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lunedì 30 marzo 2009

Magritte a Milano

15 : commenti
Un trittico in cui Magrite ha riassunto i suoi temi principali
La magie noire - La magia nera (versione meno nota)
Ho visto questo pomeriggio, in pieno sole, una giovane donna che aspettava il tram in compagnia del suo corpo. (René Magritte)

La magie noire, 1945 - La magia nera (versione più nota)
Le domaine d'Arnheim, 1962- Il territorio di Arnheim
La voix du sang, 1961 - La voce del sangue (la versione che mi piace di più)
Venerdì pomeriggio ho deciso che la mattina dopo alle 6.30 sarei salito sul treno per Milano. Era da novembre che desideravo vedere Magritte - il mistero della natura, la mostra sul più famoso pittore surrealista allestita a Palazzo Reale, nonché uno dei miei artisti preferiti in assoluto... ora o mai più visto che questo era l'ultimo weekend di apertura! E poteva diventare anche l'occasione di incontrare delle persone care a Como che non vedevo da qualche anno. La mostra a Palazzo Reale (90 minuti di fila per il biglietto e 120 per vederla quanto meritava) non ha deluso le mie aspettative. Qui accanto vedete la mia personale selezione delle tante opere esposte. Mi sono anche ricopiato alcune frasi di Magritte, quelle che più mi sono sembrate esemplificative del suo modo di concepire l'arte e la sua stessa funzione sociale.

L'amore per l'ignoto equivale all'amore per la banalità: conoscere significa scoprire la banale conoscenza, agire significa cercare la banalità dei sentimenti e delle sensazioni. (1955)  

I titoli dei quadri non sono spiegazioni e i quadri non sono illustrazioni. (1946)  

Il linguaggio dell'autenticità dà alle parole significati che non hanno mai avuto prima. (1963)  

Essere surrealista significa bandire dalla mente il già visto e ricercare il non visto. (1947)  

Ho pensato che il progresso non esiste, che si tratta di un'idea nociva per la nostra salute, poiché impedisce un maggiore contatto con il reale [...]. L'idea di un progresso è forse legata alla convinzione che ci avviciniamo al bene assoluto, permettendo così a molto del male attuale di manifestarsi? (1946)

La fée ignorante, 1956 - La fata ignorante
La perspective amoureuse, 1935 - La prospettiva amorosa
A dire il vero il mio progetto era ben più ambizioso: visitare anche la mostra sul futurismo e sulle armature dei samurai giapponesi allestite contemporaneamente a Palazzo Reali. Ma dopo due ore di surrealismo ero talmente pieno di emozioni che l'idea di tuffarmi in un'altra mostra mi è sembrata ben più che surreale! Tanto più che così ho potuto passare più tempo coi miei amici di Como. Al ritorno a Perugia alle 20.30 di ieri sera, una bellissima sorpresa. Come sono sceso dal treno le nuvole si sono scansate e s'è affacciato a salutarmi un bianco sorriso di luna. Molto simile alla luna sottile di Magritte che sta sulla copertina del mio secondo libro: un po' sorriso, un po' barca, un po' coppa. Se ne stava curiosamente filiforme e orizzontale rispetto alla terra. Un filo di luna che sapeva di mollica e miele.
    Les compagnons de la peur, 1942 - I compagni della paur
    L'art de la conversation, 1950 - L'arte della conversazione
    La tombeau des lutteurs, 1960 - La tomba dei lottatori  
    L'empire des lumières, 1961 - L'impero delle luci (una delle tante versioni)

