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martedì 29 maggio 2007

Ode alla vita

0 : commenti
Custodisco nel cuore una bellissima lettera d'amore che ho ricevuto. Riporta - anzi è un tutt'uno con essa - la poesia Ode alla vita da molti attribuita a Neruda... ma che sia di Neruda o di uno pseudo-Neruda che cambia? È facile incontrarla in internet, persino incorniciata in qualche ufficio o studio: è una poesia indimenticabile, tanto più per me visto che la sento indissolubilmente legata a quella lettera preziosa.


ODE ALLA VITA

Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marca,
chi non rischia e non cambia il colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle i
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge, chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in sé stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande su argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli si chiede qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.
(Pablo Neruda?)
(*) P.S. L'autrice di questa lirica è la brasiliana Martha Medeiros. (25/01/08)

Zodiaco e lampadine!

0 : commenti
Gira nella rete... per ridere un po' sulle tipologie psicologiche dei segni zodiacali!


***


Ariete 
Quanti Ariete sono necessari per cambiare una lampadina? 
Solo uno, però ci vogliono molte lampadine. 


Toro 
Quanti Toro sono necessari per cambiare una lampadina? 
Nessuno, al Toro non piace cambiare niente. 


Gemelli 
Quanti Gemelli sono necessari per cambiare una lampadina? 
Due, probabilmente. Aspettano fino al week end, ma alla fine la lampadina è al centro dell'attenzione, parla francese e dà luce del colore preferito a chi entra nella stanza.


Cancro 
Quanti Cancro sono necessari per cambiare una lampadina? 
Solo uno, ma dovrà mettersi in terapia per superare il trauma. 


Leone 
Quanti Leone sono necessari per cambiare una lampadina? 
Un Leone non cambia lampadine, al massimo le tiene ferme mentre il mondo gira intorno a lui. 


Vergine 
Quanti Vergine sono necessari per cambiare una lampadina? 
Vediamo: uno per preparare la lampadina, un altro per prendere nota di quando la lampadina si è fulminata e della data in cui fu acquistata, un altro per decidere di chi è la colpa se la lampadina si è bruciata, dieci per ripulire la casa mentre gli altri cambiano la lampadina. 


Bilancia 
Quanti Bilancia sono necessari per cambiare una lampadina? 
In realtà non saprei... penso che dipenda da quando la lampadina ha smesso di funzionare. Forse uno solo è sufficiente se si tratta di una lampadina qualsiasi, due se la persona non sa dove trovare una lampadina nuova...ci sono molti dubbi! 


Scorpione 
Quanti Scorpione sono necessari per cambiare una lampadina? 
E chi può saperlo? Perché volete saperlo? Siete forse della polizia? 


Sagittario 
Quanti Sagittario sono necessari per cambiare una lampadina? 
Il sole brilla, c'è bel tempo, abbiamo tutta la vita davanti e voi vi preoccupate per una stupida lampadina? 


Capricorno 
Quanti Capricorno sono necessari per cambiare una lampadina? 
Nessuno. I Capricorno non cambiano lampadine se non ci trovano il loro tornaconto.


Acquario 
Quanti Acquario sono necessari per cambiare una lampadina? 
Arrivano frotte di Acquario, in competizione per stabilire chi di loro sarà l'unico capace di ridare la luce al mondo. 


Pesci 
Quanti Pesci sono necessari per cambiare una lampadina? 
Perché, è forse mancata la luce?

lunedì 28 maggio 2007

LA QUERCIA DEL TASSO

3 : commenti
Qualche notte fa, rientravo a casa, un grosso tasso ha attraversato la carreggiata davanti ai fari dell'auto: l'animale ha indugiato un istante per gettarmi un'occhiata, poi si è eclissato nella vegetazione... non penso di averne mai visti così a ridosso della città. Questo incontro fortunoso ha disseppellito dai miei ricordi un "affabuloso" brano di Achille Campanile (1899-1977) che lessi almeno 25 anni fa! L'ho cercato in internet ed eccolo inserito nel blog - con un po' di libertà - a metà tra le categorie fiabe e off topic. Trovo che sia delizioso (Campanile è considerato uno dei maggiori umoristi italiani del '900).
Buona lettura e attenti a non annodarvi qualche meninge!


***

LA QUERCIA DEL TASSO
di Achille Campanile
Quell'antico tronco d'albero che si vede ancor oggi sul Gianicolo a Roma, secco, morto, corroso e ormai quasi informe, tenuto su da un muricciolo dentro il quale è stato murato acciocché non cada o non possa farsene legna da ardere, si chiama la quercia del Tasso perché, avverte una lapide, Torquato Tasso andava a sedervisi sotto, quand'essa era frondosa.

Anche a quei tempi la chiamavano così.


Fin qui niente di nuovo. Lo sanno tutti e lo dicono le guide.


Meno noto è che, poco lungi da essa, c'era, ai tempi del grande e infelice
poeta, un'altra quercia fra le cui radici abitava uno di quegli animaletti del genere dei plantigradi, detti tassi.

Un caso.


