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venerdì 26 giugno 2009

Tornerà l'ora di scrivere poesie

È tempo di fare il punto della rotta, ondivaga, di questo mio un po' trascurato blog.
Ultimamente ho parlato poco di poesia. Ho avuto meno voglia di scherzare. Ho riportato poche notizie e storie positive raccolte in rete, quelle che quanto più dan motivo di sperare in un futuro migliore (per tutto il pianeta), tanto più mi rendono felice. Insomma, ho messo da parte i temi che in due anni e mezzo hanno contraddistinto queste pagine. E ho parlato poco di me stesso. E non ho più fatto visita alle amiche e agli amici della blogosfera assiduamente come prima. C'è un motivo. Per quella che è la mia sensibilità e - se me lo concedete - intelligenza, percepisco come tanti un pericolo di emergenza democratica per l'Italia, e sento il dovere di contribuire per quel che posso a difendere i valori di libertà in cui credo. Non ho mai fatto mistero con nessuno di quali siano le mie inclinazioni politiche: sono di sinistra perché, per infinite ragioni, amo la solidarietà e la tolleranza e non mi piacciono il neoliberismo e il capitalismo selvaggio. Credo assolutamente nel valore del dialogo e nell'alternanza democratica tra forze politiche diverse, purché siano rappresentate da leader rispettosi delle regole della società civile, leader che non mirino a trarre vantaggi o profitti personali dalla loro posizione, leader che sappiano rinsaldare l'unità nazionale piuttosto che spaccarla. Fin troppe analisi sono state scritte, da persone ben più esperte di me, sui motivi per cui una fetta consistente dei nostri concittadini non si avveda della deriva liberticida a cui ci sta conducendo l'eccessiva concentrazione di potere (politico ed economico) nelle mani d'un unico tele-pervasivo leader. Con qualche analogia con quanto cominciò a succedere una novantina d'anni fa, se non che oggi i mezzi per il controllo di massa delle coscienze sono estremamente più raffinati e potenti. So bene che di fronte a questi discorsi molti elettori di Berlusconi e della Lega, si sentono offesi. Scusatemi, ammetto che i Napoleoni, grandi o piccoli che siano, non mi hanno mai affascinato e mai mi affascineranno. Son fatto così. Chi in coscienza avverte nella società che lo circonda un pericolo di autoritarismo e totalitarismo deve impegnarsi - nei limiti della non violenza e del confronto civile ovviamente - per difendere i valori costituzionali della repubblica in cui è nato e cresciuto. Si tratta di un imperativo morale a cui è impossibile sottrarsi. Ed è proprio quello che sto facendo, in questo blog e su facebook. Non solo, al di là delle 36 ore di lavoro settimanali, sento il bisogno di impegnarmi su questi temi fuori da internet e dentro la vita reale, in qualsivoglia modo possa mettere a frutto quel paio di talenti che ho. Tornerà l'ora di scrivere poesie. Ora son giorni più da pamphlet. :-)

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