    LA DAMA

    0 : commenti
    E finalmente, Raul, lo vide, il mare. Quelle onde che gorgogliavano, lente. Sbattevano sugli scogli o lasciavano schiuma sulla sabbia. Guardava alla luce di quel cielo limpido che sembrava specchiarsi sull'acqua. Un chiarore acceso, capace di brillare negli occhi e calarsi nelle grotte profonde del cuore. Sentiva l'alba che si stirava all'orizzonte. Dietro di lui, un leggero vocio pareva risvegliare, pian piano, quel bel paesaggio marittimo che era sprofondato nell'oblio della notte. La sabbia rifletteva un luccichio che rimbalzava dall'alto in palpiti vitali su ogni cosa vicina e lontana. E pareva che un nuovo vigore avesse il ritmo di un nuovo sospiro. Raul aveva dormito poco, ma sua madre ancora sonnecchiava in quella modesta stanza nella casa di una parente. Con movimenti quasi felini, era riuscito a vestirsi, saltare, aiutato dalla forza delle braccia, sulla sua carrozzina e uscire. La spiaggia si trovava a pochi metri dal giardino. Ora, con la nuova carrozzina poteva muoversi sulla sabbia. Arrivò fin quasi a toccare lo schiumo so movimento: sentiva, quasi assaporandolo, l'odore salmastro dell'acqua. Lo sapeva ma non l'aveva mai toccata. Si, era stato sempre in piscina. Ma quella gli sembrava un'acqua diversa, ben più viva e più piena di vita. Rimase lì per attimi che non parevano avere tempo, travolto da quell'incantesimo fatto di acqua, di luce, di movimento, qualche lieve rumore e silenzio. Fu una sensazione, la sua, ben diversa da quella che provò quando capi che non avrebbe mai camminato, che non avrebbe potuto correre o giocare come quei ragazzini che facevano un chiasso infernale ai giardini dove sua madre lo accompagnava con la carrozzina. Poi, cominciarono quelle domande, quei "perché?", a cui nessuno però sapeva o poteva rispondere. (perché il destino è così stronzo con me?) Pensava. (...non posso credere che la mia vita sia stata già decisa da qualcuno...) L'acqua dondolava e le poche nuvole candide parevano seguirle in una specie di danza. Gli sembrava di essere in un paesaggio quasi sognante. Solo lo sciabordio dolce e versi di gabbiani e leggeri battiti d'ali alienavano quel silenzio. Laggiù, in quella parte della Sicilia, nel siracusano, egli finalmente poteva finalmente respirare la tanto agognata aria salmastra del mare. Raul immaginava passare, in quel tratto tra l'Isola di Capo Passero e il paese, navi fenicie, greche e romane fino a quelle arabe e normanne. La sua attenzione si spostò su una figura che pareva aggiustare le reti da pesca. I loro sguardi si incontrarono più volte. L'uomo accennò ogni volta un breve sorriso. Teneva contemporaneamente una sigaretta da un lato della bocca mentre lavorava. Raul lo vide poi smettere per tirare fuori uno sgabello pieghevole. Posatoci una damiera, l'uomo posizionò i pezzi bianchi e neri nelle apposite caselle. Pensò un po', poi mosse una pedina bianca. Girò la damiera e pensò. Mosse un pezzo nero. Prima che girasse di nuovo il pezzo di legno, l'uomo diede un'occhiata al giovane che lo guardava e gli fece un ulteriore, benevolo, sorriso. Poi continuò il suo gioco. Raul voleva andarsene, quell'uomo gli dava un senso di disagio. Eppure c'era qualcosa in lui che lo attirava. Era disabile e lo sapeva. Avvertiva in molti un senso di pietosa compassione che lui odiava. O di finto disinteresse. O alla peggio, un sarcasmo che molti hanno verso i propri simili. (Ma lui non ha nulla del genere nei suoi occhi .. .) Pensò. "Ciao..." Fece ad un certo punto l'uomo rivolto al giovane. "Ciao..." Rispose un po' tremolante Raul. "...Sai giocare a dama? " Gli chiese l'uomo accendendosi l'ennesima sigaretta. "Un po'..." "Vuoi provare? " Raul era indeciso. Poi d'improvviso senti un impulso a dire: "Ok..." Dopo un paio di partite, Raul sfiduciato, disse: "Non ce la faccio, sei troppo bravo... Non vincerò mai... L'uomo tentennò il capo. Si accese una sigaretta. Lo guardò fisso negli occhi e fece: "Eeeeeeeeeeeh... se non giochi, non impari. Invece, se vuoi, poi potrai battere moli altri. Te lo dice Gaetano!" Raul ebbe un lieve sussulto. Sapeva che quel nome derivava dal santo del luogo. (C'è anche una chiesa dedicata a San Gaetano...) Furono distratti da urla. "Raul? Cosa ci fai qui?" "Niente mamma..." Replicò Raul cercando di tranquillizzare la donna che aveva il fiatone: tanto era tesa ed ansiosa per non averlo visto in camera. "Volevo solo vedere il mare..." "Mi hai fatto spaventare potevi chiamarmi, no? " Fece la donna guardando lo con occhi severi ma con aria tenera. "E dove volevi che andassi? Volevo fare da solo..." Rispose il giovane nervoso. Ora la donna guardò, interrogativa l'uomo accanto al figlio. Vide la damiera e posò lo sguardo di nuovo sul figlio. "Mi sta insegnando a giocare!" Spiegò con tono orgoglioso Raul. Così, nei giorni seguenti Raul tornò li sotto l'ombrellone. Sua madre stava li vicino oppure si assentava per compere. Ma non stava via a lungo. Aveva dedicato l'intera vita al figlio. Cosi delicato, così pieno di bisogni, eppure cosi caparbio. Sulla riva di quel paese nel lontano sud ovest siciliano, tra lo Ionio e il Mediterraneo, quel paese che è stato, fin dall'antichità, crocevia di civiltà e cultura tra due meravigliose isolette. Passando ore insieme al pescatore che con molta pazienza gli spiegava come muovere le pedine, varie strategie e trucchetti. Il tempo delle vacanze era terminato e Raul doveva rientrare a casa. Il giovane scoppiò in un pianto convulso, quando, prima che partisse, Gaetano, davanti a sua moglie ed alla madre del giovane, gli regalò un libro sulla dama. "Spero ti sia utile..." Gli disse l'uomo visibilmente commosso. Egli non aveva figli. E vedeva in quel ragazzo un suo ipotetico figlio. In quei giorni gli si era affezionato come con nessun'altra persona avesse fatto in tutta la sua vita. Si abbracciarono davanti alle due donne. stettero così lunghi istanti. I loro erano occhi che non potevano trattenere lacrime. Salito sul treno per Catania, dove avrebbe preso l'aereo, Gaetano restò lì attimi interi a guardare la fila di carrozze che si allontanava. Tornato in Umbria, al suo paese, Raul lesse il libro sulla dama più volte, comprò una damiera con le caselle numerate. Cercò di imparare a memoria i numeri e le posizioni delle rispettive caselle. Si allenò con un computer. Infine, si iscrisse alla federazione della dama italiana. Caso volle che una delle più forti squadre d'Italia avesse sede proprio vicino casa sua e lui non lo sapeva. (Ma tu guarda il destino...) Pensò mentre cominciò a credere che qualcosa di simile esistesse. Quasi ogni sera giocò tramite internet anche con Gaetano con un software adattato allo scopo. L'uomo era molto soddisfatto del giovane "allievo". Lo faceva anche sentire un po' orgoglioso e utile. E dimostrava anche una incredibile, quanto rara, pazienza. Gli dava consigli: "non quella", "muovi questa". E gli spiegava perché. E poi: "cambio", "esci", "entra". Ogni tanto Raul si scoraggiava. E Gaetano lo faceva ridere e nello stesso tempo gli dava coraggio con un "Eeeeeeeeeeeeeeeeh" così strano e semplice perché aveva il potere di inserirsi nel suo animo. Dopo settimane di prove con gli altri soci del locale circolo, egli cominciò a partecipare ed a vincere gare e tornei. Il suo animo era ora diverso. Non si abbatteva più, era vivo, combattivo e frizzante. Aveva trovato uno scopo nella vita. Ora si trovava in una sua dimensione. Un mondo dove poteva essere apprezzato ed ammirato. Gaetano era li, accanto alla madre di Raul, visibilmente commossa, quel giorno quando al giovane venne consegnato il trofeo simboleggiante il titolo di campione in un importante torneo di dama. In quella bella ed elegante sala, l'uomo senti gli occhi umidi. Dietro la dura scorza da marinaio batteva una rivalsa. La strada percorsa da Raul ed i suoi traguardi, erano per lui un piccolo riscatto di un'intera vita. La lunga esistenza di un lupo di mare che vede così concretizzarsi le infinite giornate passate sui pescherecci. Gli sguardi di Gaetano e Raul si fissarono a lungo. Essi sorrisero. Fra gli applausi, al giovane parve scorgere dalle labbra dell'amico il suo ormai noto "Eeeeeeeeeeeeeeh".

