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mercoledì 28 marzo 2007

A proposito del vecchio sito (II)

Ormai sono più di dieci giorni che non riesco più a modificare il mio vecchio sito localizzato su Alice (Telecom). Risparmio a chi legge la cronaca della mia odissea nel dedalo dei call-center del 187 dove ogni operatore dà una risposta forse competente ma sempre differente. Resta che tuttora non si viene a capo della "anomalia" che ha congelato al 16 marzo il sito in questione. Sorprendente è che proprio il giorno prima, il 15 marzo, mi erano arrivate delle giuste critiche rivolte al sito (vedi il primo post "A proposito del vecchio sito") e si era materializzato dal nulla chi si offriva per realizzarmene uno nuovo. Beh, davvero niente male la sincronicità! Verrebbe da parafrasare quell'adagio che vuole che quando l'allievo è pronto il Maestro appare... in questo caso è apparso il webmaster! Era da un anno che desideravo separarmi dal cavo ombelicale di Telecom, ma non potevo perché avevo costruito e continuavo ad aggiornare il sito tramite il suo editor HTML incluso in Alice. Bene bene, carissima (nel senso del costo) Telecom, presto potrò dirti addio! Sono impegnato alla stesura dei contenuti per il nuovo sito e questo mi lascia meno tempo per scrivere sul blog. E pare che Betty, Giulia e Angela abbiano ancor meno tempo di me per lasciare loro stesse qualche post da queste parti. Mi piacerebbe scrivere qualcosa sulle due presentazioni dei libri fatte a marzo, prima a Perugia e poi a Roma... offrono parecchi spunti, soprattutto la seconda! Appena mi trovo un'oretta libera lo faccio.

4 : commenti:

Ideavagante ha detto...

Voglio provare ad alimentare un po' questo blog che sta diventando statico.

Una pressione del dito leggera
e scatta velocemente l'otturatore
ecco come ti ho fermato nel tempo.

Riapro la palpebra pensando
che il futuro può ancora aspettare
mentre il passato è già avvolto
nel turbine scuro del suo tempo.

L'immagine nello scatto è ferma e nitida
ma il ciclo crudele della vita continua
e nulla si ripresenta uguale a prima.

Il disordine sembra preordinato
incurante del demente che comanda
uomini piccoli si allenano
a sostituire o diventare Dei
per bloccare il passato e il futuro
e imprigionare in una sfera : il tempo.

Costretti a rincorrere con il fiato corto
una realtà che supera
la più sbrigliata delle fantasie
nel turbine del disordine mentale,
del bieco interesse o della passionalità,
con manipolazioni o intrusioni
con errori o reazioni..........

.......e mentre con folle ferocia
si inebriano i sogni di potenza
cercando la chiave di quel tempo
per bloccare il passato e il futuro
non si accorgono che i loro sforzi
si perdono nel caos del nulla.

Daniele ha detto...

Ciao ideavagante, colgo la sollecitazione e pubblico la tua poesia (che ovviamente non è un commento) di cui mi colpisce (è il caso di dirlo) l'immagine dei primi tre versi e la metafora che da li apri.
L'ambiguità del dito che preme e dello scatto dell'otturatore è davvero inquietante: dapprima penso a un fotografo che ha congelato nel tempo l'icona della donna che ama... poi vedo un cecchino che ha tolto la vita ad un nemico!
Ed ecco evocate scene da Iraq o Afghanistan... soldati che si affannano a ricalcare disegni tracciati sopra le loro teste, a violentare la vita, altrui e propria. Dolore... tanto dolore...
Ma io resto fedele alla mission di questo blog, dare e trasmettere positività... non per fare finta che non esista negatività nel mondo, anzi, proprio per buttare granelli piccoli ma preziosi nel piatto opposto della bilancia... e tanti granelli di sabbia, per mano di tante persone, formano la spiaggia che incorona l'oceano.
Perciò torno alla suggestione che l'otturatore sia quello di una macchina fotografica e non di un'arma da fuoco e per libera associazione vado con la mente ad una poesia di Salinas a cui, appena trovo un momento, dedicherò il prossimo post.
Un abbraccio.

Ideavagante ha detto...

Sai Daniele,porto sempre con me la mia fedele e inseparabile Nikon.
Girando in lungo e in largo sia in italia che all'estero ho colto molti momenti belli e meno belli ma ho sempre pensato e vivo con questo mio ideale che la macchina fotografica debba sempre cogliere l'attimo,fermare il tempo,il momento,sia esso positivo sia esso negativo,un fiore che sboccia non è meno bello o commovente di un bimbo che piange perchè ha perduto il suo aquilone.
Immortaliamo il soggetto e la sua anima forse,il suo contesto e forse anche le paure la fragilità la sicurezza la sincerità la bellezza la spontaneità.
Il cecchino che identifichi nello stesso gesto trasposto dalla macchina fotografica al grilletto del fucile egli coglie l'attimo,lui porta via l'anima ed anche qualcosa di molto più prezioso,la vita.

Daniele ha detto...

E' stupefacente e sempre fonte di riflessione come le stesse parole possano veicolare una scena o un'altra ben diversa. Di fronte alle due immagini che mi si aprivano leggendo la tua poesia il cuore propendeva per quella dello scatto, la ragione per quella dello sparo... alla fine ho scelto di aderire alla prima, che è anche quella che volevi trasmettere.
Ti ringrazio della tua precisazione e corro a postare Salinas, come promesso.

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