Ma a cagione di esso si parlava della quercia del Tasso con la "t"
maiuscola e della quercia del tasso con la "t" minuscola. In verità c'era anche un tasso nella quercia del Tasso e questo animaletto, per distinguerlo dall'altro, lo chiamavano il tasso della quercia del Tasso.

Alcuni credevano che appartenesse al poeta, perciò lo chiamavano "il tasso
del Tasso"; e l'albero era detto "la quercia del tasso del Tasso" da alcuni, e "la quercia del Tasso del tasso" da altri.

Siccome c'era un altro Tasso (Bernardo, padre di Torquato, poeta
anch'egli), il quale andava a mettersi sotto un olmo, il popolino diceva: "E' il Tasso dell'olmo o il Tasso della quercia?".

Così poi, quando si sentiva dire "il Tasso della quercia" qualcuno
domandava: "Di quale quercia?".

"Della quercia del Tasso."


E dell'animaletto di cui sopra, ch'era stato donato al poeta in omaggio al
suo nome, si disse: "il tasso del Tasso della quercia del Tasso".

Poi c'era la guercia del Tasso: una poverina con un occhio storto, che
s'era dedicata al poeta e perciò era detta "la guercia del Tasso della quercia", per distinguerla da un'altra guercia che s'era dedicata al Tasso dell'olmo (perché c'era un grande antagonismo fra i due).
Ella andava a sedersi sotto una quercia poco distante da quella del suo
principale e perciò detta: "la quercia della guercia del Tasso"; mentre quella del Tasso era detta: "la quercia del Tasso della guercia": qualche volta si vide anche la guercia del Tasso sotto la quercia del Tasso.
Qualcuno più brevemente diceva: "la quercia della guercia" o "la guercia
della quercia". Poi, sapete com'è la gente, si parlò anche del Tasso della guercia della quercia; e, quando lui si metteva sotto l'albero di lei, si alluse al Tasso della quercia della guercia.

Ora voi vorrete sapere se anche nella quercia della guercia vivesse uno di
quegli animaletti detti tassi.

Viveva.


E lo chiamarono: "il tasso della quercia della guercia del Tasso", mentre
l'albero era detto: "la quercia del tasso della guercia del Tasso" e lei: "la guercia del Tasso della quercia del tasso".

Successivamente Torquato cambiò albero: si trasferì (capriccio di poeta)
sotto un tasso (albero delle Alpi), che per un certo tempo fu detto: "il tasso del Tasso".

Anche il piccolo quadrupede del genere degli orsi lo seguì fedelmente, e
durante il tempo in cui essi stettero sotto il nuovo albero, l'animaletto venne indicato come: "il tasso del tasso del Tasso".

Quanto a Bernardo, non potendo trasferirsi all'ombra d'un tasso perché non
ce n'erano a portata di mano, si spostò accanto a un tasso barbasso (nota pianta, detta pure verbasco), che fu chiamato da allora: "il tasso barbasso del Tasso"; e Bernardo fu chiamato: "il Tasso del tasso barbasso", per distinguerlo dal Tasso del tasso.
Quanto al piccolo tasso di Bernardo, questi lo volle con sé, quindi da
allora quell'animaletto fu indicato da alcuni come: il tasso del Tasso del tasso barbasso, per distinguerlo dal tasso del Tasso del tasso; da altri come il tasso del tasso barbasso del Tasso, per distinguerlo dal tasso del tasso del Tasso.

Il comune di Roma voleva che i due poeti pagassero qualcosa per la sosta
delle bestiole sotto gli alberi, ma fu difficile stabilire il tasso da pagare; cioè il tasso del tasso del tasso del Tasso e il tasso del tasso del tasso barbasso del Tasso.
LINK:

sabato 26 maggio 2007

Come scimmie ghiotte di noci

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Riporto da www.amma-italia.it questo discorso di Mahatma Amma, donna di fama ormai internazionale. Nata in India a Kerala nel 1953, già bambina (nella foto) dimostrava una saggezza profonda e una fede fortissima, insolite per la sua età.
Qui affronta un tema non dissimile da quello della "
caverna di Platone" proponendo un'immagine, quella delle scimmie che perdono la loro libertà, perfetta per sottolineare come noi stessi siamo gli artefici della nostra "prigione".
Non appartenete al buio. Il buio è una prigione creata dalla vostra stessa mente ed ego; è creato e imposto da voi stessi. Non è la vostra vera dimora, perché voi appartenete alla luce. Voi siete la luce di Dio. Per cui abbandonate il buio. Realizzate di essere in una prigione; riconoscete la prigione per quello che è, e comprendete che non è la vostra vera casa. Noi abbiamo creato la nostra stessa prigione e il nostro imprigionamento. Nessun altro è responsabile o ha partecipato a ciò. Osservate che le tenebre sono il buio, e non la luce. Noi siamo nel buio ma sfortunatamente pensiamo di essere nella luce. Pensare è il problema. Siamo completamente identificati con il processo del pensiero.
Nello stato attuale della mente, sebbene siamo nel buio e siamo legati dall'ego creato da noi stessi, crediamo di essere liberi e di essere nella luce. Confondiamo il buio con la luce, e il legame con la libertà. È questione di riconoscere il legame per ciò che è. Non comprendiamo di essere incatenati, perché siamo stati incatenati, nel buio, per molto tempo. Le catene che ci legano sono per noi come degli ornamenti, e la prigione è divenuta come se fosse casa nostra. Ciò che consideriamo degli abbellimenti: la fama, il potere, la ricchezza, sono, di fatto, le catene che ci legano. A causa di questo concetto errato, la miseria e la tristezza sono divenuti parte della nostra vita, e questa è la ragione per cui non riusciamo a sorridere di cuore. Ma la verità è l'opposto di ciò. Noi siamo la luce del Divino, e la beatitudine è il nostro diritto di nascita. Noi siamo l'infinito Atman, eternamente libero.
C'è un vago ricordo all'interno di noi della nostra vera natura. A volte questo ricordo diviene un po' più chiaro. Ma per la maggior parte del tempo non siamo consapevoli di esso, questa è la ragione per cui continuiamo a rimanere nelle catene. Ogni volta che il ricordo appare, lottiamo per liberarci. Questa catena, però, è tale che, quanto più si lotta tanto più diviene stretta. Smettetela di lottare, acquietatevi e rilassatevi, e scoprirete di essere liberi. Essere consapevoli del legame è sufficiente per farvi liberare dalla sua presa. Vi state aggrappando a tutti gli oggetti illusori creati dalla mente. Vi identificate con i vostri pensieri, mostrando così poca saggezza, creando in questo modo la vostra stessa prigione e rimanendovi imprigionati. Come liberarvi? È molto semplice. Semplicemente lasciate la presa e abbandonate ogni vostra cooperazione - semplicemente lasciate andare.
Sapete come le scimmie vengono catturate in alcune parti dell'India? Viene posta sul terreno una pentola con dal collo stretto, colma di noci e di tutto ciò che piace alle scimmie. Allora la scimmia arriva per prendersi le noci. Mette la mano dentro la pentola e afferra le noci. Ora, avendo la mano piena, non riesce a tirarla fuori dalla pentola dal collo stretto. La scimmia folle non apre la mano per lasciar andare le noci, che sarebbe un facile modo per fuggire. Non abbandona le noci che ha afferrato, e così rimane intrappolata. Rimanendo aggrappata a poche noci, la povera scimmia perde l'intera foresta con tutti i magnifici alberi e le vaste aree dove avrebbe potuto correre libera, giocare e godersi la vita pienamente. Proprio a causa di poche noci perde l'abbondanza di noci fresche e deliziose e dei frutti che sono a sua disposizione in ogni parte della foresta. Perde il mondo intero.
Gli esseri umani sono molto simili. Una persona grida: "Liberami! Voglio la libertà!" Ma chi l'ha incatenato? Cos'è che lo ha legato? Nessuno, niente. Deve soltanto smettere di fare tutto questo chiasso non necessario, smetterla di lottare, calmarsi e rilassarsi; allora vedrà che è lui, e soltanto lui, che è responsabile del suo incatenamento. Deve soltanto abbandonare le poche noci a cui si sta aggrappando, e allora potrà facilmente tirar via la mano dalla pentola dal collo stretto del corpo, della mente e dell'intelletto. Potrà essere libero per sempre. L'intero universo gli appartiene.

venerdì 25 maggio 2007

Problemi e soluzioni...

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Frase letta la settimana scorsa (parola più parola meno... non possiedo una memoria fotografica!), appesa nell'ufficio di un dirigente della Provincia di Perugia:

SE NON PORTI CON TE ALMENO UNA SOLUZIONE
ALLORA SEI PARTE DEL PROBLEMA

Semplicemente ineccepibile!

Fortuna che non c'era vento

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Torno da Venezia con in testa un aneddoto folgorante raccontatemi da Davide Livieri... purtroppo non sono riuscito a trovarne traccia nel web, cerco così di riassumerlo in maniera semplice, sperando che l'effetto "telefono senza fili" (mi riferisco al gioco naturalmente) non faccia troppi danni.

Il famoso cardiochirurgo sudafricano Christian Barnard, noto per essere stato pioniere negli anni '70 dei primi trapianti di cuore umano, era solito rispondere "fortuna che non c'era vento" a chi si complimentava con lui dopo un intervento. Spiegava allora che anni addietro aveva ricevuto una grande lezione.
Un boscaiolo gli aveva mostrato due case vicine tra loro, poi aveva cominciato ad abbattere un grosso albero, lì vicino, fino a farlo cadere esattamente in mezzo alle due case. Sarebbe bastato che si schiantasse al suolo appena più a destra o a sinistra per arrecare un grave danno ad una delle costruzioni. Il futuro cardiochirurgo non poté esimersi dal complimentarsi per la dimostrazione di maestria. Il saggio boscaiolo sorrise e disse: "Fortuna che non c'era vento."
Credo che non serva alcun commento... è di per sé illuminante, come un koan zen!

Benvenuta Patrizia

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Mi accorgo ora che ha accolto il mio invito e si è registrata al blog Patrizia. Benvenuta! Sono certo che con le cose che scrivi potrai donare a queste pagine post preziosi e luminosi. 