    Racconto tratto da Dove il vento insegna a volare di Luciano Pellegrini (Associazione ALEA)

    domenica 29 marzo 2009

    Giochi di cuore

    2 : commenti
    A   volte   sembrerebbe   simile   A
    Morire  tragicamente  sotto  un  traM
    O  soggiacere  un  certo  sortilegiO:
    Rende re oppure schiavi, guitti o staR
    Eppure  a farne  a meno  non  si vivE

    venerdì 27 marzo 2009

    Dalla follia degli inceneritori
    alla strategia "rifiuti zero"

    0 : commenti
    I seguenti testi sono presi da un powerpoint che circola in rete. Contribuisco volentieri con Ventidue passi d'amore e dintorni alla diffusione di queste informazioni, perché credo che un mondo migliore sia possibile!  

    “Insistono in un progetto ormai fallito, un modello di sviluppo che non riesce più a progredire, ma solo a riportare indietro la qualità della vita di tutti. Si dicono moderni e chiamano gli altri arretrati. Togliamogli dalla bocca questa bugia. Arretrato è chi sceglie il progetto che piace agli affaristi e ai mafiosi. Moderno è chi sceglie il progetto migliore”. (Stefano Benni)


    Produrre energia eliminando i rifiuti: geniale, no? Due piccioni con una fava: e così non c’è più neppure bisogno delle discariche! Io abito a Brescia, ed ero orgoglioso di avere l’inceneritore più pulito ed invidiato del mondo. Poi, per caso, ho capito che la questione è un po’ diversa…  

    1) INCENERIRE INQUINA
    Centinaia di documenti medici e scientifici dimostrano che tutti gli inceneritori producono nanopolveri (polveri minuscole e altamente tossiche) non regolate dalle leggi vigenti. La Federazione Italiana Medici di Medicina Generale sostiene che “l'incenerimento dei rifiuti è la tecnica di smaltimento più dannosa per l'ambiente e la salute umana”

    2) INCENERIRE UCCIDE
    L’Organizzazione Mondiale della Sanità sostiene che le nanopolveri sono “la maggior minaccia alla salute umana da inquinamento dell’aria” In Italia causano un calo di vita medio di 9 mesi. Provocano innumerevoli danni alla salute come infarti, ictus, malformazioni fetali, Parkinson, Alzheimer e numerosi tumori (vedi tabella a lato). A lato l’ubicazione degli inceneritori e la relativa riduzione di aspettativa di vita (in mesi) a causa delle PM2,5 cioè il particolato fine con diametro inferiore a 2,5 µm (un quarto di centesimo di millimetro): una polvere toracica in grado di penetrare profondamente nei polmoni, specie durante la respirazione dalla bocca.

