale, mentre non ci sono state differenze nei gruppi per quanto riguarda orgasmo, soddisfazione, dolore ed eccitazione sessuale. Gli stessi ricercatori, però, invitano ad analizzare i dati con prudenza visto il ristretto gruppo sul quale è stato effettuato lo studio e la mancanza di esami di laboratorio.

04 agosto 2009

P.S. Mi sa tanto che i ricercatori fiorentini in questione sono dei toscanacci buontemponi che volevano farci sorridere un po'! Anzi li ringrazio proprio per avermi distratto un attimo e fatto ridere di gusto. Comunque, se è tutto vero quello che l'articolo riferisce, il Premio Ignobel quest'anno il Prof. Mondaini e collaboratori se lo sono già aggiudicato!

E bravo Sakiro Suzuky! :-)

2 : commenti
Questa barzelletta circola nella rete: humor ineccepibile... Primo giorno di scuola in una scuola americana. La maestra presenta alla classe un nuovo compagno arrivato in USA da pochi giorni: Sakiro Suzuki (figlio di un alto dirigente della Sony). Inizia la lezione e la maestra dice alla classe: «Adesso facciamo una prova di cultura. Vediamo se conoscete bene la storia americana. Chi disse: "Datemi la liberta o datemi la morte"»? La classe tace, ma Suzuki alza la mano. «Davvero lo sai, Suzuki? Allora dillo tu ai tuoi compagni!» «Fu Patrick Henry nel 1775 a Philadelphia!» «Molto bene, bravo Suzuki!» «E chi disse: "Il governo è il popolo, il popolo non deve scomparire nel nulla?"» Di nuovo Suzuki in piedi: «Abraham Lincoln nel 1863 a Washington!» La maestra stupita allora si rivolge alla classe: «Ragazzi, vergognatevi, Suzuki è giapponese, è appena arrivato nel nostro paese e conosce meglio la nostra storia di voi che ci siete nati!» Si sente una voce bassa bassa: «Vaffanculo a 'sti bastardi giapponesi» «Chi l’ha detto?» chiede indispettita la maestra. Suzuki alza la mano e senza attendere risponde: «Il generale Mac Arthur nel 1942 presso il Canale di Panama e Lee Iacocca nel 1982 alla riunione del Consiglio di Amministrazione della General Motors a Detroit.» La classe ammutolisce, ma si sente una voce dal fondo dire: «Mi viene da vomitare!» «Voglio sapere chi è stato a dire questo!» urla la maestra. Suzuki risponde al volo: «George Bush Senior rivolgendosi al Primo ministro Giapponese Tanaka durante il pranzo in suo onore nella residenza imperiale a Tokyo nel 1991.» Uno dei ragazzi allora si alza ed esclama scazzato: «Succhiamelo!» «Adesso basta! Chi è stato a dire questo?» urla inviperita la maestra. Suzuki risponde imperterrito: «Bill Clinton a Monica Lewinsky nel 1997, a Washington, nello studio ovale della Casa Bianca.» Un altro ragazzo si alza e urla: «Suzuki del cazzo!» «Valentino Rossi rivolgendosi a Ryo al Gran Premio del Sudafrica nel Febbraio 2005.» La classe esplode in urla di isteria, la maestra sviene. Si spalanca la porta ed entra il preside: «Cazzo, non ho mai visto un casino simile!» «Silvio Berlusconi, luglio 2008, nella sua villa Certosa in Sardegna.»

martedì 4 agosto 2009

Acqua e Terra

0 : commenti
L'onda bacia la sua sponda e la sabbia gode il mare, così si ama per vivere si vive per amare. Siamo giunte come valve, anime, in acqua e terra. Gemelle dall'origine a ritornare perla.
Daniele Passerini
A&B Editrice (2006)

sabato 1 agosto 2009

La musica è un linguaggio universale

2 : commenti
Il 12 giugno 2009 al World Science Festival, l'intramontabile Bobby McFerrin dimostra, coinvolgendo il pubblico senza alcuna preparazione, la forza della scala pentatonica. Fantastico! Allora il senso musicale è proprio innato in noi. P.S. Non credo che da Paganica avrò modo o tempo di aggiornare il blog. Ci risentiamo probabilmente il prossimo weekend. Un abbraccio a tutti.
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