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martedì 10 giugno 2008

Torna di moda Stachanov?!

In questo blog mi sono prefisso di citare e commentare notizie positive, capaci di infondere speranza, di buon auspicio insomma... a volte però, per dovere civico, non posso fare a meno di riprendere qualche "lancio" giornalistico che al contrario mi suscita qualche inquietudine, soprattutto se dipinge come lieta una notizia che tale non è. Sono rimasto stupefatto a leggere oggi sul sito de La Repubblica la notizia che i 27 Ministri del Lavoro dell'Unione Europea si sono appena accordati per far approvare al Parlamento Comunitario una norma che permetta al lavoratore, su base volontaria, una deroga al limite di 48 ore di lavoro settimanali: fino a 60 e persino 65 ore settimanali (in caso di "contratti a chiamata"). Mi stupiscono i commenti favorevoli del commissario europeo agli affari sociali Vladimir Spidla e del sottosegretario al lavoro Francesca Martini, che vogliono darci a intendere che si tratterebbe di una sorta di progresso, quasi una buona notizia per i lavoratori! Ancor più mi stupisce il tono ossequioso dell'articolo (un redazionale non firmato)... ho cercato su internet e non sono riuscito a trovare nessun commento a questa notizia. È questo il modo con cui l'Unione Europea vuole rendere competitive le nostre ore di lavoro rispetto a quelle cinesi? Retrocedendo su diritti faticosamente conquistati dai lavoratori nel XX secolo? Quando ero ragazzo mi insegnavano che la progressiva riduzione dell'orario di lavoro era una delle conquiste più importanti della società moderna, che le persone, grazie alla diffusione della meccanizzazione e dell'automatizzazione dei processi produttivi, avrebbero avuto sempre più tempo a disposizione per dedicarsi all'istruzione, coltivare la cultura, dedicarsi all'arte, allo sport ecc. Non in una prospettiva di edonismo e deresponsabilizzazione, bensì di sviluppo della consapevolezza e delle potenzialità di un uomo non più schiavo del lavoro-bisogno bensì protagonista del lavoro-gratificazione. Che fine hanno fatto queste visioni? Negli anni '60 e '70 Stachanov esemplificava un modello di lavoratore da non seguire più... ora sta per tornare di moda?! Se nell'Europa del XXI una persona ha potestà di scegliere di lavorare 65 ore alla settimana e sacrificare vita privata, interessi, affetti, pur di potere pagare un mutuo, questa non mi pare una conquista: è una tragedia sociale. Sono sempre più deluso da quest'Europa asservita agli interessi delle oligarchie industriali e bancarie. Vogliono riportarci al rango di sudditi, ridurci alla stregua di automi che passano 1/3 della vita a lavorare e produrre, 1/3 a comprare e consumare, 1/3 a dormire (sì dormire, in tutti i sensi). La notizia a cui faccio riferimento si trova qui.

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