    3) INCENERIRE CONTINUERÀ A UCCIDERE
    Le nanopolveri non sono biodegradabili: una volta create, sono “eterne”. L’amianto era considerato pericoloso fin dal 1863, è stato messo "fuorilegge" nel 1992, ma il picco di mortalità del mesotelioma (il cancro dell’amianto) sarà nel 2015! “Gli inceneritori sono fabbriche di veleni cancerogeni” (dott. P. Gentilini, oncologa) “i medici non permetteranno che si ripeta l’errore dell’amianto” (dott. D. Belpomme, cancerologo)

    4) INCENERIRE NON ELIMINA LE DISCARICHE
    Gli inceneritori producono una tonnellata di ceneri residue ogni tre tonnellate di rifiuti bruciati, queste ceneri vanno smaltite in discariche speciali per rifiuti tossici nocivi, che sono più costose e pericolose delle altre discariche Inoltre le nanopolveri sono talmente minuscole che non si fermano ai polmoni: raggiungono il sangue in 60 secondi e tutti gli altri organi in un’ora (feti compresi) e possono alterare il DNA umano. Insomma, siamo noi a diventare delle discariche! Quelle sopra sono fotografie (ingrandite al microscopio) di nanoparticelle cancerogene in corpi umani (le nanoparticelle sono i puntini bianchi). Non credi a questi dati? Cerca “nanopolveri” o “nanopatologie” su un qualunque motore di ricerca (anche medico) oppure visita www.stefanomontanari.net e www.nanodiagnostics.it

    5) INCENERIRE SPRECA ENERGIA
    Persino la Banca Mondiale ha manifestato seri dubbi sulla convenienza energetica degli inceneritori. Bisogna considerare che consumano moltissima energia: per mantenere la combustione dei rifiuti, l’inceneritore di Brescia utilizza ogni anno più di 5 milioni di metri cubi di metano. E soprattutto che anche i rifiuti hanno un costo energetico! Produrre merci che poi diventano rifiuti costa in euro ma anche in energia, e incenerire significa “buttare” l’energia usata per produrre quella merce. Insomma, la produzione di energia degli inceneritori è negativa, viceversa RICICLARE è energeticamente vantaggioso, perché creo qualcosa che poi potrò riutilizzare, risparmiando materie prime ed energia. Per realizzare un nuovo contenitore di plastica si utilizzano circa 240 litri d'acqua, 1,5 kWh d'energia e si emettono 134 grammi di anidride carbonica. Quindi ricordatevi di fare sempre la raccolta differenziata! Ah, le parole “termovalorizzatore” e “termoutilizzatore” non esistono. La Comunità Europea ha diffidato l’Italia dall’usare parole diverse da quella corretta, che è “inceneritore”. A proposito: il premio per l’inceneritore più “pulito” del mondo è stato assegnato a Brescia. Sapete da chi? Da un ente i cui sponsor sono i costruttori stessi dell’inceneritore! Che fatica! Anche io potrei darmi il premio per “persona più sexy del mondo” se il giudice fossi io! Sì, ci hanno preso per i fondelli…

    giovedì 26 marzo 2009

    Per ogni donna...

    1 : commenti
    “Ora più che mai, la causa delle donne deve essere la causa dell’umanità intera”
     
    (B. Boutros Ghali.)


     






    Riporto i testi di una presentazione powerpoint che mi è molto piaciuta... molto ubuntu, molto "ionoi-iovoi"




    Per ogni donna stanca 
    di fingere debolezza 
    esiste un uomo stanco 
    di dover dimostrare la sua forza. 

    Per ogni donna stanca 
    di fingersi ‘stupida’  
    esiste un uomo stanco 
    di dover sempre agire da ‘modello’ per gli altri. 

    Per ogni donna stanca 
    di essere tenuta a piangere 
    per dimostrare d’essere donna 
    esiste un uomo 
    che non può esprimere i propri sentimenti
    per dimostrare di essere uomo.

    Per ogni donna sportiva 
    la cui femminilità viene messa in discussione 
    esiste un uomo costretto a competere 
    per dimostrare la propria virilità.

    Per ogni donna stanca 
    di essere considerata solo per il suo corpo  
    esiste un uomo preoccupato 
    di essere giudicato solo per le sue prestazioni sessuali. 

    Per ogni donna a cui 
    non è concesso un salario dignitoso  
    esiste un uomo costretto a lavorare di più 
    per poterla sfamare.

    Per ogni donna che non sa cambiare una ruota  
    esiste un uomo che non riesce a cucinare nemmeno un uovo.

    Per ogni donna che cammina verso la sua libertà  
    esiste un uomo che ne riscopre il vero significato.

    L’umanità è un uccello con due ali, 
    una è femminile, l’altra maschile.  