Nell'occasione riporto quanto mi ha scritto pochi giorni fa Anna Paola (Panna per gli amici), altra "promessa penna" di questo blog: "Non ti ho dimenticato, tutt'altro, appena ho l'ADSL faccio irruzione alla grande nel tuo blog... un abbraccio". Aspettiamo dunque fiduciosi che anche questo "digital divide" svanisca. Le parole di Panna mi danno occasione per ribadire che "Ventidue passi d'amore e dintorni..." è mio solo nel senso che l'ho aperto e configurato: vorrei con tutto il cuore che appartenesse a tutti quelli che vi scrivono e scriveranno dentro. 


POST SCRIPTUM DEL 2010: niente da fare, troppo impegnate per scrivere pure qui! :-)

giovedì 24 maggio 2007

Grazie Venezia!

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Mi sono proprio goduto la presentazione di Sospensioni di gravità il 22 maggio all'Hotel Wildner di Venezia. Ho voluto "la bicicletta" dunque qualche pedalata ho da farla (ecco il perché della foto qui accanto!) e ogni tanto "mi tocca" partecipare a questi incontri pubblici, ma resto soddisfatto solo quando acquistano - come è avvenuto a Venezia - il sapore "casereccio" di una chiacchierata conviviale. Eravamo una ventina di persone - né pochi né troppi - e abbiamo potuto formare un cerchio, la disposizione ideale per guardarci tutti. Sia Elisabetta Furia, che mi ospitava nell'albergo dove lavora come direttrice, sia Davide Livieri, presidente della Commissione cultura della Municipalità di Venezia, sono stati perfetti nell'introdurre fuori di retorica ma tutt'altro che banalmente il libro; sono riuscito a parlare con sufficiente naturalezza con loro prima e a tutti i presenti dopo... anche grazie a un provvidenziale gin tonic che Andrea aveva consigliato e preparato magistralmente!
Devo ringraziare anche la Libreria Studium, in particolare Marco, per la preziosa collaborazione. La proprietà dell'Hotel Wildner (Nico, Donatella e loro figlio Luca) che hanno aperto le porte a questa iniziativa culturale. Tutte le persone presenti di cui non ricordo più i nomi, salvo Barbara, amica del cuore di Elisabetta, e Vicky e Lorenza arrivate apposta da Udine. Inoltre, conclusa la presentazione, ho potuto finalmente incontrare Simone, il mio ottimo webmaster e concordare con lui il piano di battaglia per arrivare all'apertura del nuovo sito. Solo dodici giorni prima avevo partecipato alla presentazione organizzata dal mio editore per Sospensioni di gravità e altri tre suoi titoli alla XX Fiera internazionale del libro di Torino, ma in quell'atmosfera da formicaio, con tanti rumori di sottofondo, e 15/20 minuti di tempo massimo, non ero riuscito assolutamente a sentirmi a mio agio, fino al punto di andare completamente nel pallone al momento di parlare, nonostante la spigliatezza di Bianca Maria Casale (direttrice editoriale della A&B Editrice) che mi introduceva. Era andata invece bene a Perugia l'8 marzo alla Libreria La Porta del buon Alessandro: abbinare un libro come Sospensioni alla festa della donna è stata una scelta felice. In questo caso ad alzarmi splendidamente la palla erano stati Rosella De Leonibus e Giorgio Rossi, proponendo il libro secondo una prospettiva psicodinamica lei e di estetica poetica lui. Almeno una cinquantina di persone erano intervenute, ma chiaramente nella mia città gioco in casa. La sfortuna si era invece accanita il 20 marzo a Roma dove la presentazione all'Harmonia Mundi, la libreria della vulcanica Marina, era stata boicottata da una ondata eccezionale di mal tempo. Secondo Alfredo Maria Barbagallo, il simpaticissimo critico letterario che mi presentava, a memoria d'uomo non aveva mai grandinato tre volte lo stesso giorno nella capitale... risultato: ci siamo ritrovati in sei persone! Quest'anno per Sospensioni di gravità non voglio inanellare 12 presentazioni come l'anno scorso per Ventidue passi d'amore! Alla luce di quella esperienza - per certi versi entusiasmante ma per altri "devastante" - preferisco farne meno e con più serenità: quella di Venezia è stata la quarta presentazione del 2007, mi riservo di farne un'altra a Roma in una nuova libreria sulla Via Cassia che si chiama Il rosso e il nero (Giulia, fatti viva!) e un'altra il 22 settembre a Perugia alla Libreria dell'Anima di Cristina (probabilmente in videoconferenza con L'esoterica di Milano). Tornando a Venezia, concludo questo post sottolineando quanto sia stata brava Elisabetta (grazie ancora Betty!) che ha praticamente organizzato tutto e più di tutto. Se in ogni città i miei libri avessero un fan come lei potrei quasi diventare uno scrittore famoso eh eh! :-)

