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domenica 5 ottobre 2008

In attesa di leggere le Lettere a Milena

"Cara, dolce, Milena, se la mia parte più oscura ti mandasse una schiera di baci, educati, pronti a disporsi, con giri viziosi, su tutto il tuo corpo, allora il mio io "ragionevole" aprirebbe le mani mostrando che vuol solo distendersi sulla tua anima."

Non ho ancora iniziato a leggere le Lettere a Milena di Kafka - ancora non ho il libro - però i brani che ho iniziato a sbirciare in internet sottolineano l'indiscutibile affinità tra questo epistolario e Che tu sia per me il coltello, il romanzo epistolare di David Grosman (a cui ho già dedicato un , , post). Ovviamente è soltanto una negligenza mia non essermi interessato fin dall'inizio delle ragioni profonde del titolo che Grossman ha dato al proprio libro, lasciandone dichiarare la fonte agli stessi protagonisti: Yair e Myriam parlano spesso dalle Lettere a Milena, le conoscono entrambe, le usano come una sorta di codice segreto e base condivisa della loro comunicazione scritta. A giudicare dai primi assaggi, il tema scoperchiato dalle lettere di Kafka a Milena sembra simile a quello delle lettere di Yair a Myriam: attraverso la scrittura ci si può conoscere in maniera perfino più profonda che vis a vis, mettendo in luce frammenti d'anima più intimi di quanto potrebbe rivelare un incontro reale. Allo stesso modo possiamo ritagliarci una sorta di dopplerganger di carta, un'immagine che non corrisponde a noi, una stampa infedele alla matrice, un clone di cui sono stati enfatizzati certi aspetti (positivi o negativi) e cancellati altri. Il rischio insomma - soprattutto per una coppia virtuale - è che s'aggreghino due costellazioni (interdipendenti) di pezzi di personalità capaci di vivere nel cerchio della parola scritta, ma zoppicanti e facili a crollare al momento di guardarsi negli occhi. Salvo eccezioni che confermano la regola, qualunque incontro dovrebbe svilupparsi gradualmente dal livello del reale (il tempo necessario è comunque soggettivo e variabile) per poi spostarsi conseguentemente a livelli più sottili e profondi. Quando la forma scritta diventa una scorciatoia per superare il proprio imbarazzo e le proprie difese, fino a portare ad un'intimità a cui manca solo la fisicità, un uomo e una donna possono facilmente imboccare la via dell'innamoramento, quanto però l'oggetto del loro amore sia "vero" oppure una proiezione fantastica, quanto l'amore stesso che provano sia "vero" o soltanto una recita di cui loro stessi sono poco coscienti, queste sono davvero belle scommesse! Tutto ciò è di forte attualità, visto lo spazio recuperato - inaspettatamente - dalla comunicazione scritta attraverso sms, mail e chat, o persino audiovisiva (pur senza contatto) tramite le cam dei videofonini e delle videochat.

"È già tanto tempo che non le scrivo, signora Milena, e anche oggi Le scrivo soltanto per caso: Veramente non dovrei neanche scusarmi se non scrivo, Lei sa come odio le lettere. Tutta l'infelicità della mia vita - e con ciò non voglio lagnarmi, ma soltanto fare una constatazione universalmente istruttiva - proviene, se vogliamo, dalle lettere o dalla possibilità di scrivere lettere. Gli uomini non mi hanno forse mai ingannato, le lettere invece sempre, e precisamente non quelle altrui, ma le mie. Nel caso mio si tratta di una disgrazia particolare, della quale non voglio dire altro, ma nello stesso tempo anche di una disgrazia generale.
La facilità di scrivere lettere - considerata puramente in teoria - deve aver portato nel mondo uno spaventevole scompiglio delle anime. È infatti un contatto fra fantasmi, e non solo col fantasma del destinatario, ma anche col proprio, che si sviluppa tra le mani nella lettera che stiamo scrivendo, o magari in una successione di lettere, dove l'una conferma l'altra e ad essa può appellarsi per testimonianza. Come sarà nata mai l'idea che gli uomini possano mettersi in contatto fra loro attraverso le lettere? A una creatura umana distante si può pensare e si può afferrare una creatura umana vicina, tutto il resto sorpassa le forze umane..."

Fatte le mie riflessioni-brioche mattutine e lette queste ultime illuminanti parole di Kafka al gusto di caffè un po' amaro, auguro buona domenica a tutti; e poiché la trascorro con mia figlia - che in questo momento sta pappandosi il budino preparato iersera - arrivederci a domani!

Post scriptum del 2010. Confesso di non essere riuscito a portare a termine la letture delle Lettere a Milena... una cosa è un romanzo epistolare, altra cosa un carteggio da esegesi.

3 : commenti:

M.K.B. ha detto...

Mentre ti attingi a leggere le Lettere a Milena, io invece mi dedico a "Che tu sia per me il coltello" (praticamente stiamo facendo l'inverso :] ) Avendo già letto le splendide (e a volte particolarmente ermetiche) lettere del dr.Kafka, e leggendo in questo istante le lettere di Yair, posso affermare con assoluta certezza che Grossman ha "imitato" con una scrupolosa grandiosità lo stile e la complicatezza dello scrittore boemo,con una grande maestria...trasportando il tutto (ovviamente) nella modernità di oggi.
Semplicemente superbo...

* DANIELE PASSERINI * ha detto...

Grazie dei tuoi commenti m.b.k.
Sai, questo blog comincia proprio a piacermi! Sta trasformandosi anche in un piccolo club di consigli di lettura. Bellissimo!

Daniele ha detto...

Confesso che le Lettere a Milena sono rimaste sul mio comodino, senza che le prendessi più in mano... le ho trovate veramente ostiche.
Ma naturalmente è un problema mio non di Kafka: 20 anni fa sarei senz'altro arrivato all'ultima pagina, oggi faccio fatica a leggere un libro se non trovo una forte motivazione interiore (che non può essere solo intellettuale).

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