    Fino a che le due ali non potranno spiegarsi in maniera uguale, 
    l’umanità non sarà mai in grado di volare.

    mercoledì 25 marzo 2009

    La pittrice e il poeta

    9 : commenti
    C'era una volta una pittrice, amante del viaggiare. Appena poteva se ne andava in giro per il mondo a fare bellissimi ritratti. Ahimè, nessuno si accorgeva della sua bravura.
    Finché una primavera tornò da Oriente con un figlio, nato da pochi mesi, che aveva chiamato Didivù. Conobbe per caso un poeta, amico di un'amica comune. Parve fidarsi di lui e gli propose di prendersi cura del neonato, perché di lì a pochi giorni sarebbe dovuta ripartire, ma non poteva portarlo con sé. Al poeta bastò guardare Didivù negli occhi per dire subito sì. Da quel giorno lo prese con sé, lo amò e trattò come fosse stato anche figlio suo, gli insegnò a camminare, a sentire d'essere speciale, gli dette soprattutto la parola. Riuscì pure a trovare maestri e mecenati che lo aiutarono a crescerlo come il figlio di un principe. Infine la pittrice ritornò, proprio quando la gente cominciava ad accorgersi di quel bellissimo bambino: piovevano complimenti per colei che aveva partorito Didivù e per colui che l'aveva accudito. Ma con grande disappunto del poeta, a questo punto divenne sempre più evidente che la pittrice non condivideva i suoi metodi educativi, anzi ne era perfino irritata. Successe una, due, tre, quattro, cinque volte che lei ebbe a trattare di malo modo il poeta per questo: lo coprì di improperi, anche in presenza di altre persone, facendogli pesare che quel figlio apparteneva solo a lei e che lui, in fondo, avevo fatto molto poco: gli aveva giusto insegnato a parlare. Anche se quasi sempre la pittrice dopo i suoi scatti d'ira si era scusata, alla fine il poeta decise con amarezza che la cosa migliore da fare era eclissarsi, per il bene stesso di Didivù, per non vederlo trascinato in un conflitto non confacente alla sua bellezza fisica e interiore. Ora la pittrice va in giro con Didivù, ormai adolescente. Lo porta dove vuole, sceglie lei quale destino offrirgli. Il poeta lo sentiva un figlio anche suo, ma ha accettato di lasciarlo andare per la sua strada. Di questo padre putativo resta solo qualche menzione. Il poeta non ha nulla da recriminare, gli premeva soprattutto il destino di Dividù ed è contento che la pittrice, grazie a quel figlio che lui stesso tirò su, sia finalmente considerata.
     
    (illustrazione di Lauraballa)

    martedì 24 marzo 2009

    Io ci provo...

    0 : commenti
    Gentile EdiCart, mi chiamo Daniele Passerini, sono un funzionario del Comune di Assisi assegnato all'Ufficio Piano di Zona Sociale dell'Ambito Territoriale 3 dell'Umbria (Assisi, Bastia, Umbra, Bettona, Cannara, Valfabbrica); lavoro nel campo dei Servizi e delle Politiche Sociali da quasi vent'anni. Dal 2005 ho cominciato a dedicarmi nel tempo libero ad alcune iniziative artistiche. Ho pubblicato due libri di poesia e prosa: http://www.ilgiardinodeilibri.it/autori/_daniele_passerini.php Ho organizzato una mostra fotografica itinerante: http://donnedivrindavan.blogspot.com/ All'inizio del 2009 ho invece registrato il marchio ionoi-iovoi con l'intento di renderlo utilizzabile in campagne di pubblicità sociale e promuovere iniziative di sviluppo sostenibile impedendone al contempo un impiego meramente commerciale, come meglio spiegato nella bozza di brochure allegata alla presente Un paio di settimane fa, una persona venuta a conoscenza del mio progetto mi ha mostrato il Vostro bellissimo libro IONOI - VOCI DI AMORE E UMANITA' e ho scoperto in esso i medesimi principi di base che mi hanno spinto a registrare il marchio ionoi-iovoi, collegati alla filosofia "Ubuntu" che non conoscevo. Ho pubblicato una piccola recensione del Vostro libro sul mio blog (ben posizionato su Google) invitando i visitatori ad acquistarlo: http://22passi.blogspot.com/2009/03/ubuntu-ionoi.html Considerato che il progetto ionoi-iovoi di cui alla brochure non ha fini di lucro, ma anzi si pone nello stessa "visione" promossa dal Vostro libro, Vi chiedo l'autorizzazione a potere utilizzare gratuitamente un'immagine tratta da quest'ultimo. 

     Mi sono già permesso di pubblicare a titolo di prova la foto in questione sul sito di ionoi-iovoi (ho allegato il "banner") con il seguente testo:  

    LA FOTO ACCOSTATA AL MARCHIO - La fotografia di Joe Raddle/Getty Images accostata a ionoi-iovoi ® - utilizzata soltanto per esemplificare la mission etica del marchio e senza alcun fine commerciale - è tratta da "ioNoi, voci di amore e umanità, Introduzione di Desmond Tutu, a cura di Geoff Blackwell. "Un grande progetto fotografico (...): immagini d'amore, bontà, tolleranza, speranza e compassione, catturate dai migliori fotografi del pianeta" (EdiCart, Legnano (MI), 2007, libro fotografico - 200 pp. - 25x29x2,5cm - 39,00€) che s'invita ad acquistare, non solo perché si tratta di un'opera eccezionale, ma anche perché i diritti d'autore derivanti dalla vendita, sono devoluti alle istituzioni caritatevoli indicate dall'Arcivescovo Desmond Tutu. 