venerdì 18 maggio 2007

Appuntamento il 22 maggio a Venezia

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Il 22 maggio presento Sospensioni di gravità a Venezia e sono sempre più emozionato. E' la quarta presentazione di quest'anno... ma questa la sento in modo particolare, un po' perché è un regalo piovuto dal cielo, un po' per il fascino della location, un po' perché ho voglia di rimettermi in gioco dopo aver vissuto qualche mese "sottotono". Questo è il comunicato stampa diffuso qualche giorno fa, e per ora non dico da chi... suspence!
L’Hotel Pensione Wildner aprirà le porte ai cittadini mettendo a loro disposizione i suoi spazi per il piacere dell’incontro e dell’interscambio culturale, fedele alla vocazione originaria che ha reso unica Venezia e di cui si può trovare ricca traccia nella storia dell’hotel, punto di riferimento per scrittori del calibro di Henry James e Joseph Viktor von Scheffel che vi hanno soggiornato e realizzato le loro opere (in onore dei quali prossimamente verrà apposta una targa commemorativa sulla facciata dell’edificio). La finalità di questo progetto è il desiderio di valorizzare la propria storia, coltivare con orgoglio ed entusiasmo la cultura e la vita cittadina in un’ottica d’apertura e condivisione, donare nuove prospettive e opportunità d’incontro ai suoi abitanti e proporre una nuova formula di integrazione con i suoi visitatori. Gli uni riappropriandosi di luoghi di cui a volte sembrano essere stati defraudati dal turismo di massa, gli altri scoprendo che Venezia non è solo una città-museo ma possiede una sua identità civile autentica e in fermento. È la sfida per andare al di là del visibile. La direzione dell’Hotel Pensione Wildner sta organizzando per il giorno 22 maggio alle ore 18.15, presso la sua Veranda sulla Riva degli Schiavoni n. 4161, un incontro pubblico con l’autore umbro Daniele Passerini per presentare l’opera Sospensioni di gravità. Pubblicata a dicembre 2006 – sempre dalla siciliana A&B Editrice (Bonanno) – un anno dopo il felice esordio di Ventidue passi d’amore, questa nuova silloge è il secondo percorso magico attraverso emozioni e sensazioni – scrive la scrittrice torinese Chicca Morone nella prefazione – di un uomo immerso nel mare dei sentimenti, ma non annegato, per cui consapevole dell’evolversi della propria storia e come tale lucido, non solo nella espressione verbale. Un linguaggio che nel nuovo “bambino di carta” si è rinforzato, ha acquisito intensità, ha preso rinnovato vigore pur mantenendo la stessa ammirevole mancanza di orpelli nella semplicità di vocaboli. In “Sospensioni di gravità” le parole si susseguono con un ritmo cadenzato, quasi una danza, portando alla luce concetti forti attraverso una forma leggera seppure consona alla particolarità del contenuto, tutt’altro che vago. Scandito nel magico numero di sette la mia opera - spiega l’autore – è in primis l’incontro del maschile col femminile, archetipo della ricomposizione di tutte le polarità, che per mano di un uomo diventa una dedica alla donna, alla luna e al mare. Non a caso il mio pubblico è composto soprattutto da lettrici o da quegli uomini che non negano e cercano l’incontro con l’Anima.” Alla presentazione saranno invitate, insieme all’autore, importanti personalità della cultura veneziana e il dott. Davide Livieri che ha dato il suo prezioso contributo alla realizzazione dell’evento.
Qui il resoconto di come è andata.