    Al momento la menzione si conclude con: La foto sarà immediatamente rimossa qualora richiesto da chi ne detiene lo sfruttamento. Naturalmente questo testo è solo una mia proposta: potete modificarlo come ritenete più opportuno. Il link di ionoi-iovoi è: http://ionoi-iovoi.blogspot.com/ A titolo di ringraziamento per la concessione dell'autorizzazione richiesta, inserirei molto volentieri, non solo su questo ma su tutti i siti su cui pubblico, menzione alla Vostra disponibilità, banner pubblicitari, link, testi e quant'altro mi indichiate. Confidando nella Vostra sensibilità, resto in attesa di una cortese risposta. 

    Cordiali saluti 
    Daniele Passerini
    (E-mail spedita a info@edicart.it il 24 marzo 2009 alle 21:23:32)

    Il tranviere metafisico

    0 : commenti
    Giornata strana, molto strana... Ho conosciuto una splendida composizione di Luciano Erba grazie a una nuova amica con cui sto intessendo un dialogo molto intenso di riflessioni ed emozioni, anche sull'importanza della poesia nelle nostre vite... Io stesso, poco prima, avevo condensato in due versi lapidari una immagine semplice ma tutt'altro che banale avuta la scorsa settimana... Infine una scenata di... lasciamo perdere... arrivata da chi non mi sarei mai aspettato.


    IL TRANVIERE METAFISICO

    Ritorna a volte il sogno in cui mi avviene 
    di manovrare un tram senza rotaie 
    tra campi di patate e fichi verdi 
    nel coltivato le ruote non sprofondano 
    schivo spaventapasseri e capanni 
    vado incontro a settembre, verso ottobre
    i passeggeri sono i miei defunti. 
    Al risveglio rispunta il dubbio antico 
    se questa vita non sia evento del caso 
    e il nostro solo un povere monologo 
    di domande e risposte fatte in casa. 
    Credo, non credo, quando credo vorrei 
    portarmi all’al di là un po’ di qua 
    anche la cicatrice che mi segna 
    una gamba e mi fa compagnia. 
    Già, ma allora? sembra dica in excelsis 
    un’altra voce. 
    Altra?

    (Luciano Erba)

    Un piccolo segreto...

    2 : commenti
    nessuno può
    toccarsi il
    cuore
    però
    lo può
    toccare
    a un altro

    lunedì 23 marzo 2009

    La brutta bestia dell'integralismo

    0 : commenti
    Poco fa ho ascoltato per caso un'intervista (credo al TG1) in cui Gianfranco Fini stigmatizzava gli scontri di civiltà che nascono quando un popolo o un credo religioso si ritengono superiori a quelli confinanti. Fini ha correttamente definito integralista chiunque ritenga la propria civiltà/cultura/religione superiore a quelle altrui, e proprio tale integralismo semina odio e violenza nel mondo.
    Bravo Fini, pur non avendo mai votato a destra in vita mia, apprezzo il buon senso qualsiasi vento lo porti. Tutto ciò è molto ubuntu e ionoi. A questo punto non mi sento più estremista a pensare che i catechisti che insegnano a mia figlia che la religione cattolica (il cristianesimo vero è ben altra cosa!) è superiore alle altre siano integralisti con la A maiuscola. Del resto lo spettacolo offerto da quei cattolici scesi in piazza in occasione del martirio mediatico di Eluana e della sua famiglia è stato più talebano che italiano.

    Per leggere meglio la striscia dei Peanuts ingranditela cliccandoci sopra

    domenica 22 marzo 2009

    Vi spiazzo ma non mi siedo!

    2 : commenti
    Senza parole :-)
     
    Foto scattatami il 27 febbraio scorso a una formazione di peereducation sul photovoice.

    sabato 21 marzo 2009

    Buona PrimaNEvera a tutti!

    9 : commenti
    Non prendetemi per folle, ma una Primavera che inizia con la neve mi pare affascinante come poche, un dono veramente inaspettato. Mia figlia stamattina non stava nella gioia a vedere fioccare copiosamente dal cielo e anch'io mi sono unito alla sua festa. Qui a Perugia poi abbiamo beneficiato di uno spettacolo straordinario senza gli inconvenienti tipici della neve, ché mentre i tetti s'imbiancavano le strade sono rimaste semplicemente bagnate. Domani avevamo già in programma di andare a pattinare al Palaghiaccio di Ussita, coi monti così innevati sarà davvero magico. A destra le foto che ho fatto stamattina col telefonino, a cominciare da quelle scattate per ultime ai Giardini del Frontone fino a quelle inquadrate al volo dall'auto mentre salivamo a Perugia per Via Romana: scaricate sul PC e pubblicate così come erano sul web senza alcun ritocco. Grazie PrimaNEvera!!! P.S. Mi suggeriscono che in spagnolo nevera significa frigorifero... fantastico, non lo sapevo!

    mercoledì 18 marzo 2009

    Buon compleanno Roberto!!!

    7 : commenti
    Ieri 17 marzo s'è festeggiato anche il compleanno di Roberto, e gli abbiamo organizzato uno scherzo coi fiocchi! Chi avrà la pazienza di vedersi i filmati che seguono capirà... scusate la qualità non eccezionale: un buon videofonino non è comunuque una videocamera. A lato il finto articolo (mi sono molto divertito a crearlo!) che nel video porgo a Roberto prima che apra il regalo principale. Basta cliccarci sopra per ingrandirlo e leggerlo. Come si può ben notare, Roberto aveva moderatamente alzato il gomito... sicuramente ciò ha contribuito alla buona riuscita dello scherzo: c'è cascato in pieno! :-)
     

    sabato 14 marzo 2009

    Omaggio a una persona speciale

    13 : commenti
    Ieri pomeriggio, a un tavolino di uno dei pochi bar "storici" rimasti a Perugia, ho avuto occasione di parlare vis a vis per una trentina di minuti con una persona speciale (nella foto insieme a mia figlia). Speciale perché i commenti che firma sono sempre pieni di intelligenza, umanità e buon senso; perché è molto "ubuntu"; perché posso testimoniare che è uno di quei personaggi che resta accessibile e disponibile anche dopo la notorietà; altri, molto meno famosi, si sono comportati diversamente con me, e non vado oltre l'eufemismo! Ho già avuto modo di ringraziarlo su questo blog per la promozione fatta nel 2008 alla mostra Donne di Vrindavan quando fu esposta a Spoleto, nonché per gli apprezzamenti tributatomi per gli scritti che gli ho dato da leggere. Ne ometto volutamente il nome per evitare che google indirizzi su questa pagina chi cerca notizie su di lui (Ventidue passi d'amore e dintorni sì è ormai guadagnato un ottimo livello di indicizzazione): ho scritto questo post solo per sottolineare che anche di persona è la bella anima che appare in televisione.

    La santa alleanza tra ferro da stiro e TV!

    2 : commenti
    A casa mia la televisione ha stretto una "santa alleanza" col ferro da stiro, poiché da anni la accendo solo quando mi decido a tirare fuori l'asse per smucchiare, lisciare e ripiegare la montagna di panni che, lavatrice dopo lavatrice, s'accumulano dentro l'armadio! Stamattina per esempio mi ha fatto piacevole compagnia TV Talk, interessante programma di Raieducational sul mondo della comunicazione televisiva a 360°, garbatamente condotto da Massimo Bernardini (stamane in studio c'era anche il mitico Giorgio Albertazzi!), che avevo già intravisto durante un paio di raid di stiratura! Ogni sabato mattina su RAI3.

    P.S. A seguire anche Art News non è niente male! Finché sul piccolo schermo resta qualche sacca di resistenza dell'intelligenza, approfittiamone. :-)

    Haiku di stanotte

    1 : commenti
    Tu sei la perla, il resto è corollario del fare luce.

    ionoi = ubuntu !

    7 : commenti
    Quando ieri sera la mia nuova amica Elisa mi ha mostrato questo libro e il suo titolo così familiare, beh è stato un bel colpo! Ne ignoravo l'esistenza, tanto più ignoravo l'esistenza del termine ubuntu che distingue la collana in cui è stato pubblicato: un fantastico concetto di origine africana che pure io avevo riassunto in ionoi, ma come frutto di una riflessione del tutto personale. Una piccola ferita narcisistica, superata subito dall'orgoglio e dalla consapevolezza di avere attinto, inconsciamente, a una immensa antica sorgente.
    ionoi
    Voci di amore e umanità
    Introduzione di Desmond Tutu  
    A cura di Geoff Blackwell
    EdiCart, Legnano (MI), 2007 libro fotografico - 200 pp. - 25x29x2,5cm - 39,00€  

    "Un grande progetto fotografico che fornisce un contributo eccezionale alla collana Ubuntu, mostrando immagini d'amore, bontà, tolleranza, speranza e compassione, catturate dai migliori fotografi del pianeta."