martedì 15 maggio 2007

La roulette delle presentazioni editoriali

Be' la prendo un po' da lontano...
Il mio 2005 è stato un anno magico e importante... sia per vicende personali che per l'exploit letterario! Le prime però le tengo per me (!), il secondo lo riassumo in poche righe.
Dal desiderio di raccogliere insieme le poesie composte due anni prima attorno a una strana storia d'amore, a gennaio 2005 nasce l'abbozzo di quello che in breve diventerà Ventidue passi d'amore. Grazie allo stimolo di alcuni amici, a marzo prende corpo l'idea di pubblicarlo e passo la primavera cercando un editore.
Dopo tanti rifiuti e 3 proposte, a giugno firmo il contratto con Mauro Bonanno. Nel corso dell'estate correggo le due bozze e do gli ultimi ritocchi ai contenuti. A ottobre il libro va in stampa. Un mese ancora e inizia a essere distribuito nelle prime librerie che lo richiedono.
Dal momento del "concepimento" a quello della "nascita" sono passati 9 mesi esatti! Ok. Avevo pubblicato un libro... e adesso? Soltanto un anno prima non sapevo niente del mondo editoriale ed ora ecco che mi ci muovevo dentro... continuando a saperne poco più che niente! La prima cosa che imparai è che non conta quanti complimenti ricevi da chi ti legge: se non sei un "nome" e non sei pubblicato da un "grande" editore, qualsiasi libro (valga o non valga) ha una visibilità che s'approssima a zero. Pensai subito che internet potesse essere una chance in più per farlo conoscere: in quattro e quattr'otto, trasformai in flat il mio accesso alla rete e misi in piedi un sito senza pretese utilizzando spazio web e web-editor (non avevo alcuna conoscenza di HTML) inclusi dal provider nell'abbonamento. Ma arrivai presto a capire che, per il momento, il miglior modo per far conoscere il libro era quello di presentarlo in pubblico. E qui si apre il capitolo del mio rapporto lunatico se non conflittuale con le presentazioni editoriali. In generale trovo difficile, persino imbarazzante, parlare dei miei libri. Sia perché in essi metto in gioco me stesso e scatta dunque una sorta di riserbo. Sia perché mi sento più un semplice canale e meno un autore orgoglioso della propria creazione (di questo ne ho parlato quando ho aperto il blog nel post Cosa c'entra la Biblioteca di Babele?!). Sia perché scrivo certamente meglio di quanto sappia parlare a braccio: sono l'opposto di un affabulatore! Così se la presentazione prende la piega di una chiacchierata informale, con molte domande da parte dei presenti, allora do il meglio di me e mi sento soddisfatto di come parlo. Ma se le aspettative degli intervenuti sono quelle di trovare un brillante e ammiccante conferenziere, magari in modalità accademica, io vado nel pallone e loro restano delusi. Da novembre 2005 a maggio 2006 ho realizzato 12 presentazioni di Ventidue passi d'amore: quasi due al mese! Ad Assisi, Treviso, Roma, Cagliari, Bologna, Perugia, Como, Torino, Milano, Torino, Firenze e Bari. Paradossalmente mano a mano che accumulavo esperienza meno le presentazioni andavano bene: più dell'esperienza contava l'energia che stavo consumando senza riuscire a recuperarla. Emblematico il record negativo conquistato nell'ultimo appuntamento a Bari: libreria piena e nemmeno un libro venduto. Nessuna attenuante: non ero in forma e non ho convinto come persona! All'estremo opposto Treviso e Cagliari dove, in ciascuna occasione, sono stati acquistati una ventina di libri (uno ogni 2 o 3 presenti). L'unica variabile che ha davvero pesato nei diversi contesti sono stato io! Quello che ho detto, come l'ho detto, ciò che ho trasmesso. Sommiamo a ciò il fatto che (come ho accennato nel post Senza titolo) sono molto incostante e imprevedibile nelle mie performance in pubblico, ed ecco che le presentazioni diventano davvero una sorta di roulette. Dulcis in fundo, pochi giorni dopo il ritorno da Bari (che adesso associo "liberamente" al greco barys che significa pesante) ho somatizzato tutto questo disagio interiore alla grande: il ginocchio sinistro ha ceduto di colpo (mai avuto problemi articolari in 40 anni!) e sono dovuto restare fermo a casa per più di un mese, con la nuova non proprio piacevole consapevolezza di avere i menischi incrinati e di non potere più aspirare a correre una maratona! Il segnale è stato inequivocabile: STOP! Ecco perché ormai le presentazioni le faccio col contagocce, solo se sento la situazione veramente "positiva", in particolare se ad ospitarmi è un lettore che ha apprezzato i miei libri. E la stessa apertura di questo blog è una conseguenza di questo mutamento di rotta: appurato che preferisco scrivere piuttosto che parlare, il blog mi offre una zona franca in cui riesco a muovermi a mio agio.

Il bambino interiore

0 : commenti
La seconda delle 7 Orbite di lettura di Sospensioni di gravità, molto in sintonia con questi miei ultimi mesi.
IL BAMBINO INTERIORE
L'orbita interna di Mercurio

2 Più invecchiamo e più abbiamo bisogno del nostro bambino. Da quando ho cominciato a ritrovare e ascoltare il mio, lui viene sempre più spesso a farmi compagna. Gli parlo, lo coccolo e proteggo, lo stimo l'amico più prezioso. Di fronte ad una situazione o ad una persona sconosciuta molte volte gli lascio carta bianca, anche se è un monello impulsivo e passionale, un po' giovane Hermes e un po' Peter Pan. Così capita che per troppa spontaneità egli commetta qualche gaffe e urti la suscettibilità altrui. A causa sua - o grazie a lui - ho perso alcune amicizie di vecchia data e fatto a meno di allacciarne qualcuna recente. Ma ho imparato a perdonare il mio bimbo: mi porta la fiducia di tante belle anime e forse il sorriso di qualche lettore, sospetto che in realtà la sappia più lunga di me. Ogni tanto scompare di nuovo, lo cerco, lo chiamo, ma non lo sento più. Allora divento triste, comprendo bene di essere responsabile delle sue fughe: ho chiuso il cuore, il piccolo ha sentito freddo e s'è rifugiato nella sua Casa celeste. Tornerà a trovarmi, non dubito, appena spazzerò via le nubi.

(Per andare a rileggere la prima orbita, dedicata al Sole, basta un click qui)

domenica 13 maggio 2007

Amore, fuoco e candele

1 : commenti
Il bellissimo brano di tradizione sufi del persiano Farid ad-Din ad-Attar (1142-1220) riportato da Betty nel suo ultimo post mi ha fatto pensare a Jalal ad-Din Rumi (1207-1273), probabilmente il più famoso poeta-mistico sufi che non a caso fu profondamente ispirato da Attar. Sono così andato a sfogliare la sua Canzone d'amore per Dio - un libro in prestito che ho da restituire e penso acquisterò - per scegliere alcuni passi che mi sembrano consoni ad accompagnare le suggestioni evocate da Attar.