    N.B. I diritti d'autore derivanti dalla vendita di questo straordinario libro fotografico, sono devoluti alle istituzioni caritatevoli indicate dall'Arcivescovo Desmond Tutu, che è autore della seguente introduzione all'opera:
    Secondo la cultura e le tradizioni della mia terra, la lode più grande che si possa fare a qualcuno è "Yu, u nobuntu", che significa riconoscere che quella persona possiede davvero questa meravigliosa qualità: ubuntu. Essa fa riferimento alle sue azioni nei confronti degli altri esseri umani, ha a che fare con il modo in cui quella persona considera gli altri e come vede se stessa all'interno delle sue relazioni più intime, le relazioni familiari, e all'interno della comunità nel senso più allargato. Ubuntu rimanda a un principio fondamentale della filosofia africana: l'essenza di cosa significhi essere "umani". La definizione di questo concetto consta di due parti. La prima significa che la persona è gentile, ospitale, generosa, affettuosa, premurosa e compassionevole. In altri termini, qualcuno che userà le proprie energie in favore degli altri - i deboli, i poveri e gli infermi - e che non s'approfitterà di nessuno. Questa persona tratta gli altri così come vorrebbe essere trattata e, proprio per questo, esprime anche la seconda parte del concetto, che riguarda la sua apertura, la sua magnanimità. Condivide il suo valore e, comportandosi in questo modo, riconosce la mia umanità, che diventa indissolubilmente legata alla sua. Le persone con ubuntu sono affabili e disponibili, il loro atteggiamento è amichevole e bendisposto, non si sentono minacciate dalla bontà degli altri, perché la loro autostima e il loro valore derivano dalla consapevolezza di appartenere a un insieme più grande di loro. Riformulando l'espressione cartesiana "Penso dunque sono", ubuntu direbbe: "Sono umano perché ne faccio parte". In altre parole: "Una persona è una persona grazie ad altre persone". Nessuno viene al mondo già completamente formato. Non sapremmo come fare a pensare o a camminare, a parlare o a comportarci, se non lo imparassimo da altri esseri umani. Abbiamo bisogno di altri esseri umani per essere umani. Un essere umano solitario e isolato è una contraddizione in termini . Poiché abbiamo bisogno l'uno dell'altro, è nostra inclinazione naturale essere collaborativi e aiutarci. Se non fosse cosi, la nostra specie si sarebbe estinta già da molto tempo, divorata dalla nostra stessa violenza e ostilità. Ma non è successo. Siamo andati avanti, nonostante il male e le guerre, che hanno seminato così tanta sofferenza e miseria nel corso dei secoli. Siamo andati avanti, perché ci sforziamo di raggiungere l'armonia e la comunione, e una comunione non solo tra i vivi, ma che onori anche i nostri antenati. Questo legame con il passato ci dà una sensazione di continuità: la sensazione d'aver creato, e di continuare a creare, società destinate al bene più grande, e di cercare sempre di superare qualsiasi cosa sovverta i nostri propositi. Le nostre guerre finiscono, e noi cerchiamo sempre di guarire. E, tuttavia, rabbia, risentimento, desiderio di vendetta, avidità e persino l'aggressiva competitività che governa così tanta del nostro mondo contemporaneo, intaccano e mettono a repentaglio la nostra armonia. Ubuntu fa capire che coloro che cercano di distruggere e disumanizzare, sono loro stessi delle vittime. Vittime, di solito, di un costume dilagante, che si tratti di un'ideologia politica, di un sistema economico, o di una convinzione religiosa distorta. E, di conseguenza, sono disumanizzati esattamente quanto coloro che essi stessi calpestano. Mai questo fu più evidente che durante gli anni dell'apartheid in Sudafrica. Tutta l'umanità è interconnessa. Dunque, l'umanità di coloro che hanno perpetrato i crimini dell'apartheid era inesorabilmente legata a quella delle loro vittime. Ogni qualvolta hanno disumanizzato un altro, infliggendogli dolore e sofferenza, essi hanno disumanizzato se stessi. E, in effetti, all'epoca dissi che gli oppressori erano disumanizzati tanto quanto, se non ancor di più, gli oppressi. In che altro modo potreste interpretare le parole del Ministro della Pubblica Sicurezza, Jimmy Kruger, quando venne a sapere della morte del leader di Coscienza nera, Steve Biko, in prigione. Di quell'assassinio, esito delle torture inflitte al prigioniero, Kruger disse: "Mi lascia del tutto indifferente". Non potrete non chiedervi che cosa sia successo all'umanità - l'ubuntu - di qualcuno che abbia potuto esprimersi in modo tanto insensibile sulla sofferenza e la morte di un altro essere umano. E fu altrettanto chiaro che guarire da questa situazione avrebbe richiesto magnanimità da parte delle vittime, se doveva esserci un futuro. Sapevo che la fine dell'apartheid avrebbe messo ubuntu alla prova. E, tuttavia, non ho mai dubitato del suo potere riconciliatorio. In effetti, ho spesso richiamato le parole di un uomo di nome Malusi Mpumlwana, uno dei compagni di Biko, che, persino mentre la polizia lo stava torturando, guardò i suoi aguzzini e comprese che anche loro erano degli esseri umani, e che avevano bisogno di lui "per aiutarli a recuperare l'umanità che [stavano] perdendo". È questa l'essenza di ubuntu, ed è apparsa chiaramente durante le audizioni della Commissione per la Verità e la Riconciliazione in Sudafrica, a metà degli anni '90 del secolo scorso. Le vittime hanno perdonato i loro aguzzini e hanno perdonato anche tutti coloro che, non facendo nulla, hanno sostenuto l'apartheid. Alcuni di coloro che avevano perpetrato quei crimini hanno confessato e chiesto perdono, e sono stati amnistiati. Questo perdono non è stato dettato dall'altruismo. È stato necessario per riguadagnare la propria dignità ed umanità, e concedere entrambe anche a coloro che avevano agito da oppressori. Ouest'espressione di ubuntu ha dimostrato che l'unico modo in cui possiamo essere umani è assieme: l'unico modo in cui possiamo essere liberi è assieme.
    Emerito Arcivescovo Anglicano di Città del Capo

    Vi invito infine a rileggere l'articolo di Jacopo Fo sui tribunali del perdono sudafricani che due anni fai ospitai su queste pagine web: alla luce delle parole di Tutu acquista ulteriore profondità.
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