Senza il fuoco del tuo amore non posso più bere. 
Senza il tuo volto non posso più sognare. 
Nelle tue acque, tanto simili al vino, io piango e volteggio come la ruota di un mulino.

Il tuo amore mi ha svegliato dal sonno della vita e, come una candela, mi guida nella notte. 
Io sono un liuto tra le tue braccia. Tu sfiori con le dita le mie corde e poi mi sussurri: - Per quanto tempo ancora piangerai? 

Il cuore dell'uomo è una candela che si sta consumando, la separazione dall'Amato è uno strappo che si sta ricucendo.

Mi viene inevitabile accostare anche - chiedo venia se pecco un po' di presunzione - la prima poesia di Sospensioni di gravità (abbinata al Sole e alla Luna crescente) nonché la tavola di Anna Paola Maestrini ad essa ispirata (inserita a pag. 103 del libro).


La falena

una candela brucia 


fiamma è l'amore per te 
di cera le certezze che avevo 


ché non so privarmi del tuo fuoco

Farfalle e dintorni...

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POSTATO DA BETTY 


Avevo bisogno di velocità. A volte sento la necessità che corpo e mente provino il liberatorio senso di avvicinarsi a quel che è estremo. A volte faccio lo stesso con il mio cuore e in questo caso non è una buona cosa, non lo proteggo.In questa calda primavera veneziana, con i colori e le atmosfere dell’estate, ho trascorso un pomeriggio fino alle prime luci della sera a fendere le acque della laguna a bordo di un velocissima, quanto leggera barca, a planare sulle acque leggermente increspate, battute da un vento di scirocco, tra rimbalzi e spruzzi d’acqua, il viso teso nell’impatto con il vento. C’è da essere incoscienti, si direbbe, ma ero in buone mani. Qualche imprudenza calcolata e adrenalina che scorre. Da un po' convivo con una realtà interiore che sembra svuotata, dopo che ho raschiato tutto il vocabolario della mia espressività - in quegli attimi, però, ho sentito una nuova spinta. Fisicamente oggi mi sento “ammaccata”, come dopo un'impegnativa giornata di sport, ma il corpo dolorante è un riferimento a un ricordo buono. Ho anche ricevuto un dono, una sorpresa di due signore a me care, di grande apertura intellettuale e profonda esperienza culturale. Un libro, un viaggio nella poesia tra Occidente ed Oriente, un'ampia antologia di qualità unica, dai canti di popoli africani, asiatici, americani, fino alle liriche d’oriente, passando per i più grandi poeti occidentali. Il caso vuole che tra le liriche d’oriente segnalate ve ne sia una di Attar, uno dei massimi esponenti della letteratura Sufi.
Allegorie delle Farfalle 
Un notte le farfalle si riunirono
in assemblea, volevano conoscere
che cosa fosse una candela. E dissero:
“Chi andrà a cercar notizie su di essa?”
La prima andò a volare intorno a un castello
e da lontano, dall’esterno vide
una luce che brillava. Tornò
e con parole dotte la descrisse.
Ma una saggia farfalla – presiedeva
lei l’assemblea – le disse:
“Tu nulla sai”.
Ed un’altra partì, si avvicinò
arrivò sino a urtare nella cera.
Nei raggi della fiamma fece svoli.
Tornò, raccontò quello che sapeva.
Ma la farfalla saggia disse: “Tu,
tu nulla più della prima hai conosciuto”.
Un terza si mosse infine, ed ebbra entrò
battendo le ali forte nella fiamma
tese il corpo alla fiamma, l’abbracciò
in essa si perdette piena di gioia
avvolta tutta nel fuoco, di porpora
divennero le sue membra, tutte fuoco.
E quando di lontano la farfalla
saggia la vide divenuta una
cosa sola con la candela, e tutta luce
disse: “Lei sola ha toccato la meta, lei sola sa”.
Chi più di sé è dimentico
quello tra tutti sa.
Finché non oblierai
il tuo corpo, la tua anima,
che cosa mai saprai
dell’Amata?

venerdì 11 maggio 2007

Senza titolo

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Chi scrive (libri, blog o quant'altro) è animato da motivi estremamente soggettivi. Nel mio caso l'ispirazione arriva soprattutto quando vivo momenti e periodi felici: vedendo il mondo restituire puntuale i sorrisi che nascono dal cuore, mi sorge spontaneo il desiderio di condividere questa magia. In altre parole se ho il cuore aperto riesco a dare, parlare, scrivere più fluidamente. In condizioni opposte divento taciturno, persino ombroso, e viene meno la Fonte stessa della scrittura. Anche le difficoltà e i dolori della vita sono preziosi e necessari, però stimolano senz'altro meno la mia creatività! Sereno o nuvoloso, sole o pioggia, fresco, caldo, gelido, afoso, secco, umido... bisogna accettare il tempo che fa, godere quello "bello" e apprezzare la necessità di quello "brutto", poiché in realtà servono l'uno all'altro. Allo stesso modo nella vita ci accadono fasi "magiche" e altre "incolori" e l'avvicendamento di tali background emotivi in noi, cade solo parzialmente sotto il nostro controllo: piuttosto essi mutano come le condizioni meteorologiche. Da buon "umido" cancro per me i pensieri contano meno delle emozioni, o meglio si sviluppano in funzione delle emozioni. Ai segni di aria accade tendenzialmente il contrario. Per questo tecniche come la programmazione neurolinguistica, il pensiero positivo ecc. (di matrice fortemente occidentale) funzionano molto meglio per i segni di aria che per quelli di acqua. In realtà è vero sia che i pensieri influenzano le emozioni sia che le emozioni influenzano i pensieri, ma per i segni di aria è più vera la prima affermazione e per i segni di acqua la seconda. Per completare il cerchio dello zodiaco, per i segni di fuoco sia quello che si pensa sia quello che si sente passa in secondo piano rispetto a quello che s'intraprende mentre ai segni di terra interessa soprattutto quello che si è già costruito, la base sui cui si poggiano i piedi. Naturalmente queste sono solo chiavi generali, poiché di norma abbiamo attivi tutti i 4 elementi, quali più e quali meno. Ho scritto Ventidue passi d'amore e Sospensioni di gravità in un periodo di apertura emotiva e conseguente positività e propositività durato circa due anni. È finito un anno fa. Da allora continuo ad incassare tanti schiaffi quante carezze: i due libri mi hanno portato nuovi incontri, apprezzamenti e soddisfazioni, ma anche tradimenti, critiche, delusioni. Ci sta tutto. È normale che sia così. Resta il fatto che, privo di surplus di energia e bonus di entusiasmo, mi sto muovendo "in affanno", fatico a star dietro a tutte le possibilità che intravedo ed a coltivare tutte le amicizie e le conoscenze che vorrei. Adesso attraverso una fase d'umore medio, né picchi né voragini, sole temporali, potrei dire "senza titolo". E mentre aspetto il ritorno di un cielo veramente sereno nel mio cuore, sto cercando stimoli e avviando nuovi progetti. Uno che mi preme in particolare riguarda le vedove di Vrindavan e per il momento non posso aggiungere altro.

sabato 5 maggio 2007

Ciao piccola digitale...

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Ho scattato questa foto circa un anno fa, mi pare a Padova. Sembra un'opera astratta, in realtà non ha subito alcun fotoritocco: è "solo" la mia sagoma riflessa sulla vetrina di un negozio assieme alle architetture circostanti, fusa con gli oggetti in trasparenza dietro il vetro. E' un'inquadratura realizzata, per di più in automatico, con una piccola digitale compatta da 5 Megapixel (una risoluzione più che dignitosa per le mie esigenze) che mi ha accompagnato per due anni e mezzo e che ho perso (o mi hanno scippato com'è probabile) qualche settimana fa. Pace! Ho scoperto tardi la passione per la fotografia - a 25 anni - grazie ad una Nikon AF F-501 (corredata di due obiettivi da 35-70 e 70-210mm) regalo di matrimonio. Di solito giocavo col diaframma lasciando in automatico il tempo di esposizione, meno spesso la usavo manualmente, quasi mai totalmente in automatico. Tantissime foto fatte insieme, tanti ricordi... poi nella divisione dei beni seguita alla separazione è rimasta alla mia ex-moglie! Per priorità e vincoli di spesa, solo due anni fa mi ero concesso di ricomprare una nuova macchina, senza nessuna pretesa di poterci fare foto "artistiche"... scoprendo che anche una piccola digitale moderna permette - a chi non ha esigenze professionali, naturalmente - di divertirsi e ricavarne grandi soddisfazioni: le dimensioni (sta in tasca) e la gestione automatica evoluta permettono scatti al volo impensabili dieci anni fa (ho trovato però più difficile "fermare" scene in movimento). Ciao piccola digitale, siamo stati bene insieme! Potrei ricomprarne un'altra simile, oppure un corpo macchina digitale Nikon usato da sfruttare col vecchio ma validissimo obiettivo AF da 35-70mm (che sulla digitale diventa un 50-100mm), unico "pezzo" che mi resta della F-501 a rullino. Purtroppo al momento non posso concedermi "lussi" - anzi devo cercare di risparmiare il più possibile - e sopravviverò per un po' senza macchina fotografica, come già sto facendo senza autoradio (rubata un anno fa)... prima o poi le cose andranno meglio! Aggiungo an passant che vivo questa situazione per avere mal riposto fiducia in una persona: le ho prestato soldi in un suo momento di necessità e ora fa orecchie di mercante. Qualche anno fa feci una fideiussione ad un amico extracomunitario per permettergli di acquistare una automobile di seconda mano necessaria a recarsi al lavoro, mi fidavo ma sotto sotto ero preparato al peggio... invece non ha mai sgarrato una rata e oggi è diventato un piccolo imprenditore nel settore della ristorazione. Morale: le fregature più grandi le ricevi sempre da chi meno te lo aspetti! :-)


P.S. Nota di colore: la mia debitorrice insolvente è nato poche ore prima della mia ex moglie lo stesso anno... bella sincronicità!
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